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La torrida e lunga notte italiana

E’ inutile chiedersi, parafrasando il “Macbeth” di Shakespeare: a che punto è la notte della Repubblica?. Era già cupa e fonda e torrida prima che il governo di Mario Draghi cadesse; ora, con il passare di giorni convulsi nel vocio starnazzante del teatrino dei nani e ballerine di questa caricatura di ceto politico, appare sempre più cupa e fonda. Anzi sembra – e non è una impressione sbagliata, volesse il cielo lo fosse !- che si tratti di una notte, in piena estate, che si allunga sempre più e rinvia sine die il momento in cui le luci dell’alba ne segneranno la fine, se non per quel che riguarda l’ancora normale ciclo dei giorni. Gli italiani, in massa, fanno mostra di non avvedersene. E si comprende. Accanto al fatto che siamo un popolo non propriamente noto per la sua riflessività e meditatività, se non quelle del facile e inutile e coccodrillesco “senno del poi”, di cui, dice l’adagio, “son piene le fosse”, bisogna pur comprendere il bisogno di svago, di distrazione, di cielo e di mare, di giorni all’aria aperta e anche di divertirsi di giovani (ne hanno pieno diritto) e di meno giovani, dopo tre anni di restrizioni per la pandemia E, allora, tutti al mare oppure in montagna, facendo attenzione però in questo caso a non finire travolti da qualche valanga staccatasi da quei ghiacciai, una volta chiamati “eterni”, che ora invece si sciolgono come burro lungo i pendii delle Alpi, con le loro ex cime innevate, le cui temperature sono da spiaggia estiva. Certo tutti sanno che il Parlamento è stato sciolto e che il 25 settembre si voterà per rinnovarlo, peraltro in dimensioni quanto mai “dimagrite” (circa 300 unita): 400 deputati e 200 senatori, in applicazione della riforma voluta dai pentastellati. Però fine settembre è lontano e la spiaggia è vicina. Oddio, sappiamo tutti che il Covid semina ancora morti: andiamo imprudenti e quasi beati verso i 200 mila morti, tanto a defungere sono specie i più vecchi e Draghi, finché comandava, ci ha detto che si può fare. Di più e peggio: la crisi indotta dalla guerra in Ucraina già falcidia senza pietà i redditi, specie quelli medio medio-bassi: tutto aumenta l’inflazione vola come il vento oltre il 10% il costo del denaro (fino ad ieri meno dell’uno percento) comincia a tendere verso la doppia cifra. Il Mezzogiorno – storia vecchia e sempre nuova peggiore – stava male, sta peggio e anche i poveri che aumentano di numero e sono sempre più poveri. L’autunno- inverno si preannuncia duro. La guerra in Ucraina, che stiamo già pagando a lacrime amare, rischia di presentarci il conto più salato quando vedremo che, nelle nostre case, ci ridurranno ridurci il riscaldamento di almeno il 20% e le relative bollette del gas avranno costi iperbolici. La morsa di caldo torrido ha ridotto l’Italia, specie il Nord e il Centro, a una sorta di parafrasi malaugurata del Sahara. Non piove da mesi: le polvere sottili la fanno da padroni nelle grandi città E la politica che propone? Il nuovo pare Calenda che arruola forzisti a carrette e Berlusconi è in confusione. Pensate un po’: si sta forse per costruire un centrosinistra che se vince vanta i volti nuovi di Gelmini, Carfagna, Brunetta? Una goduria! goduria! Fosse vivo don Antono Gava commenterebbe saggiamente così: “Ua – gliù, immacoce a corche!”

di Luigi Anzalone

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