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La politica inerte aspetta la consulta

 

Il mondo politico appare sempre più smarrito e privo di orizzonti strategici. Di questa totale assenza sono state prova le due interviste parallele, di Renzi e Berlusconi. Entrambe giocate sul piano tattico, hanno evidenziato come il mondo politico sia concentrato sulla sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum. Con le componenti più irresponsabili pronte a trascinare un Paese stanco e devastato in un’altra campagna elettorale a breve. I partiti – per non prendersi la briga di ripulirsi dalle mele marce che portano, anch’esse, tanti voti – hanno da tempo trovato comodo rimettere alla magistratura penale ordinaria il giudizio finale sull’onorabilità di parlamentari e candidati. E a demandare alla Consulta lo scioglimento di nodi che pure sarebbe spettato a loro affrontare. Per evitare di turbare equilibri politici sempre pià fragili, tendono ad ignorare volutamente le illegittimità costituzionali palesi fin dalla approvazione di qualche provvedimento legislativo. Insomma, a passare le patate più bollenti alla Corte. Per poi magari, appena si avvicinano verdetti potenzialmente dirompenti, non concepire altra via d’uscita che le elezioni anticipate, allo scopo di evitare pericolosi referendum (Poletti docet). Sulla legge elettorale, in particolare, i partiti sembrano dimostrarsi incapaci di trovare un’autonoma via di uscita dal tunnel istituzionale e politico in cui li ha cacciati la disinvoltura renziana, giunta fino al punto di fare approvare l’Italicum a colpi di fiducia. Queste non-scelte hanno accresciuto la perdita di autorevolezza e di credibilità della politica, già minata da ruberie diffuse e scandali vari. L’ennesima prova ne sono i dati della destinazione del 2×1000 ai partiti, ormai in caduta libera. E in effetti, grande è oggi la confusione sotto il cielo. Il pd appare diviso addirittura nella sua anima. Troppa la distanza tra il partito dei lavoratori e le lussuosissime cene elettorali renziane con ospiti a pagamento i prediletti esponenti dell’imprenditoria italiana. E inaccettabile per molti la sostituzione, nel Pantheon del partito, di Gramsci con Marchionne! Con queste premesse, possono mai meravigliare la crisi profonda dell’Unità (peraltro ben foraggiata da noi contribuenti con più di 150 milioni di euro in 25 anni) e il forte calo degli iscritti emerso nei giorni scorsi? Renzi ha ammesso solo errori politici sul referendum e coniato l’ennesimo slogan "meno slide, più cuore", inconsistente come il vuoto pneumatico di pensiero del renzismo! Però non ha accennato a un abbandono dei suoi tentativi di recupero a destra. Nè fatto alcuna vera autocritica sulle disastrose politiche sociali perseguite. O sulle sue decisioni sulle banche, che hanno mandato in rovina decine di migliaia di risparmiatori! Non va meglio sul versante di un centrodestra tutto ancora da ricostruire. La presenza ingombrante dell’allora Cavaliere ha impedito la formazione di uno schieramento davvero ispirato ai valori liberali del centrodestra europeo. Il suo potere, finchè è durato, ha coperto diversità e profonde contraddizioni, poi esplose. Ora Berlusconi appare concentrato sul suo core business, il futuro delle sue aziende. Ed è in attesa della sperata pronuncia della Corte europea di restituzione dell’agibilità politica, che prevedibilmente però arriverà non prima di ottobre e avrà bisogno comunque di un passaggio parlamentare. L’ex Cavaliere sembra oscillare tra l’antica tentazione di riprendere una leadership moderata e la necessità di non perdere i buoni rapporti con Lega e FdI. Incertezze visibili nel variabile ruolo di Parisi, a settimane alterne investito di autorevolezza, poi disarcionato e di nuovo richiamato in servizio. Paradossalmente, solo il M5S sembra non risentire dei suoi molti errori. Forse perchè appare portatore di una linea chiara, quella dell’opposizione senza alleanze a un sistema dei partiti che appare sempre più progioniero delle sue divisoni ed incertezze. Questa mancanza di vere prospettive politiche si riverbera pesantemente sul confronto sulla legge elettorale. Esso si rivela finalizzato non a dare stabilità ed efficienza a un sistema politico spossato, ma soltanto a garantire, alle prossime elezioni, una qualunque maggioranza – artificiale – a partiti che non riescono più a ottenere sufficienti consensi nelle urne!
edito dal Quotidiano del Sud

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