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La politica si fa sempre più nelle piazze, nei talk show, nelle strade che in Parlamento, che dovrebbe essere il luogo deputato a farla. E’ più gridata che ragionata. Il parlamento più spesso si adegua alla piazza e volano pugni, calci, si sfasciano sedie, si innalzano cartelli offensivi, si ostentano manette, si offendono l’un l’altro. Talvolta, come la settimana scorsa, si fa proposta pubblica di matrimonio con tanto di fedi nuziali. L’opposizione, soprattutto, non conosce limiti alle offese, alle insinuazioni, alle minacce. Salvini è arrivato a dare al Presidente del Consiglio Conte del traditore del popolo e del sovversivo, accusandolo di attentato alla sovranità nazionale; la Meloni gli è andata dietro superando ogni regola di bon ton istituzionale. Le querele contro i giornalisti si sprecano, come le invettive contro i magistrati. Conte addirittura querela Salvini. Il clima è decisamente cambiato in peggio e al dialogo è subentrata la rissa.  Ed anche questo è una causa del progressivo degrado della politica.

Purtroppo c’è dell’altro. I partiti, o meglio, quel che resta dei partiti non si fidano l’uno degli altri e, anche se sono alleati di Governo, cercano di fregarsi in ogni occasione, mai pensando al bene comune. I politici che li guidano, e non solo, sono irresponsabili e poco seri. La violenza e il ribellismo, del resto, sono diffusi nella società, non solo per il terrorismo dell’ISIS, le guerre civili, le periferie che scoppiano. “… C’è altresì una violenza privata che esplode irrazionale nelle famiglie contro le donne e i figli: una violenza che trasmette il contagio attraverso le parole e le immagini, e si manifesta come un’arma contundente nel linguaggio della politica, mai così squallido, brutale, vuoto”. (Eugenio Scalfari in “Gran Hotel Scalfari” di Gnoli, Merlo – Marsilio 2019).   Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Di Maio, Salvini, Renzi (pur sottoposto ad inchieste giudiziarie) e Zingaretti non sono d’accordo su nulla ed hanno idee diverse per la soluzione dei problemi che attanagliano il Paese, che dovrebbero essere risolti: Ilva di Bagnoli, Alitalia, Autostrade, nomine Rai, legge di bilancio (1700 emendamenti!) Ed ora sul MES) Fondo salva Stati). All’attacco di Salvini, il Masaniello che aizza la folla, che quando sente la parola Europa, si è unito Di Maio, non perché pensa che sia un pessimo accordo, ma solo per non lasciare al solo Salvini il testimone dell’opposizione. Eppure il trattato è stato concluso nel giugno scorso, sotto il governo Conte uno di cui erano ambedue vicepresidenti e, quindi, a conoscenza – per dovere d’ufficio- della trattativa condotta da Tria secondo il quale il Mef non ci danneggia.  Di Maio cui si è unito Di Battista, fanno di tutto per far cadere il governo, addirittura rischiando una crisi istituzionale.

Fortunatamente c’è anche un’Italia buona e ragionevole: il popolo delle sardine a milioni su tutte le piazze d’Italia, che si oppone a questo stato di cose e non solo alla deriva sovranista ma anche alla “latitanza” dei partiti dai quali non si sentono rappresentati. E’, per ora, un grido di allarme i cui sbocchi sono, per il momento, imprevedibili. Occorrerebbero politici (con la P maiuscola) in grado di guidarlo nel solco dei valori della Costituzione. Di nuovo hanno una forma, educata e composta, senza alzare la voce, ritrovandosi nelle note di “Bella Ciao” e di “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla: “Siamo noi, siamo in tanti/Ci nascondiamo di notte/ per paura degli automobilisti/ dei linotipisti/ Siamo gatti neri/ siamo pessimisti/ Siamo i cattivi pensieri/ e non abbiamo da mangiare/Come è profondo il mare/ …. E’ inutile, non c’è più lavoro/ non c’è più decoro/Dio o chi per lui/ Sta cercando di dividerci/ di farci del male/ Di farci annegare/ Come è profondo il mare/ Come è profondo il mare!”, Ce la faranno a fermare la deriva Salvini e a salvare la Costituzione rinnovando i partiti?

di Nino Lanzetta

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