Fonderie Pisano sì, Fonderie Pisano no. Continua il bracco di ferro in Irpinia sul nuovo investimento a Luogosano annunciato dallo storico gruppo di Salerno per rilanciare lo stabilimento ex ArcelorMittal. Il vertice dello scorso 15 Gennaio in Prefettura ha fatto emergere più posizioni contrarie che favorevoli, anche se resta decisamente ben rappresentata anche la fetta di opinione pubblica interessata ad entrare nel merito della vertenza, e quindi a dare un’occhiata al piano industriale, per farsi un’idea più approfondita della questione.
L’ultimo confronto tra i sindaci dell’area ha ufficializzato un altro no ad un investimento che, oltre a salvaguardare i 32 lavoratori attualmente parcheggiati in Naspi, prevede un investimento di circa 20 milioni che, a regime, dovrebbe portare nuova occupazione. Il documento, firmato dai sindaci di Luogosano, San Mango sul Calore, Lapio, Castelvetere sul Calore, Mirabella Eclano, Fontanarosa, Sant’Angelo all’Esca e Taurasi, “ribadisce la posizione condivisa a tutela della salvaguardia ambientale del territorio, della salute della comunità e delle produzioni agricole di pregio, impegnandosi a sollecitare e organizzare incontri istituzionali a vario livello per trovare una soluzione complessiva che comprenda anche una ricollocazione degli ex operai del colosso indiano dell’acciaio”. Nei prossimi giorni, inoltre, la giunta comunale di Luogosano darà mandato all’Ufficio tecnico di predisporre anche una variante al Puc che impedisca l’ingresso, nella stessa zona produttiva, di attività industriali cosiddette “insalubri” di prima e seconda classe. Un fronte di protesta che vede quindi le amministrazioni locali in piena sintonia con il Comitato “ProteggiAMO la Valle del Calore” e con i produttori vitivinicoli e agricoli locali.
Dall’altra parte si consuma il dramma dei lavoratori, che vedono andare progressivamente in fumo la speranza di tornare in fabbrica. “Traditi da chi diceva che voleva aiutarci” è il titolo della lettera che hanno deciso di scrivere per provare a smuovere le acque e, soprattutto, a scuotere le coscienze. “Noi lavoratori dell’ex ArcelorMittal non possiamo più restare in silenzio. Quello che sta accadendo sul sito di Luogosano ci ferisce profondamente e non ci rappresenta. Per anni questo luogo ha garantito lavoro, dignità e sviluppo a centinaia di famiglie, ma oggi la vertenza per la reindustrializzazione è bloccata da una politica assente, da sindaci che, salvo rare eccezioni, non hanno mai cercato soluzioni concrete. Per dieci mesi non hanno avanzato alternative credibili, nessun piano industriale, nessuna proposta occupazionale, nessuna ipotesi concreta di sviluppo. E oggi, l’unica cosa che sanno fare è dire “no”. E lo fanno ipocritamente, sostenendo di non essere stati coinvolti”.
A detta dei lavoratori, lo scenario che si stava definendo era chiaro da tempo. “Già dal 30 ottobre – continua la nota – la stampa riportava che la Vertus stava trattando la cessione dell’attività con la Pi.co. Una notizia pubblica, nota a tutti, rispetto alla quale le amministrazioni locali hanno scelto di restare immobili, senza chiedere chiarimenti, senza avanzare proposte, senza preoccuparsi realmente dei lavoratori. La loro ipocrisia emerge ancora più evidente quando si guarda al momento in cui hanno espresso la contrarietà: solo quindici giorni dopo l’accordo in Regione. Non si sono opposti subito – si legge ancora – non hanno mosso un dito quando era possibile discutere soluzioni concrete. Qualcuno di loro era presente anche a festeggiare la reindustrializzazione davanti ai cancelli lo scorso 1 dicembre”.
Un ritardo che i lavoratori definiscono “non casuale, un calcolo opportunistico ed elettorale, pensato per difendere consenso e posizioni politiche a scapito dei lavoratori. Noi non avremmo mai sottoscritto le conciliazioni la settimana successiva, accettando un piano di reindustrializzazione che oggi viene respinto. In quel momento ci hanno uccisi, ci hanno traditi, lasciandoci soli e sacrificando il nostro lavoro e il nostro futuro mentre facevano finta di preoccuparsi. Mentre 32 famiglie restano senza certezze, altre 50 famiglie avrebbero potuto trovare occupazionale nella reindustrializzazione, insieme all’indotto che ruota intorno al sito. L’unico stipendio che sembra interessare davvero a questi amministratori è il loro. Abbiamo visto partecipazioni alle manifestazioni, strette di mano, dichiarazioni pubbliche. Ma alla prova dei fatti, tutto si è ridotto a passerelle: parole vuote, impegno inesistente, ipocrisia conclamata. Noi pretendiamo rispetto, ascolto e responsabilità”.
“Pretendiamo, a questo punto, che si effettuino controlli seri, rigorosi e continui, basati su dati reali, applicati con lo stesso rigore a tutte le attività del territorio. Colpire solo il settore industriale, ignorando settori come quello vitivinicolo, dove il lavoro nero e lo sfruttamento sono problemi concreti, non è tutela della legalità: è discriminazione. Ora ci aspettiamo lo stesso rigore anche nel verificare l’inquinamento generato dalle aziende presenti sul territorio, a partire da quelle agricole, e nel pretendere controlli efficaci sulle attività in nero. Mostrino con i fatti la loro sensibilità verso ambiente, sicurezza e salute. Altrimenti, quello che vediamo non è tutela, ma semplice accanimento selettivo. Dire “no” a tutto, senza discutere nel merito e senza proporre alternative, significa perdere lavoro, accelerare lo spopolamento dei nostri paesi e distruggere la fiducia nelle istituzioni. Non chiediamo privilegi, non chiediamo favori, chiediamo solo di essere ascoltati, di avere rispetto e di vedere i nostri rappresentanti assumersi responsabilità concrete invece di nascondersi dietro ipocrisie e silenzi. Pretendiamo rispetto, perché lo stipendio che percepite voi – continua la lettera – lo paghiamo noi con i nostri sacrifici, e non tolleriamo questo tradimento, questa ipocrisia, questa ostilità fondata sul niente. Pretendiamo che dimostrino con i fatti la loro responsabilità e attenzione verso lavoro, ambiente, sicurezza e legalità”.
Il loro appello è rivolto direttamente al Presidente della Regione Campania Roberto Fico. “Constatata la totale assenza di rappresentanza a livello locale, chiediamo di poterci rivolgere direttamente al Presidente Roberto Fico affinché ascolti i lavoratori che oggi non si sentono più rappresentati dalle proprie amministrazioni. L’unica istituzione che ci ha garantito ascolto, equilibrio e rispetto è stata la Prefettura: è lì che ci siamo sentiti finalmente cittadini e non un problema da rimuovere. Noi non ci arrendiamo e non accetteremo di essere dimenticati. Ai sindaci diciamo con chiarezza: non parlate più a nome nostro. Una politica che in dieci mesi non ha prodotto soluzioni, che oggi sa solo dire “no”, che riduce le vertenze sociali a passerelle e pensa solo alla propria sopravvivenza politica, non tutela né l’ambiente né il futuro delle comunità. Noi – conclude la lettera dei lavoratori ex ArcelorMittal – continueremo a lottare, a far sentire la nostra voce, a difendere il lavoro, la dignità e il futuro di chi non ha più voce”.



