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Le unioni civili e i possibili compromessi

 

In settimana, con l’approvazione ida parte del Senato, si saprà se l’Italia, al pari del resto d’Europa, avrà la sua legge sulle unioni civili, cioè, tra due persone dello stesso sesso. Il disegno di legge Cirinnà, pur non equiparando l’Unione Civile al matrimonio, ne prende molti diritti, compresa la possibilità di adozione di bambini dell’altro partner. La battaglia è contrastatissima e marcia sul filo di pochi voti di scarto proprio su quest’ultimo diritto. Sulla legge in generale, in Italia e nel parlamento, è venuta a formarsi un’ampia convergenza. Sono favorevoli all’adozione il Partito democratico, con l’eccezione di alcuni cattolici al suo interno, il M5S, a condizione che il testo venga votato così come presentato, conservando il diritto di adozione, SEL, e i Verdiniani. Contrari, invece, il CCD di Alfano, la Lega e Forza Italia. In generale a favore la sinistra e contraria il centro – destra. Ma la demarcazione, dato il tipo di legge sui diritti civili, non passa tra le linee dei partiti ma più tra le sensibilità culturali e religiose dei parlamentari e dei gruppi e movimenti che rappresentano La questione è delicata ed in Italia, in passato, non si è riusciti a fare nessuna legge per la connotazione profondamente religiosa del paese e per il veto intransigente della Chiesa. Ci aveva tentato Prodi nel 2007, ma la sua caduta affossò anche il testo dei DICO (diritti dei conviventi) redatto con il paziente lavoro delle ministre Bindi e Pollastrini. Il testo era lontanissimo da quello di oggi: non si parlava di matrimonio e tanto meno di adozione ma solo di riconoscimento anagrafico e di alcuni diritti di assistenza e di tutela, per di più acquisibili gradualmente con il protrarsi della convivenza. I tempi non erano ancora maturi e le posizioni, quella contraria capeggiata da Rutelli (segretario della Margherita) e quella favorevole dalla Bonino (La rosa nel pugno) non permisero un accordo ed un’approvazione in tempi ragionevoli. Oggi le cose sono cambiate profondamente per il diverso atteggiamento della Chiesa di Papa Francesco e per l’acquisizione nella coscienza sociale del diverso rapporto tra scienza, politica e vita e per un diverso modo di concepire il matrimonio non più, per molti, come una unione fondata sull’amore dell’uomo e della donna allo scopo di procreare figli, ma più come unione tra persone, anche dello stesso sesso, che si vogliono bene. Molti vescovi, moltissimi preti e tutta la stampa cattolica sono contrari, perché si snaturerebbe il principio naturale e divino del matrimonio come unione, benedetta da Dio, tra un uomo e una donna. La società, però, cambia, si globalizza su nuovi valori e nuovi comportamenti e l’aspetto religioso, anche per molti cattolici, non prevale più su quello sociale. Gran parte, però, la pensa ancora in modo opposto e l ’Italia è spaccata in due fronti che si contrappongono. Ad un blocco dei cattolici, chiuso ed intransigente, totalmente contrario alla legge, si contrappone una maggioranza(compresi molti cattolici) che giudica maturi i tempi per dare cittadinanza alle unioni omosessuali anche se – per il momento senza diritto di adozione che sostengono- aprirebbe la porta all’utero in affitto. Alcuni vorrebbero le unioni civili solo come estensione della tutela dei diritti e l’adozione non rientrerebbe tra questi perché “Non c’è il diritto della coppia ad avere figli ma c’è il diritto dei figli ad avere genitori” come dice il cattolico dem Pier Luigi Castagnetti. Solo i bambini, nascendo da un uomo e da una donna, hanno il diritto di avere un papà ed una mamma, e la genitorialità (del papà e della mamma insieme) non è derogabile. Anche gli esperti sono divisi: molti pediatri sostengono che i bambini, che vivono in famiglie senza il papà e la mamma, potrebbero avere conseguenze negative nei rapporti interindividuali, altri sostengono, invece, che due madri o due padri non fanno danni. Il problema, vero vizio dell’Italia, è comunque fare su tutte le cose, una questione di bandiera e di astrattezza. Meglio sarebbe correggere la legge per renderla meno deflagrante, graduandone l’acquisizione dei diritti alla durata della convivenza ed alla sua “qualità”. Dai DICO di Prodi alle Unioni civili di Cirinnà, anche senza l’adozione, comunque il passo avanti è notevole e l’Italia, finalmente, si equipara ai paesi più avanzati.

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