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L’Ucraina come l’Atlantide di Platone

di Virgilio Iandiorio

L’Ucraina è il secondo paese dell’Europa per dimensioni (con un’estensione di più di 603.700 chilometri quadrati); è più grande della Francia, della Spagna, della Germania e quasi due volte dell’Italia. Ha una popolazione poco meno di cinquanta milioni di abitanti.

Per noi della parte occidentale si tratta dell’estremo confine orientale del vecchio continente (Russia esclusa); ma per chi guarda dalla parte orientale l’Ucraina è la nazione più occidentale. Ma nel nostro immaginario geografico questa nazione è considerata quasi un tutt’uno con la vicina Russia.

Le vicende che hanno portato all’indipendenza nel 1991 ed alla situazione odierna sono conosciute, o almeno si spera che lo siano, anche da noi. Conosciamo meno i termini del rapporto di avversione/attrazione con la Russia; e anche quali siano le riluttanze verso un Occidente, che spesso si fa più temere che amare. Difficile è decifrare che cosa significhi “essere ucraino” per un giovane di oggi, in un paese sconvolto dall’invasione della Russia.

Mi è sembrata di obbligo, questa premessa, per la mia breve avventura nella letteratura di un paese, che sta rivendicando la sua identità. Una guida sicura per conoscere la “Civiltà letteraria ucraina” è il  libro di Oxana Pachlovska, docente di ucrainistica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, edito da Carocci nel 1998,  proprio con questo titolo, ,.

“La cultura ucraina in Occidente – scrive la Pachlovska in un suo recente saggio-   viene spesso filtrata secondo schemi interpretativi di quello che una volta era il Centro. Un esempio su tutti: la recente versione anastatica (2003) dell’Enciclopedia Bompiani su CD. Tralasciando la questione di frequentissimi errori fattuali, si possono riscontrare dei casi veramente clamorosi. La letteratura del Novecento è presentata da O. Kornijčuk (che figura tra l’altro come scrittore russo!), famigerato drammaturgo del regime, noto per aver scatenato a più riprese la repressione più dura contro l’élite ucraina. Così, le voci più significative su questa stessa élite (in primis, sugli esponenti del Modernismo ucraino) sono trascurate, a volte addirittura inesistenti. La letteratura ucraina antica non è rappresentata nemmeno da un nome. E alcune opere ucraine prestigiose figurano addirittura prodotte in lingua russa (I. Kotljarevs.kyj, T. Ševčenko e Lesja Ukrajinka compresi).

Il quadro complessivo che ne esce fuori è veramente disastroso, con una letteratura ucraina ridotta all’ Ottocento, dunque senza radici, e con un Novecento perfettamente in linea col dettato del totalitarismo sovietico. Oggi sappiamo che la verità è ben altra. E tuttavia, questa verità, nota a pochi specialisti, fatica a farsi strada ed essere recepita dal grande pubblico (una cinquantina di voci confuse e fuorvianti a petto delle cinquecento voci riservate alla letteratura russa)”.

Quanto mai significative le parole della Pochlovska sulla percezione che della letteratura del suo paese si ha nell’Occidente europeo: “L’Ucraina tot court è per l’Europa occidentale un’ Atlantide sommersa. Eppure, paradossalmente, l’Ucraina è da sempre protagonista silenziosa di grandi vicende europee, anche se il suo è sempre stato il protagonismo negato di una cultura proibita”. E aggiunge la studiosa: “Quel poco che sull’Ucraina giunge in Occidente è spesso filtrato attraverso le vecchie ottiche di scontri ideologici di infausta memoria, oppure semplicemente segnato da un’insufficienza informativa che fornisce inevitabilmente un’immagine non proprio a fuoco del paese”.

Tra le voci più significative della letteratura ucraina contemporanea va annoverata Lina Kostenko, che  è  conosciuta dalle nostre parti anche per essere l’autrice della sceneggiatura del film Čornòbyl’ Tryzna (Čornòbyl’. Veglia funebre). Nata nel 1930 nella regione di Kiev, ha studiato all’Istituto di letteratura Gorki di Mosca. Dopo le sue prime pubblicazioni negli anni 1957 -1961, le sue poesie vennero proibite, ma circolarono in patria in copie manoscritte, mentre vedevano la luce all’estero. La sua azione di contestazione al regime (quello che venne chiamato il dissenso) venne coronata da successo quando nel 1977 le sue opere poterono essere di nuovo pubblicate in patria. La sua opposizione al regime sovietico ha contribuito a far nascere il mito della Kostenko.

Non è facile reperire in traduzioni italiane le opere di autori ucraini. E questo vale anche per la nostra poetessa. Per poter leggere qualche poesia della “Grande Ribelle”, come viene definita la Kostenko, bisogna andare alle traduzioni inglesi o francesi di sue opere.

 

 

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