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La sfida di far rivivere i borghi, a confronto con Gallicchio e il suo “Cusode di Cotalonga”

E’ la sfida di far rivivere un borgo, combattendo contro la rassegnazione, il filo conduttore del romanzo di Pasquale Gallicchio “Il custode di Cotalonga”, Delta 3. Il 4 novembre, alle 17 la presentazione al Palazzo della cultura nei Percorsi d’autunno. Sarà Marina D’Apice a intervistare Gallicchio. Protagonista è Rocco Chiesamano, postino di Cotalonga, legato al suo paese da un rapporto viscerale. “Rocco era il solo ad attraversare il paese senza tralasciare nessun vicolo. Lo faceva in qualsiasi periodo dell’anno. Non passeggiava, se ne prendeva cura. Come se passando in rassegna ogni angolo ne annotasse la necessità, per poi intervenire ed evitare che ogni evidente slabbratura in quel pugno di viuzze, protette alle spalle del Monte Calvo, diventasse bruttura”. Se ne andava in giro con la sua vecchia borsa da postino contenenti gli attrezzi per un pronto intervento: forbici per potare, gomitoli di ferro, fascette di plastica, guanti e viti di ogni dimensione. Per tutti era un sognatore “Uno che si era messo in testa di fermare la tristezza della rassegnazione di un luogo che si stava arrendendo alla sconfitta…Ma lui continuava imperterrito e lo dimostrava con la cura che dedicava alle abitazioni che aveva in consegna”. Si fermava ora a rimettere in sesto un orologio, ora a decorare i balconi delle abitazioni con piante e fiori. Ma non poteva non sentirsi sempre più solo “Il peso delle partenze gli faceva avvertire come fosse difficile continuare a salvare qualcosa che rischiava di scomparire… cambiavano i mezzi per la fuga ma non il dolore per un paese che si svuotava”. L’autore indugia sulle trasformazioni del paese, che sembra perdere la propria identità con il venir meno degli antichi mestieri, come testimoniano i mulini abbandonati. Ad affiancare Rocco altri partigiani contro la resa come Rosa che mai avrebbe permesso che “una intera generazione di cantinieri, osti e baristi, finisse con lei”. Il protagonista sa bene che salvare il paese significa anche ricordare chi lo ha preceduto. Se difendeva Cotalonga era perchè “ci vedeva nelle strade, nelle piazze, nel selciato di un vecchio sentiero, nei resti delle antiche mura volti anonimi che avevano lasciato testimonianza del loro passaggio ”. Il romanzo si fa riflessione a tutto campo sul futuro dei paesi e sul disagio dei giovani che non vedono altra soluzione che fuggire.

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