“Come ebbe a dire Platone, il sapere nasce dal contatto tra anime. I docenti devono riacquistare il “ tatto pedagogico”. Il prof. Luigi Anzalone resta tra i docenti che, col tempo, non si stancano di prestare attenzione al mondo dell’istruzione. L’occasione è stata data dall’incontro tenutosi presso il Circolo della stampa per presentare il libro di Giuliana Caputo , autrice del racconto in forma epistolare “ Lezione d’amore- Lettera di una professoressa”, chiaramente ispirato agli insegnamenti di Don Milani, il quale, nella sua scuola di Barbiana, con quel famoso motto dell’ ”I care”, induceva a riflettere sulla necessità di prestare attenzione alla crescita di tutti gli allievi, anche di quelli con minori possibilità economiche e capacità. “La scuola- avverte Mimma Lomazzo, consigliera di parità alla Regione Campania- deve essere un luogo di inclusione e non di emarginazione per consentire a ragazze e ragazzi di avere pari opportunità di partenza per l’inserimento nella società Dovrebbe essere un collettivo dove chi più sa deve comunicarlo a chi non sa. E’ il luogo ideale dove si insegnano l’inclusione ed il rispetto di tutte le differenze”.
In un contesto educativo fatto di confronto fra docenti e discenti, nella comune condivisione dell’impegno volto al trasferimento di conoscenze, sono fondamentali anche i contatti umani. “I docenti – ribadisce la psicologa Marianna Patricelli- dovrebbero essere aiutati a sviluppare competenze relazionali per avere gli strumenti giusti per accogliere, ascoltare, mirando ad un’empatia con gli allievi”. In riferimento alla scuola che tende a programmazioni per classi parallele e che vorrebbe omologare i risultati, la Patricelli ribadisce la necessità di un progetto educativo individualizzato. Le fa eco Emanuela Sica che, citando Daniel Pennac, ricorda come ogni ragazzo sia equiparabile ad un singolo strumento che deve poi accordarsi con tutta un’orchestra. “ Nella scuola occorrono atti di fede e di amore per essere capaci di seminare anche tra le erbacce, aiutando i giovani a sviluppare i propri talenti”. “ Dobbiamo aiutare i nostri giovani – incalza Anzalone- a cogliere la luce , ad individuare il punto in cui “sollevare la leva”.
Non mancano momenti di disorientamento anche perché come avverte l’editoreSilvio Sallicandro, sembra che non ci si interessi tanto alla crescita dei ragazzi, dimenticando quel celebre motto desanctisiano “ Studiate e siate buoni. L’Italia sarò quello che sarete voi.”
“Dispiace dirlo – chiosa Sallicandro – ma in famiglia si riserva più attenzione all’acquisto di un cellulare che all’andamento didattico disciplinare dei propri figli. Non vorrei essere pessimista, ma temo che la scuola come ascensore sociale non funzioni più!”.
La Caputo, docente di lettere classiche ritiene pertanto opportuno individuare nel teatro greco una figura da imitare. “ Come Antigone – precisa l’ex docente – dobbiamo sapere anche dire dei “no”, quando sono finalizzati a difendere la libertà dell’insegnamento, utile a non “tarpare le ali” dei nostri ragazzi”. Il pensiero dell’autrice va a Pablo Neruda, a quello che fa la primavera con il ciliegio perché occorre far fiorire ogni capacità dell’allievo che deve divenire cittadino libero nel pensiero.
“ Dobbiamo ritornare agli insegnamenti di Comenio – esorta Anzalone- prestando attenzione non tanto all’ “aliquid” da insegnare ma all’ ”aliquem” , all’allievo da educare”. Diversi i docenti presenti all’incontro come Marika Luparelli la quale precisa “Ho apprezzato molto il riferimento del Prof. Anzalone a Levi Strauss, secondo il quale il vero insegnante è colui che, con il tempo, non vuole crescere ma conservando lo stesso desiderio di conoscenza dell’infanzia, in classe cambia solo il proprio posto, passando dal banco alla cattedra!”. Il pensiero ritorna a Pennac, autore del celebre “Diario di scuola “ in cui , come riporta Massimo Recalcati ne “L’ora di lezione”, viene ribadita l’importanza della “presenza” del docente in classe che non deve essere solo fisica, ma soprattutto mentale e sapientemente affettiva! Muovono in tal senso anche le recenti parole che Mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino, ha rivolto agli operatori della scuola : “ Quest’anno scolastico sarà una bella avventura se avremo occhi sognanti”
Pellegrino Caruso
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redazione web
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