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L’Angelus Novus batte le sue ali. La Sinistra che non c’è, epperò c’era

La parola sinistra è sparita nel lessico comune, di fatto è manifesta assenza, desueta e fastidiosa, confusa e annacquata nel linguistico indistinto del “progressismo”, o del “riformismo”, o dell’indefinibile stilema “campo largo”

di Aldo D’Andrea*

Vi è stato un tempo nel quale uomini scolpivano speranze e suscitavano passioni in folle attratte da ideali e aspettative; è stato quello il tempo della formazione di coscienze individuali e collettive, della crescita civile, della cultura fenomeno avvolgente. E’ stato il tempo delle azioni, dello Statuto dei lavoratori, della emancipazione femminile, dell’affrancamento da camarille e da sorprusi baronali.
E’ stato il tempo della sinistra, quelle cattolica, laica e socialcomunista, e si viveva in esse, con coraggio e entusiasmo.
Oggi, a voler rifletterci, la parola sinistra è sparita nel lessico comune, di fatto è manifesta assenza, desueta e fastidiosa, confusa e annacquata nel linguistico indistinto del “progressismo”, o del “riformismo”, o dell’indefinibile stilema “campo largo”, tanto retorico quanto vuoto e incomprensibile

E’ la sconfitta di un pensiero affievolitosi sotto i colpi dello strapotere del capitalismo finanziario, con i risultati del lavoro precarizzato e subappaltato, della costruzione di una Comunità in cui si è rassegnati all’enorme differenza di distribuzione del reddito nel suo corpo sociale, della assurda crescita dei privilegi che si sono strafottentemente strappati ceti dirigenti e politici, discosti, se non indolenti, di fronte agli aumenti esponenziali dei prezzi dei generi alimentari e alla conseguente diminuzione del potere di acquisto di stipendi e salari. Vergognoso è apparso che nel dicembre 2023, parlamentari e senatori si siano concessi aumenti “per spese digitali”, pari a 5000 euro cadauno; lo avranno concepito per impedire “furtarelli” onorevoli in centri commerciali aereoportuali (sic)!
Discredito e arroganza di questo Parlamento, sin dal suo insediamento
La folle previsione di spesa per armamenti negli anni a venire, poi, è il triste segno dell’abbandono delle politiche di pace, a discapito di quelle sociali. E’ un danno struggente nella carne dei ceti deboli, tutto questo, e, di più, i tentativi che questo Governo compie nello svuotare la forza sindacale a difesa dei lavoratori, nell’esacerbare controlli securitari a difesa della melassa del pensiero unico, nel mantenere la tolleranza sulla evasione fiscale e sugli extraprofitti delle grandi aziende, infondono nelle nostra Società continuamente stille di revanscismo d’antan, contro cui una opposizione dura e ferma diventa obbligo morale e civile.

“Dunque, abbiamo perduto”, avrebbe ripetuto Aldo Moro; manca la Sinistra in Parlamento, quella vera, ma essa è nei cuori delle genti che scendono in strada.
Si è assistito distrattamente al ridursi, nel corso degli anni, della vigoria e della efficacia della riforma dell’Assistenza Sanitaria universale e gratuita, nata nel 1979, fino a ridurla oggi a simulacro fantasmico che offre servizi incompleti, inadeguati di fronte alla crescente necessità di una popolazione impoveritasi.
La riduzione consistente è avvenuta a danno del sistema sanitario pubblico, viene da dire ovviamente, e lo è stato sia nel ridurre i posti letto che il personale, determinando liste di attese tanto lunghe da sfiancare le richieste anche dei pazienti gravemente ammalati. Di contro però, anche qui ovviamente, alla decrescita dei finanziamenti nel pubblico, vi è stato incremento costante di provviste alla sanità privata convenzionata che, malgrado ciò, resta esclusa dal sistema delle emergenze e dell’abbattimento delle liste di attesa per i meno abbienti. Vantaggi inspiegabili.

Della Scuola pubblica, si dica della perseverante decrescita finanziaria, con aumento dei costi a carico delle famiglie e il conseguente disastroso poco consistente processo formativo delle coscienze giovanili, oggi anche confuse tra scelte di Istituti pubblici o parificati, secondari e universitari, sui cui ultimi andrebbero fatte valutazioni assolutamente severe. Non a caso, malgrado i costi elevati per le famiglie, tra iscrizioni e libri di testo, si leggono di classifiche che relegano il nostro Paese tra quelli ultimi d’Europa per livello di conoscenza scolastica.
Ritornano concetti sulla diversità delle razze umane che sono solo frutto del calarsi nella insulsa ignoranza, perfidi antichi percorsi, smentiti banalmente dalle conoscenza dei principi della biologia, ignorati dagli analfabeti, pur tuttavia declamati a guisa di ideologia salvifica per inesistenti “purezze” genetiche.
La Storia è regina di violenza, la politica il suo braccio esecutivo, la parola è la molla che muove cattiverie che vanno dalla stupidità alla criminalità. Il secolo scorso è esempio della trucida sequenza.
Una vuota parola come“remigrazione” è elevata a bandiera identitaria per giustificare deportazioni irrealistiche di immigrati regolari, eppure, sorprendentemente, questa disfonica parola riesce ad esercitare un fascino orrido tra gente truculenta, ignara che la immigrazione serve speculatori che sfrutta la manodopera per lavori malpagati e incivili. Sono pseudoconcetti, leggeri e oltraggiosi, che offrono rifugio per declamazioni di mediocri congioni elettoralistici. L’impegno consapevolmente delittuoso perpetrato contro la Cultura da tante mani note, sconfortante esempio è la riforma della Università della Gelmini, e, “ortus conclusus”, o lo scempio dell’emigrazione verso altri Paesi di giovani menti brillanti, con danni alla crescita della comunità nazionale e con la beffa di aver formato sapienze da donare ad altri Paesi.
L’attuale ministro Valditara è oggi sulle barricate affinché compia la missione che si è data, ovvero quella di riportare la Scuola italiana ai suoi personali “sacri” convincimenti medioevali (sic). Quell’urlo di sir Cromwell nella Camera dei Comuni deve elevarsi nuovamente: “in nome di Dio andatevene”!
Tutto ciò che è ingiusto nella Società contemporanea, necessita di essere espresso e combattuto.
Sono ingiuste le guerre.
Nella nostra Costituzione vi è il ripudio della guerra; la pacc “disarmata e disarmante” secondo l’aggettivizzazione data da papa Leone, è necessità assoluta e imprescindibile, è bene assoluto da conservare.
Giovani e meno giovani, di fronte alle catastrofiche vicende dei nostri giorni, guerre e crimini aberranti contro l’umanità, hanno spontaneamente sentito di dover denunciare e opporsi alle ingiustizie. Lo fa la “Flottila”, che mantiene vivo nelle coscienze del mondo il genocidio di Gaza e i crimini contro l’umanità che sta commettendo il governo d’Israele, lo fanno i milioni di persone che manifestano nelle piazze d’Italia e del mondo, ma, da ciechi e sordi, la Commissione europea, entità astratta, lontana, non democratica, la sottovaluta alla stregua del Governo italiano, quest’ultimo molto affancendato in cose di Palazzo. In verità, esso non tralascia di manifestare un fastidio malcelato e resta, tetragono, nel cimento dell’arte dell’ipocrisia parolaia, talché ottenga che Israele non se ne abbia ad adontare, malgrado siano noti i crimini subiti da gente inerme, tra cui madri e bambini.
Oblio innanzitutto, malgrado il genocidio continui.
Sanzioni alla Russia, sì, con sperpero enorme di denaro per energia da comprare a prezzi triplicati dai cosiddetti “amici”, a danno delle finanze delle famiglie, ma a vantaggio dello Stato che incassa accise maggiorate su gas e prodotti petroliferi.
L’assoggettarsi al capitalismo che controlla il mondo è stata l’opzione scelta dal nostro Governo, favorito anche dalla evanescenza manifesta e avvilente di un “campo largo” titubante, sostanzialmente tollerante.
Per stare nella nostra Campania, accade però che a Napoli, mai vi è stata arrendevolezza nel denunciare le criminose ingiustizie sioniste, fin dai tempi di de Magistris Sindaco, artefice non arrendevole di battaglia di civiltà e in difesa della Pace, accade che ad Avellino filosofi come Anzalone pubblichino libri come “Il matriarcato e le ragioni ospitali”, che è anch’esso urlo contro le ingiustizie e i crimini del nostro mondo, accade che cuori mossi solo dalla sensibilità si ritrovino spontaneamente a manifestare in cortei nati spontanei.
C’è speranza!
Se un popolo spinto da sentimenti forti di giustizia sente di rivoltarsi e di manifestare contro gli omicidi di massa, perpetrati su gente inerme, e sente nell’animo motivazioni e emozioni forti, cerca la piazza per manifestare in cortei multicolori, è segno che esiste una moltitudine disposta a battersi tenacemente per la difesa della pace e della fratellanza dei popoli. La pace è da intendere valore assoluto, non negoziabile, da difendere caparbiamente, nel rispetto dei principi della nostra Costituzione democratica; essa rinfocola le coscienze e genera un prepotente ritorno a quei valori di umanesimo popolare da troppo tempo impolverati, ma mai dimenticati. E’ fuoco che arde anche nel popolo del referendum, brucia il tentativo di sfregiare la Costituzione, si oppone alla forza bruta dei prepotenti e si ancora all’azzurro sogno di un futuro prossimo. Tuttavia, esso ha mostrato di non dover trasferire consenso elettorale in maniera automatica ad un campo largo indistinto e indefinibile; resta un popolo in attesa e aspetta di vedere se la Politica sa ancora parlare alle anime, se l’idea di Partito non continui a essere confuso con i comitati elettorali dei cacicchi, se la Sinistra torna a battere colpi e si reimpossessa dei valori del solidarismo, del rispetto della legge uguale per tutti e in difesa dei diritti degli ultimi, del ritorno a principi di tutela per i bisognosi, della abolizione del lavoro precarizzato, del capitale che svolga funzione sociale e non solo del giusto accumulo per l’imprenditore, della tassazione progressiva, come previsto in Costituzione. Insomma, il ritorno di quella forza che sa lottare contro i caporalati, che riconosce che la minima retribuzione oraria non può essere inferiore a 10 euro, che lotta violentemente contro il lavoro nero e le morti bianche che ad esso conseguono. Sono ricordi di altri tempi, quelli dove Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, costruivano argini per il contenimento dei sorprusi. E’ gente passata, ma non nel ricordo di tantissimi, e si ripresentano sotto le spoglie dell’Angelo Nuovo di W. Benjamin, l’eterea figura con le ali dispiegate, con lo sguardo al futuro, che si discosta dalle azioni politiche retrive di questo Governo votate al riarmo, pronto ad approntare nuove leggi elettorali di comodo, disponibile a rilanciare una autonomia differenziata regionale che assegni definitivamente al Sud il ruolo di colonia interna da sfruttare. Le politiche della destra sono estranee alle aspettative di un popolo che avanza in civiltà, lo si deve tenere suddito, gli si deve sottrarre il reddito di cittadinanza per usi che sperperano denaro pubblico, per comodi privati o, per scempiaggini quali il centro di accoglienza in Albania, con costi prossimi al miliardo annuo dilapidato. Consci forse che i conti stanno per farsi, presi dalla paura di perdere le prossime elezioni, la destra si inventa arzigogoli per la nuova legge elettorale di fronte alla quale la legge Acerbi arrossisce. Presto la scarsità del loro spessore politico li relegherà nello scantinato dei sopravvissuti, travolti da una prepotente nostalgia di futuro che comincia a disegnarsi nei cuori e nelle menti, specie dei più giovani.
Questo Governo è stato un incidente della Storia italica, anche necessario, forse, perché le sue inconcludenti tracotanze, la sua assenza di visione strategica, hanno stizzito gli astenuti, dato vigore all’azione giovanile, convinzione agli indecisi.
Ora è il momento di esserci e di farsi valere; lontano da questi comitati elettorali chiamati Partito e con pensieri e strategie ponderati, non occasionali o contingenti; brutto quello di recente avvenuto per la elezione del Presidente della Provincia di Avellino, dove le destre, il Partito Democratico e Italia Viva hanno festeggiato un eletto che ha battuto l’uscente Presidente del Partito Democratico, buon amministratore e persona perbene. Questo è esempio di prevalenza dei cacicchi, di clientele, di camarille non giustificabile, non accettabile.
La cultura di sinistra, cattolica e laica, deve essere altro; essa c’è nel Paese, è stata ammutolita, ma dà segnali esplosivi.
Rendiamola emersa; noi ci saremo tra quelli che vogliono tornare a sognare.

*presidente Unità Popolare

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