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L’abbraccio del vescovo Aiello alla città nella festa dell’Assunta: sia l’inizio di una nuova stagione di umanesimo e responsabilità

di Arturo Aiello *

Dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale uno strano silenzio è caduto sulla città. Per le strade, nelle scale dei condomini, nei negozi la gente parla sottovoce come si fa in casa in presenza di un malato grave. Spero di non essere l’unico a sentire l’urlo di questo silenzio, i “sussurri e grida” che piovono su gli ombrelli colorati che si muovono al vento in Via Nappi e che rischiano d’essere paraventi che nascondono un dolore, la veste multicolore di una donna cui sia stato diagnosticato un cancro al seno che cerca di mantenere, comunque, la sua dignità. “Si tratta solo di un raffreddore!” dicono i benpensanti, quelli che si ostinano a far suonare l’orchestra sul Titanic che affonda “per non creare falsi allarmismi”. C’è una carità della verità che pochi oggi perseguono, ma che non può non destare preoccupazione in chi ancora ha a cuore Avellino. Certo ci ha entusiasmato la vittoria della Squadra dei Lupi, ancora pendono le bandiere bianco verdi alle finestre per la voglia di riscatto che è emersa per la promozione in serie B, ma non basta a rimettere in equilibrio i valori del sangue avvelenato della città.

Come un cancro asintomatico che rode in silenzio gli organi vitali, la vita politica, il senso civico, il rispetto delle istituzioni, le regole del vivere civile, la memoria sacra dei Padri, ci siamo trovati con una diagnosi infausta mentre ancora si ricorreva a palliativi e tachipirine. La città è malata e chiede compassione, rispetto, impegno civico, voglia di ricominciare, speranza. Per il 15 agosto tutti tornavano a casa, dalle vacanze, dai luoghi dove l’emergenza del lavoro li aveva spinti, sentivano il richiamo delle radici, il desiderio di incrociare lo sguardo dell’Assunta per bere una boccata d’acqua irpina prima di tornare ai miasmi di città sovraffollate in Italia o all’estero. Qualcuno ha deciso di non tornare quest’anno, ha cancellato il volo: “Non serve, e perché visitare “la casa dei cento natali” ora che la madre è in gramaglie e si aggira tra i tumuli?”.

Nonostante tutto la REGINA ha aperto i cancelli della Corte e si prepara a ricevere i suoi figli, uscirà, in trono tra ali di folla, a incoraggiare quelli che ancora credono che sia possibile una risurrezione, a spargere benedizioni e sorrisi, speranza e forza per affrontare l’oggi difficile in cui tornano i conti di banchetti e festini che erano solo una maschera per nascondere la verità. “Il medico pietoso fa la piaga cancrenosa” recitava un antico proverbio per chi non aveva il coraggio di affondare il bisturi nella carne per recidere la parte malata e si accontentava di impacchi superficiali dove c’era bisogno di chemioterapie. L’assenza di luminarie e fuochi di artificio può scoraggiare i superficiali e chi guarda più alla cornice che al quadro, ma può essere uno stimolo ulteriore per chi va all’essenziale e riconosce nella Madonna Assunta il vero perno della città, la sua Memoria migliore, ancora sana, ancora tutta da scoprire, ancora presente a vegliare sulla notte della nostra città.

Come i nostri nonni possiamo ricorrere a luci e lumini sui balconi, a coperte stese come il gran pavese di una nave, a incontri con parenti e amici senza concerti e tappeti, a un bicchiere di vino con cui brindare al futuro guardandoci negli occhi e raccontando il passato per far germogliare il futuro. La Regina, venerata nell’ immagine custodita nello scrigno della nostra Cattedrale, è ancora con noi, non si è trasferita in luoghi più ameni, non è andata in vacanza, come sanno fare solo le mamme, è rimasta accanto alla figlia che tutti dicono spacciata. Più che degli esperti ci fidiamo di Lei, del Suo intuito, del Suo sguardo rassicurante nella tempesta, del latte che, oltre ogni bevanda sofisticata, Ella ci offre come quando eravamo bambini.

La Festa dell’Assunta 2025 la ricorderemo in futuro senza trucco, “acqua e sapone”, senza edulcoranti, come la volta in cui siamo tornati all’essenziale, al latte, al pane, al vino, all’amicizia, ai valori dei padri, allo sguardo della Madre che ci raccoglie nel Suo sguardo come figli e ci dice che “c’è ancora speranza”. Questa Festa ci trova poveri e felici come quando, nel dopoguerra, c’erano macerie e voglia di ricominciare, come quando, dopo il terremoto, ci incontravamo e ci abbracciavamo come sopravvissuti e andavamo, nonostante tutto, ad arare la terra per la semina del grano. L’unico segno di festa esterna sarà una banda musicale che passerà per le vie a svegliare la città addormentata, a chiamare a raccolta “gli uomini liberi e forti”, a far salire alle finestre la gioia di suonare insieme ciascuno col suo timbro, col suo strumento: “Quando la banda passò volevo dire di no, ma il mio ragazzo era lì e allora dissi di sì”. Cantava Mina quando eravamo ragazzi: un invito a dire “Sì” al sogno della “città giardino” di Di Nunno, alla città “Giardino di Eden” dove ci si possa incontrare perdonati per costruire il futuro con l’apporto e la responsabilità di tutti e non delle alchimie di alcuni che si arrogano il diritto di mettere le mani sulla città. Buona Festa dell’Assunta a tutti! Si dirà in futuro: la festa del 2025 fu l’inizio di una nuova stagione di umanesimo e di ritrovata responsabilità. Come un….rinascimento.

  • vescovo di Avellino

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