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Il mondo politico si avvia alla fine della legislatura tra sondaggi divergenti e tentati colpi di mano, in un’atmosfera appesantita dalla mancanza di prospettive. Quest’ultima, insieme al poco tempo a disposizione per rabberciare delle coalizioni da sottoporre agli elettori, accresce le diffidenze non solo tra i partiti ma anche al loro interno. Intanto, continua il balletto dei sondaggi che sembrano diventati un pò come le previsioni del tempo. I risultati variano a seconda di chi li fa.

E soprattutto di chi li commissiona. L’orientamento prevalente darebbe una (ipotetica) coalizione intorno al Pd come seconda, però non di molto, rispetto a un centro-destra che potrebbe essere il probabile vincitore. Nettamente davanti al M5S, che non avrebbe la forza di imporsi da solo, ma si confermerebbe primo partito. Questo spiega le accuse convergenti di Pd e FI ai pentastellati di essere eversivi. Ora, di tutto si può accusare il M5S tranne che di essere eversivo. Non ha mai ceduto – al contrario della Lega – ad atteggiamenti indipendentisti, quelli sì davvero eversivi. Ha contribuito invece, comunque, a mantenere sul terreno democratico vaste frange di elettorato certo molto critiche sull’attuale sistema politico, che però avrebbero potuto prendere altre e più pericolose direzioni!

La leadership renziana appare convinta di poter ancora giocare la partita. Tuttavia, molti nel Pd continuano a chiedersi sotto sotto l’utilità di una legge elettorale, che finirebbe per avvantaggiare la coalizione avversaria, imposta al Parlamento con ripetuti voti di fiducia! E il nervosismo gioca brutti scherzi anche ad alto livello. Come il colpo di mano tentato sui collegi elettorali dalla prezzemolina Boschi, che pretendeva da Minniti alcune modifiche per quelli toscani all’ipotesi tecnica avanzata dagli esperti. Ci sono poi le incognite derivanti dai tanti meccanismi sotterranei e misteriosi del Rosatellum e dalla consistenza delle coalizioni, collegata alla distribuzione delle candidature.

Operazione non indolore, anzi! Alla Leopolda Renzi ha mostrato fretta di concludere. Ma alle sue condizioni. Il che restringe il campo largo della coalizione a poco più di un sentiero. E accidentato. Con Pisapia ancora tentennante. E le forze teoricamente disponibili divise al loro interno. I Verdi, con la componente più ambientalista che contesta al governo Renzi i provvedimenti sulle trivellazioni petrolifere. L’ala più intransigente dei radicali mugugna per l’atteggiamento dialogante della Bonino. Alcuni desaparecidos di Italia del Valori contestano il rieccolo Di Pietro, pronto a candidarsi a fianco del Pd.

Nel centro-destra, meno vistose ma non meno spinose le rivalità, condite dalla balzana querelle su contratti scritti) e le incertezze. Esso, però, almeno con l’approssimarsi delle elezioni, appare più capace di ricompattarsi rispetto all’altro fronte, facendo prevalere gli interessi comuni su diversità e rancori. Grazie all’ex Cavaliere. Forte di indubbia capacità e di una natura non rancorosa. La sua personalità istrionica lo porta tuttavia a operazioni avventurose, come il balletto intorno al nome dell’ex Comandante dei carabinieri Gallitelli. O a dare per raggiunte intese che non lo sono, come sui futuri ministri. Esse rischiano di rendere più aspro e movimentato il confronto tra Fi, Lega e Fdi. E più difficile la quadratura del cerchio con la ipotizzata rete di liste civiche (spesso in contrasto fra di loro, come quella animalista e la componente filo-caccia). Sembra un dejà vu, e non è solo una sensazione. A distanza di anni, i protagonisti sono gli stessi. Anche la musica non è cambiata, fatta di vere fake news, quelle della tradizionale gara di promesse elettorali a chi le spara più grosse !

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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