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La mia odissea sull’intercity Formia – Napoli

Di Matteo Galasso

Lo scorso 6 settembre, di ritorno dall’Isola di Ventotene, dove avevo partecipato a un ciclo di conferenze federaliste europee, sono sbarcato al porto di Formia alle ore 17.00. In seguito mi sono recato alla stazione FS della cittadina laziale per prendere il mio intercity.

 Il treno, partito da Roma Termini e diretto a Reggio Calabria, è quindi arrivato e ripartito in orario. Inizialmente ero quasi sorpreso dal fatto che il veicolo sembrasse procedere celermente verso Napoli senza intoppi: sorpreso, ripensavo a quanto poco veritieri fossero tutti i luoghi comuni legati all’inefficienza dei trasporti nel Mezzogiorno, quasi con una sensazione di riscatto.

Dopo circa mezz’ora dalla ripartenza da Formia, nel bel mezzo dei campi agricoli della Terra di Lavoro e più esattamente nei pressi della stazione di Cancello-Arnone, il treno ha cominciato a rallentare sempre di più fino ad arrestarsi completamente sulle rotaie.

Nessuno, inizialmente, avrebbe immaginato che il ritardo avrebbe oltrepassato i pochi minuti, normale amministrazione si dice dalle nostre parti. Io stavo lì a guardare il paesaggio pianeggiante decorato da qualche edificio abbandonato tra le coltivazioni, contornate da stradine ed imponenti impianti elettrici. Ma dopo essere rimasto fermo per oltre venti minuti e non dando alcun segno di ripartenza, mi alzo per chiedere informazioni a uno dei train managers di passaggio nella mia carrozza: mi parla di un guasto all’impianto elettrico e ai binari tra Villa Literno, subito dopo Cancello, e Aversa, dovuto a un incendio scoppiato quella mattina. Mi invita ad accomodarmi e aspettare ulteriori informazioni. Dopo un po’ il treno riparte lentamente per poi frenare: continua così per una mezz’oretta fino a raggiungere la stazione di Villa Literno.

Nonostante non fosse prevista come fermata e visto che nessuno a bordo era probabilmente a conoscenza dei tempi di ripartenza, hanno permesso di scendere a chi volesse. Dopo altri 20 minuti circa, già passate le 18.30, che era l’orario previsto per l’arrivo alla stazione di Napoli Centrale, il treno ha finalmente chiuso le porte per ripartire, viaggiando lentamente ma regolarmente e quasi senza fermarsi fino alla stazione di Aversa.

A questo punto, quando pensavamo che tutto stesse andando per il meglio, nonostante già l’ora di ritardo prevista, ci viene comunicato dallo speaker del treno che si è verificato tra le stazioni di Casoria-Afragola e Napoli Centrale un guasto analogo a quello già avvenuto in precedenza ma con una maggiore gravità. Nonostante ciò, il treno è ripartito da Aversa dopo qualche minuto e così comunico a chi era venuto a prendermi a Napoli centrale del mio arrivo imminente, visto che la distanza con Aversa si copre in non più di 15 minuti.

Purtroppo, però, il treno ha ricominciato a rallentare di nuovo quasi fino a fermarsi quasi subito dopo essere ripartito, accumulando altri 45 minuti di ritardo. Questo fino a Casoria, dove, come a Villa Literno, le porte delle carrozze sono state aperte per far scendere chi voleva farlo. Alle 20.45, dopo quasi due ore e mezza di ritardo, mi alzo per chiedere nuovamente spiegazione ai dipendenti del treno, che si trovavano ancora lì, pur avendo probabilmente terminato la propria giornata lavorativa.

Il treno non può procedere in direzione Napoli, in quanto a causa della gravità dei guasti saranno necessarie diverse ore prima di ripristinare la linea. A breve annunceremo che questo treno tornerà indietro fino alla stazione di Cancello-Arnone per imboccare la linea dell’alta velocità per raggiungere Napoli, operazione che potrebbe richiedere anche un’ora”. E’ a questo punto che decido di scendere dal treno, anche su sollecitazione dei miei genitori, che da Napoli centrale sono dovuti venire a prendermi all’uscita della stazione di Casoria.

Aspettando sul primo binario della Stazione per più di venti minuti – in attesa del mio “recupero”, ho assistito alla cancellazione di tutti i regionali previsti per quell’ora da e per Napoli e Roma. Quando ho finalmente lasciato la stazione, il mio intercity era ancora fermo al binario, prima di iniziare l’operazione per tornare indietro e gran parte dei passeggeri era rimasta sul treno e non so poi a che ora sia arrivato a Napoli e poi a Reggio di Calabria: a dire il vero non so neanche se ci sia arrivato effettivamente.

Il giorno dopo, ho ricevuto la mail di Trenitalia che mi dava diritto al 25% di sconto visto che sono stati oltrepassati i 120 minuti di ritardo. Una volta entrato sul sito e inserite le credenziali, scopro che, a detta di Trenitalia che mi ha inviato la mail, non avevo diritto ad alcun rimborso. Ad oggi non ho ancora ricevuto spiegazioni.

Ecco come un viaggio di 50 minuti si è trasformato in un’odissea di quattro ore conclusasi solo perché c’era chi poteva prendermi: questo a causa della continua volontà di provare a ricostruire un sistema di servizi su basi estremamente carenti, come la ferrovia regionale casertana e napoletana, che cade a pezzi e causa ogni giorno ore di ritardi e disagi a tutti i pendolari che per motivi di lavoro e altro sono costretti a utilizzarla.

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