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Le convulsioni del Movimento 5 stelle

Al di là del pasticciatissimo compromesso sulla vicenda Tav per guadagnare tempo – a prezzo però della perdita di credibilità del nostro Paese in UE – tutto dimostra ormai la tragica realtà del M5S. Fatta di incertezze. Diversità. Divisioni. Rivendicazioni. Insoddisfazioni (più di 25 sono stati gli assenti ingiustificati, alla Camera, nella votazione sulla legittima difesa e al Senato la maggioranza ha un margine di 4-5 voti). Lungi dall’essere dimostrazioni occasionali di malessere, esse attraversano verticalmente il Movimento. Paradossalmente vittima di una cresciuta rapida ma senza una precisa identità. Proprio quella caratteristica era sembrata alla base della forte spinta propulsiva nella sua vittoriosa galoppata fino al trionfo del 4 marzo 2018. La maggior parte degli osservatori e dei sondaggisti hanno sottolineato come i consensi al Movimento siano venuti da ogni versante politico, molti anche da quello di sinistra, da cui tanti si sono allontanati, delusi dalle virate iper-liberiste renziane. Nessuno di essi peraltro – ma forse neppure alcun esponente o elettore pentastellato – avrebbe immaginato una alleanza sotto forma contrattuale proprio con quella Lega con cui avevano escluso ogni possibile intesa. Altro che la favoletta del governo eletto dal popolo ! Ora, a distanza di poco più di un anno, quella che doveva essere la vera forza di un Movimento capace di mandare in soffitta le vecchie caratterizzazioni storico-ideologiche, rischia invece di accentuarne le lacerazioni. Di generare spinte contrapposte forse ingovernabili. E di relegare il M5S in una terra di nessuno, nonostante possa godere dei vantaggi della maggioranza e del governo. Del resto, anche le tormentate vicende dell’avversario Pd avrebbero dovuto suonare come un campanello di allarme per la dirigenza pentastellata. Quando la maggiore forza del centrosinistra, con la rottamazione renziana, in nome di un “togliti tu che mi ci metto io “, si è allontanata dal suo mondo storico e dai suoi valori di riferimento, è stata abbandonata dagli elettori. Quella dèbacle avrebbe dovuto far riflettere anche il M5S. La stessa scelta di Di Maio come capo politico, poi, è stata frutto dell’investitura da parte di Grillo, non di una selezione dalla base. Ed è stata condivisa da pochi e subita da molti. Lo stesso Di Maio poi, non si sa per eccesso di forza o di debolezza, ci ha messo del suo, praticando la severa ma improduttiva disciplina delle espulsioni verso i recalcitranti o dissidenti. Il M5S non sembra aver compreso fino in fondo il significato di aver assunto responsabilità di governo. Perciò ha vissuto – e fatto vivere ai propri supporters – ogni cedimento come una possibile sconfitta. In questo, ha giocato anche un ruolo la comunicazione da “Grande Fratello”, tutta giocata nell’immediato ma poco proiettata nel lungo periodo, dove ha mostrato tutti suoi limiti. Ridotta ora a un difficile tamponamento per spiegare divieti e rinvii. Come è capitato sulla Tav, divenuta un profondissimo burrone, che rischia(va) di inghiottire Movimento e Governo. Il M5S – e con esso l’alleato e l’esecutivo in quanto tale – hanno dimostrato di non avere alcun progetto comune per la crescita del nostro Paese. Unico vero collante che avrebbe potuto corroborare una alleanza mai sottoposta agli elettori! L’affanno con cui si inseguono compromessi e rinvi, moratorie e revisioni dimostra la mancanza di visione strategica. E soprattutto l’assenza di un programma coerente. Con scelte non oscillanti a seconda di chi preme di più. O di chi riesce a spuntarla. Ora il M5S ha minore forza politica. Suscita perplessità da parte dei ceti più produttivi del Paese. Voci sempre più insistenti chiedono al capo politico di cambiare rotta. E di lasciare qualcuno dei suoi incarichi. Incombe l’alternativa di Di Battista, mentre Di Maio si appresta alla sfida finale. Quella della rottura dell’accerchiamento. Appare forte solo delle speranze di riuscita dell’operazione reddito di cittadinanza. Una misura dai tempi ancora indefiniti e dalla difficile gestione potrà rappresentare, da sola, l’ancora di salvezza capace di tirar fuori il M5S dalle secche in cui è precipitato ? E soprattutto basterà a risollevarne le sorti alle prossime europee ?

di Erio Matteo

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