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Le ragioni dello stare insieme

 

È sempre più difficile oggi, all’interno dell’opinione pubblica italiana ed europea, trovare chi è disposto a credere nell’attuale assetto politico europeo. Il convincimento che il sogno europeo dei padri fondatori stia finendo, cede il passo alla speranza che l’Europa riesca a raccogliere la sfida storica che il panorama politico globale ha lanciato: la probabile fine del protettorato americano , la discussa capacità di imboccare la via della coesione politica, sociale e valoriale senza l’affanno sempre più deleterio della preminenza dell’assetto burocratico e finanziario. È opinione condivisibile di non pochi eminenti studiosi dell’ipotesi di ristrutturazione dell’Europa dopo Brexit. Ipotesi che parte dall’urgenza di superare l’attuale fluidità della prassi politica, ripartendo dal recupero di una visione comunitaria della casa comune europea, intesa come società politica, con idee, valori, tradizioni, storie eccellenti da porre a base di un connettivo comunitario comune, senza appiattirsi o disgregarsi sui postulati finanziari. Il blocco delle trattative per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea e le immediate reazioni di Erdogan di promuovere "l’invasione" di due milioni di migranti, ripropone drammaticamente la necessità e l’urgenza di un nuovo progetto federale di respiro globale. La strada maestra per costruire le fondamenta all’auspicato progetto non possono prescindere da alcuni mattoni fondamentali: generatività sociale, umanizzazione della politica, nuove relazioni sociali ed inclusività progettuale, costante costruzione del bene comune. È la stessa via maestra che va imboccata dagli amministratori del più piccolo comune della nostra provincia nel cui interno è quasi totalmente scomparso il connettivo umano, spirituale e storico che, per secoli – con i momenti bui e luminosi che hanno contrassegnato la piccola, ma significativa storia di queste comunità – ha configurato un paradigma comunitario costantemente coltivato e sostenuto di generazione in generazione. La storia delle zone interne del nostro Mezzogiorno è stata contrassegnata dalla presenza valoriale di questi connotati comunitari. Il nuovo umanesimo sociale di Papa Francesco è generativo di una democrazia inclusiva che promuove partecipazione attiva anche nei momenti difficili di una crisi senza fine, proprio perché non è vissuta da una condiviso progetto di rigenerazione umana e sociale, presupposto ineludibile per il superamento dell’aspetto economico e finanziario della crisi stessa. Se non si ritrovano le ragioni comuni per stare insieme come persone e come cittadini, come ipotizzare condivisibilità sulle questioni economiche che, non casualmente, alcuni avveduti studiosi definiscono questioni afferenti alla «scienza triste » dei conti. L’urgenza di una carta costituzionale europea come fonte sorgiva di riforme e decisioni legislative, sarà il percorso necessario per favorire il dialogo, la cultura dell’incontro, la concretezza di un cammino umano e politico attivo che è tale se nessuno viene abbandonato a se stesso.
edito dal Quotidiano del Sud

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