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L’ennesima dimostrazione della precarietà della condizione anziana all’interno delle strutture di cura operanti sul territorio provinciale ripropone, puntualmente, la scarsa cultura per una accoglienza umana dignitosa e la carenza funzionale delle strutture stesse. L’ultimo episodio sulla inesistenza di requisiti di legge previsti è stato, con tutta evidenza, denunciato dal nostro quotidiano, a carico di due strutture della Valle dell’Ofanto. In particolare, le ispezioni congiunte tra la Polizia Ambientale della Forestale, personale ASL, Carabinieri e Ispettorato del Lavoro, hanno rilevato cibi privi di tracciabilità, farmaci scaduti e inadeguate condizioni di conservabilità degli stessi. Questa diffusa prassi, non solo nelle precitate strutture, di considerare gli anziani “un peso inutile da sopportare”e non una “risorsa sociale” come in più occasioni, chi scrive, ha sottolineato con considerazioni non frettolose, ripropone l’esigenza di non sottovalutare che i pensionati e gli anziani stanno – da troppo tempo per una crisi che sembra non finire mai – pagando un forte prezzo agli infatizzati tentativi di risanamento integrale del Paese. Da più parti del mondo sindacale ed associativo è stato sollecitata la costruzione di una società per tutte le età, favorendo un largo coinvolgimento della società civile nei processi decisionali e con percorsi di impegno culturale e sociale non per rottamare non gli anziani, ma gli evasori senza scrupoli, i privilegiati, gli imbroglioni di turno, per fare spazio a persone nuove, oneste e capaci, giovani e perché no anche anziani. All’interno dell’attuale stratificazione demografica italiana ed europea la metà delle persone si trova in condizione di vecchiaia. Non va dimenticato, però, come ci ricorda Papa Francesco che “la vecchiaia è la sede della sapienza della vita, come il vecchio Simone, quella sapienza gli ha fatto riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani, come il buon vino che con l’età diventa migliore”. Parimenti dovremmo rilevare che i nonni anziani, pur nel frastuono delle tante sollecitazioni comunicative attuali, sono pazienti e preziosi comunicatori del “racconto” delle loro esperienze tutte in salita, a cominciare dall’andare a piedi nelle scuole, non sempre presenti nei loro paesi d’origine. È l’affascinante pregnanza sociale di questi “racconti” che promuove ammirazione nelle coscienze dei nipoti in età scolare. Al nuovo governo, confidando nel ripristinato clima di ascolto necessario dopo una deleteria e permanente campagna elettorale, va ricordato che l’Italia è rimasta sola in Europa, a non contare su un fondo sociale per le famiglie che hanno al loro interno persone non autosufficienti. Il ricorso alle case di cura esterne è riservato a persone con buona disponibilità finanziaria o a casi di estrema povertà da accertare con filtri fiscali davvero assurdi. Perché non estendere a tutto il territorio nazionale modelli di assistenza domiciliare con il pieno coinvolgimento della famiglia, con strutture diffuse all’interno degli stessi territori di appartenenza degli anziani non autosufficienti che non sarebbero privati delle loro radici ambientali e dagli affetti familiari. Solo così, diminuisce la spesa complessiva per il parziale coinvolgimento lavorativo delle famiglie, ci sarà un permanente controllo delle condizioni complessive di trattamento degli stessi anziani e, di conseguenza, si eviteranno sperperi e abusi come quelli che vengono denunciati ricorrentemente. Una nuova e responsabile consapevolezza progettuale a sostegno della condizione anziana, attualmente governata da modelli regionali differenziati non può essere affidata alla tanta enfatizzata autonomia differenziata, perché le esigenze umane, sociali e spirituali delle persone, sono le stesse, in Sicilia, o nel Trentino. La buona politica, quella costruita quotidianamente da politici esperti e responsabili, deve radicarsi nei fondamentali della nostra Carta Costituzionale e nella straordinaria e permanente testimonianza di milioni di volontari che ogni giorno dimenticano se stessi per dare una mano agli altri, bisognosi di aiuto materiale e di amore solidale.

di Gerardo Salvatore

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