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La vera storia della notte del Lauro a Paternopoli

 

A Paternopoli vive una antica tradizione: il sabato che precede la pasqua i giovani portano alle ragazze di cui sono innamorati corone intrecciate di alloro e le appendono ai balconi. Questa usanza esiste solo a Paternopoli ed e’ sconosciuta in tutta l’Irpinia.Sulla nascita di questa tradizione sono nate decine di leggende, ma tutte poco verosimili. Da uno studio da noi effettuato siamo risaliti alla vera storia della notte del lauro. Tutto comincio’ nel 2500 avanti cristo. Un antico popolo italico, i sanniti, attraverso migrazioni, chiamate ver sacrum ,occuparono l’Irpinia, costituendosi in tribu’. Essi i si fusero con un popolo osco, stanziale fin dal 1000 avanti Cristo, dando origine agli irpini. Gli irpini non furono mai un regno compatto ma una federazione di territori chiamati touto. Una di questi era Taurasia e comprendeva le terre bagnate dal fiume fredane e dal fiume calore. Come loro capitale scelsero Taurum, l’odierna Paternopoli, perche’ posta alla confluenza dei due fiumi e perche’ dal suo punto piu’ alto , l’odierna serra, si poteva controllare il piu’ importante santuario del mediterraneo occidentale: l’ara della dea mefite,
nell’odierna Villamaena. Sulla collina della serra fu eretto un oppidum, con mura di pietra alte due metri. Intorno sorgevano i piccoli vici: frigento, gesualdo, fomtanarosa, luogosano, san mango, taurasi, lapio, castevetere, montemarano, castelfranci e torella lombardi. Ogni anno, nel giorno dell’equinozio di primavera, tutti gli abitanti di taurasia si incontravano a taurum -paternopoli per scambiare e vendere pecore, lana , cavalli, carne secca , vasellame, armi ed attrezzi agricoli. ma soprattutto per assistere alla consacrazione dei giovani guerrieri. In un grande recinto di legno i giovani di 15 anni si affrontavano in una lotta incruenta per dimostrare forza e coraggio, ed essere uomini. Ad ogni vincitore il meddix maximo di taurum donava una corona di alloro , mentre
il genitore consegnava un cinturone di bronzo, rame o cuoio, che il guerriero portava per tutta la vita e che lo seguiva nella tomba. La sera, poi, si ballava e si mangiava , bevendo sidro o birra fermentata. I nuovi guerrieri, ormai in eta’ da matrimonio, erano soliti appendere alle porte delle case o dei carri la corona di alloro per segnalare il loro amore a qualche fanciulla vista l’anno prima o in occasione della festa. Il mattino successivo , quando ci si recava a piedi al santuario della dea mefite,distante solo qualche chilometro, i consuoceri ed i due giovani si incontravano per sottoscrivere il contratto di matrimonio. E cosi fu per 300 anni finche’ non giunsero i romani. Seguirono secoli di guerre , con alterne vicende, fin quando nel 216 dopo cristo il cartaginese Annibale stermino’ i romani nella battaglia di canne. Al fianco di Annibale combatterono anche i taurasini . E cosi, quando annibale fu richiamto a Cartagine, per affrontare Scipione l’africano, taurum resto’ sola. I romani entrarono in taurasia e la distrussero, uccidendo piu’ di mille guerrieri
irpini. Gli altri furono sgozzati o impalati, le donne violentate e vendute come schiave, ed i giovani guerrieri portati a capua nelle scuole di gladiatori. I romani copiarono tutto da noi, compreso il lauro, solo che da loro divenne emblema di potere, mentre da noi era simbolo di amore eterno.
Gli irpini tentarono ancora di liberarsi dei romani fino al 71 avanti cristo, quando combatterono al fianco di spartaco. Ma la cavalleria di Crasso li stermino a Caposele. I pochi irpini sopravvissuti di taurasia, pero’, non dimenticarono la loro storia ed in segreto continuarono a dichiarare il loro amore con l’alloro o lauro. Poi venne il cristianesimo e piu’ tardi i longobardi . L’alloro fu
spostato alla notte di pasqua………al santuario della dea mefite non andiamo piu’ in pellegrinaggio ma i nostri giovani guerrieri continuano a dichiarare alle loro fidanzate amore eterno con una corona di alloro. A Paternopoli gli irpini vivono ancora , l’amore li ha preservati dall’oblio
imposto dai vincitori.

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