Assolto con la formula piena. Il collegio del tribunale di Avellino, presieduto dal giudice Gianpiero Scarlato affiancato dai giudici a latere Lorenzo Corona e Pierpaolo Calabrese ha scagionato un settantenne di Montoro imputato di stalking e violenza sessuale ai danni di una 40enne nota e stimata in città per il suo impegno sociale e per la comunità.«Il fatto non sussiste», la decisione dei giudici, che si sono riservati novanta giorni per depositare le motivazioni.
Il marito si è rivolto all’avvocato Costantino Sabatino, affidandogli la difesa nel processo con rito ordinario. Le accuse a suo carico: atti persecutori e violenza sessuale. Quest’ultima, secondo la ricostruzione della persona offesa, si sarebbe consumata in un’unica occasione, in un parcheggio davanti al luogo di lavoro della donna. Nessun testimone. Secondo la versione della vittima, in quel momento c’erano solo loro due.Diverso il capitolo dello stalking. Telefonate, messaggi, appostamenti, pedinamenti, inseguimenti: una sequenza che la donna ha attribuito a entrambi i coniugi, con un ruolo più insistente del marito, che secondo lei si sarebbe invaghito di lei.
Il pubblico ministero Cecilia Annecchini aveva chiesto per l’imputato una condanna a un anno e sei mesi di reclusione, ma la discussione si è chiusa con l’assoluzione piena.
La linea difensiva di Sabatino ha puntato tutto sulla credibilità della persona offesa. «Ho ritenuto di dover far leva sulla non credibilità delle deposizioni della persona offesa, non riscontrate dalle deposizioni dei testimoni indicati dalla stessa» ha spiegato il legale al termine dell’udienza. La donna aveva raccontato che, per paura di incontrare il suo persecutore, durante gli appostamenti si faceva accompagnare dai colleghi di lavoro. Chiamati a testimoniare, però, quei colleghi non hanno mai riconosciuto l’imputato. «La cosa più importante che è venuta fuori è che le dichiarazioni della persona offesa non sono state riscontrate dai testimoni indicati da lei stessa» ha aggiunto Sabatino.



