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Le troppe contraddizioni di Salvini

Apparentemente, tutto (o quasi) sembra filare liscio nel cielo  della “Lega per Salvini premier” e del suo Capitone. Consensi sempre molto alti – oltre il 30% – anche se non più in crescita. Gradimento elettorale del leader ai primissimi posti. Ampia presenza sulla stampa, sui mass-media e sui social. A ben vedere però è diffusa la sensazione che, dietro gli atteggiamenti sempre aggressivi, ci sia non solo qualche ripetitività eccessiva (e stancante) ma anche delle indecisioni tattichr o strategiche. Gli stessi suoi comportamenti più recenti, a cominciare da quelli sui voti per le autorizzazioni a procedere sui casi Gregoretti, sono apparsi incerti e ondivaghi. Prima, la rivendicazione della volontà di sottoporsi a processo. Poi, il parziale ripensamento. Infine, l’uscita dei leghisti dall’aula. Oltretutto, Salvini sembra prigioniero di una contraddizione. Spinge sull’acceleratore dell’immagine da uomo solo al comando, incurante delle leggi, che sembra piacere a una parte degli italiani. Eppure, proprio questo modo di procedere sembra vanificare la possibilità di crearsi quelle “entrature” negli ambienti che contano – interni e internazionali – di cui necessita un leader che si pone  come guida politica di un importante Paese dell’Ue.

Da tempo infatti, anche nella Lega, si sono fatte strada le analisi che hanno ricondotto all’urto  troppo duro con l’establishment in quanto tale, portato avanti ostinatamente da Salvini vicepremier e ministro dell’Interno , la ragione principale del fallimento della strategia salviniana. Prima le precipitose e inspiegate dimissioni dal governo. Quasi certamente collegate alla disinvoltura con cui il Capitone si è mosso tra Usa e Urss. In particolare ai timori per il deflagrare dell’affaire moscovita delle presunte tangenti trattate dal suo ex collaboratore Savoini. E poi il mesto epilogo degli  assalti alla diligenza scatenati per provocare le elezioni anticipate. Infatti il 30% varrà se e quando il Capitone riuscirà a monetizzarlo dal punto di vista elettorale, possibilmente in tempi brevi. Altrimenti, diventa solo argomento per ricerche demoscopiche o per sia pur vivaci dibattiti televisivi. Non a caso, qualcosa sembra  muoversi anche all’interno della Lega, con l’annuncio di un maggiore coordinamento delle iniziative, affidato al moderato Giorgetti. Insomma, a fronte  dei nostalgici della Lega Nord bossiana, all’ interno sembrano evidenziarsi anche le perplessità di alcuni esponenti, consapevoli che con l’estremismo arruffone da osteria della prima esperienza governativa non si va lontano. Difficilmente però esse varranno a provocare una svolta moderata della Lega.  E per diverse ragioni. L’immagine consolidata di Salvini  che non a caso, proprio negli ultimi giorni, ha di nuovo attaccato l’Ue. Da politico d’istinto. Abituato a sollecitare la pancia e non la riflessione. E affermatosi presso l’opinione  pubblica come il conducator che non indietreggia (anche se ha compiuto incredibili giravolte politiche!). Oltre alle questioni caratteriali, ci sono però anche le ragioni più propriamente politiche che hanno modificato in profondità il profilo del centro-destra. In esso, la larga prevalenza culturale  e politica degli elementi moderati ha permesso negli anni di ricomprendere in un ampio perimetro anche correnti estremiste, rendendone appena percepibili ai creduloni italiani la consistenza e la portata. Basti pensare all’ignobile legge Bossi- Fini sui salvataggi, che ha preteso di annullare secoli di civiltà del mare! Ora, però, il predominio delle componenti più estreme dello schieramento e la concorrenza con la Meloni costituiscono elementi che indurranno nuove tensioni. Peraltro già avvertibili nella disputa sui candidati alle prossime regionali, ridotti a pedine di un disinvolto gioco di “uno a me, uno a te”!

Infine, c’è l’elemento ora difficilmente valutabile ma destinato con ogni probabilità a pesare come un macigno. Le varie inchieste giudiziarie, soprattutto quella sulle presunte tangenti moscovite alla Lega, potrebbero cominciare a stringersi intorno al Capitone leghista. Fino a rendere inutili i suoi sforzi per apparire quello che non è. Cioè un politico moderato e affidabile!

di Erio Matteo

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