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L’incontro con Tullio Foà al Liceo “Virgilio”

In tempi come questi, in cui l’umanità sembra sul punto di ricadere nel “sonno della ragione” che genera i mostri della intolleranza verso il diverso, della xenofobia e dell’intemperanza razziale; con l’ostilità nei confronti dei migranti che s’intreccia a pericolosi sentimenti antisemiti, figli dell’ignoranza e di un anacronistico negazionismo in crescita sconcertante, assume un rilievo fondamentale mantenere viva la memoria, l’analisi critica e lo studio della lezione del passato. Ecco quindi la necessità di avere un contatto diretto con chi è stato protagonista della nostra storia. La scuola, come agenzia formativa più importante dopo la famiglia, ha quindi il dovere di contrastare lo sviluppo delle tendenze nocive che portano soltanto alla disumanità e al ritorno dell’uomo ad una condizione di minorità del tutto priva di razionalità. Perseguendo tale obiettivo che dovrebbe essere proprio di ogni istituzione, il Liceo delle Scienze umane “Publio Virgilio Marone”, guidato dalla dirigente Lucia Forino, ha inteso organizzare, grazie alla collaborazione della Proloco di Taurano, particolarmente sensibile a simili iniziative culturali, un incontro particolarmente significativo. Giovedì prossimo 28 febbraio, alle ore 9.30, sarà  gradito ospite della scuola di via Tuoro Tullio Foà, ottantacinquenne esponente della Comunità ebraica di Napoli. Testimone diretto e vittima delle folli “Leggi razziali” del fascismo mussoliniano.

Quanti avranno visto, lo scorso 23 gennaio, su Rai1, la docufiction di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli, trasmessa in occasione della settimana dedicata al Giorno della Memoria, “Figli del Destino”, hanno già potuto conoscere la sua storia. Infatti, Tullio Foà era uno dei quattro bambini italiani colpiti dall’orrore e dalla vergogna del provvedimento del 1938, la cui storia è ricostruita dal film. Insieme a Lia Levi, Guido Cava e Liliana Segre, oggi senatrice a vita, sopravvissuta del campo di sterminio di Auschwitz.

A Napoli, il piccolo Tullio e sua madre furono aiutati da un commissario di polizia, gli altri tre ebbero destini diversi, chi, come Levi, ospitata in un convento a Roma, o Cava che, fuggito in campagna, a Pisa, venne colpito da polmonite e salvato da un medico fascista; mentre Segre venne arrestata insieme al padre e deportata.

“Figli del Destino” racconta le loro storie, proponendo anche le interviste ai quattro protagonisti di una delle pagine più nere della storia italiana.

Foà, a quell’epoca, aveva solo 5 anni, e frequentava già la prima elementare, grazie al preside che lo fece ammettere ad una classe speciale composta di soli bambini ebrei. “Andavo a scuola – narra – coi miei fratelli più grandi, qualcosa non mi tornava. Tutti i bimbi entravano dal cancello principale solo noi da quello secondario, un quarto d’ora prima degli altri. A quel punto era chiaro che gli anormali eravamo noi”.

Convinto dell’importanza di a portare la sua testimonianza ancora oggi nelle scuole, Foà è protagonista instancabile di frequenti incontri con gli studenti. “Una delle domande che mi fanno nelle scuole è se mi sono mai voluto vendicare. Io rispondo che la vendetta non mi appartiene. Quello che occorre ricordare è che le leggi razziali non erano leggi all’acqua di rose, ma precise e decise. Lo scopo era dividere le famiglie”. Un contributo alla memoria e l’insegnamento a non rifare gli stessi errori, quello che attendono le ragazze e i ragazzi del “Publio Virgilio Marone” nell’incontro di giovedì.

 

 

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