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La maledizione del fiume Ufita: resiste l’inquinamento e i camion continuano a scaricare illegalmente

 

Grottaminarda – Il fiume Ufita, in questi ultimi giorni, è la meta preferita da persone alle quali la questione ambientale non importa per niente.  Anzi, l’allarme ambientale invece di diminuire è destinato ad aumentare. Senza che nessuno si possa rendere conto che, a quello che potremmo definire uno scempio, bisogna a questo punto mettere un freno. Ma chi dovrebbe intervenire non lo fa. Forse perché la questione ambientale, in questa provincia e in valle Ufita, visto che stiamo parlando di questa parte del territorio irpino, non interessa a nessuno. Perché non porta voti o non fa fare affari. Per tornare al fiume Ufita, dove una volta ci si faceva il bagno e si imparava a nuotare, adesso ci sono sacchi di rifiuti e una montagna di materiali di scarto edile abbandonati: segno che ci sono ancora camion che, quel materiale,  di notte vengono a scaricarlo. A pochi passi dal ponte dell’autostrada, contrada Piani, territorio di Grottaminarda, bisogna districarsi tra terra, calce, materiali sabbiosi e terriccio di cantiere. Anche questo tutto gentilmente offerto da altri camion venuti fin qui a buttarli.

Le sponde del fiume che dovrebbero essere pulite. Per non parlare dell’ormai famosa mini centrale idroelettrica collocata proprio sul fiume, che dovrebbe funzionare soltanto nei mesi invernali. Una volta non  era così. Che le cose sarebbero, infatti, peggiorate si è capito quando, alcuni anni fa, per fare una gara di pesca proprio il fiume Ufita fu popolato di migliaia di pesci trovati, però, morti. Tutti in una notte. Segno dell’inquinamento del fiume Ufita. Ad interessarsene fu la allora sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Ariano Irpino, Daniela Tognon,  che aveva aperto anche un fascicolo. A seguito delle inchieste portate avanti da Giovanni Maraia, allora segretario provinciale di Rifondazione che è stato colui che ha aperto in qualche modo la questione ambientale in Irpinia: Maraia, infatti, oltre a quello che stava accadendo già allora al fiume Ufita, stava portando avanti un’ altra battaglia: quella sull’amianto dell’Isochimica. La Tognon non ha avuto il tempo di seguire la vicenda perché,  a causa di una brutta malattia, è prematuramente scomparsa. Quindi, nonostante le molte inchieste poi portate avanti da Anselmo La Manna, ambientalista che tutti conoscevamo e apprezzavamo, nulla è cambiato. Le sue passeggiate sul fiume Ufita, per vedere come tutto stava cambiando, per “quelli che contano” erano probabilmente solo un fastidio. Il tempo a disposizione, per salvare il fiume Ufita, sta scadendo. Qualcosa, però, ancora si può fare.

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Giancarlo Vitale

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