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La Zeza Bellizzi ospite del Museo delle Civiltà di Roma tra voci, volti e racconti

Un omaggio ad uno dei simboli della tradizione irpina, capace di conciliare memoria e presente. E’ quello che dedica al Carnevale di Bellizzi, il MUCIV- Museo delle Civiltà di Roma, accogliendo il 7 maggio, in piazza Marconi, il rito della Zeza, una delle più antiche e celebri farse, nell’ambito del programma In Piazza: le voci, i volti, i racconti del MUCIV . L’ingresso del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari (Piazza Guglielmo Marconi 8) si trasforma in uno spazio-tempo di socialità e comunità in cui confrontarsi con le tradizioni. Un’occasione per riscoprire come il racconto popolare continui a parlarci, trasformandosi e rinnovandosi attraverso le voci e i volti di chi lo trasmette e appunto lo condivide. Protagonista la zeza di Bellizzi. Eseguita tradizionalmente da soli uomini, improvvisando sulla base di un copione, la zeza porta in scena  la storia di Pulcinella, sua moglie Zeza e la loro figlia Vincenzella innamorata di Don Zenobio, un giovane calabrese studente di medicina. Al loro matrimonio si oppone Pulcinella, geloso ed eccessivamente protettivo, mentre la madre Zeza, donna furba e ruffiana, appoggia la figlia permettendole di incontrare l’innamorato di nascosto.
Sarà l’associazione culturale La Zeza di Bellizzi, ospite al MUCIV, guidata da Ennio Spartano, a raccontare le maschere e la genesi della festa. E sarà proprio Spartano, storico interprete del personaggio di Pulcinella che, per l’occasione, a donare al MUCIV il suo abito. Nel corso dell’incontro il sindaco di Aiello del Sabato Sebastiano Gaeta conferirà un premio all’Associazione La Zeza di Bellizzi. Introdurrà la codirettrice del Museo Civico Francesca Romano Uccella, relazionerà la docente di antropologia culturale dell’Università La Sapienza di Roma Alessandra Broccolini. A prendere la parola saranno Ennio Spartano, presidente e interprete di Pulcinella e il capozeza Pellegrino Iannaccone.

Una tradizione, quella della Zeza di Bellizzi, amata anche dall’etnomusicologo Roberto De Simone che ne sottolineava la capacità di rinnovarsi, conservando la propria essenza “La zeza non è improvvisazione, ma una forma di teatro musicale con schemi fissi, dove parola, canto e gesto costituiscono un organismo unitario. Si tratta di una farsa carnevalesca che conserva elementi arcaici della rappresentazione napoletana, sopravvissuti nella tradizione orale.” La stessa Broccolini ha più volte sottolineato la forza della tradizione: “Le Zeze carnevalesche sono performance rituali che mettono in scena relazioni sociali e conflitti, rinnovandoli simbolicamente nello spazio pubblico. La tradizione non è mai statica: anche le Zeze sono il risultato di continue rielaborazioni da parte delle comunità che le praticano.”. Da anni la zeza di Bellizzi porta avanti la sfida di difendere la tradizione, come spiega Spartano “Cerchiamo di sostenere concretamente una tradizione che rappresenta una parte importante del nostro patrimonio storico. L’organizzazione della zeza non è semplice, richiede fatica e sacrifici con l’obiettivo di trasmettere questa passione anche alle nuove generazioni. La zeza è parte della nostra storia. Non si recita soltanto: si tramanda. Ogni gesto, ogni parola viene da chi è venuto prima di noi. Forte il legame con la comunità. Se la gente non partecipa, la Zeza non esiste. È fatta dal popolo e per il popolo.”

 

 

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