“Se manca un orizzonte al nostro agire quotidiano, sarà impossibile costruire un nuovo pensiero, una nuova umanità”. Lo sottolinea l’onorevole Aldo Cennamo, figura storica della sinistra campana, al termine del confronto dedicato al volume di Annibale Cogliano “L’Irpinia senza camicia nera”, edito da Delta 3, presentato ieri alla Biblioteca Provinciale, nel corso di un confronto moderato da Floriana Guerriero. Cennamo pone l’accento sulla passione per la ricerca storica che attraversa il saggio di Cogliano, si sofferma sulle origini della legislazione speciale che appare una costante nella storia del paese, “Una legislazione che nasce insieme al Regno d’Italia, come testimonia l’inchiesta sulle cause del brigantaggio a cui il Parlamento risponderà con la legge Pica, senza preoccuparsi in alcun modo delle condizioni di povertà e disagio delle aree del Mezzogiorno. Quella stessa legislazione speciale che ricompare più volte anche nella storia della Repubblica, con la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo fino ad arrivare ai giorni nostri, come testimoniano le misure nei confronti dei migranti”. Di qui la centralità del valore della memoria “non possiamo coltivare la dimenticanza, poichè, come ci ricorda Bloch, l’incomprensione del presente nasce dall’ignoranza del passata. Viviamo in un presente dominato da inquietudini profonde, in cui non c’è più spazio per l’indignazione, in cui accettiamo passivamente che i grandi della terra si sentano liberi di lanciare bombe o rapire altri capi di stato. Né c’è spazio né per la solidarietà, quel sentimento che emerge con forza dal volume nel racconto del legame stabilitosi tra popolazione locale e confinati. Ecco perchè diventa fondamentale guardare ad obiettivi a lungo raggio, interrogarci sui principi su cui costruire un nuovo umanesimo in un tempo in cui solo il Papa continua a richiamarci al valore della persona. Quegli stessi valori sanciti della nostra Costituzione, nata dall’incontro da differenti forze politiche”. Ribadisce, infine, come lo studio di Cogliano finisca per sottrarre all’oblio la storia locale, “ricordandoci come la storia è sempre universale”. E’ Franco Di Cecilia, delegato alla Provincia della cultura, a evidenziare l’importanza di presentare un volume che si fa tassello prezioso nel percorso di riscoperta della memoria nello spazio della Biblioteca Provinciale, cuore del panorama culturale cittadino, sottolinea il rigore scientifico e l’appassionata militanza di Cogliano, omaggio a chi non si è voltato dall’altra parte, a chi ha avuto il coraggio delle proprie idee, “un messaggio forte contro l’indifferenza di chi oggi diserta le urne. Un esempio arriva da figure come il confinato Eugenio Giambone, che conserverà un legame forte con Castel Baronia, che gli renderà omaggio alla memoria e che anni dopo accoglierà sua figlia per ricordare il sacrificio del padre”. Per ritornare sulla lezione che arriva per i nostri giorni “Cogliano ci consegna una testimonianza di verità storica, a partire dal confronto tra ciò che è stato e il tempo presente”.
Il professore Giovanni Tranfaglia, autore della preziosa prefazione che accompagna il volume, chiarisce come “Questo libro testimonia la passione civile di Cogliano, ponendo l’accento sul problema della sicurezza dello Stato e su come si intende perseguire questa sicurezza. Un rapporto che non riguarda solo il periodo fra la grande guerra e la storia del fascismo ma più in generae il rapporto fra Stato e cittadini, con implicazioni di carattere ideologico e politico. “Impossibile non pensare, ci ricorda Cogliano, alla cronaca, a partire dalla misura del fermo di polizia di 24 ore, poi ridotta a 12 ore per intervento del Presidente della Repubblica, introdotta con l’ultimo decreto sicurezza, convertito in legge il 24 aprile del 2026. Annibale ci spiega le origini di istituti e pratiche politiche che hanno avuto la maggiore diffusione nell’arco di tempo dalla prima guerra mondiale al ventennio fascista ma accompagnano come un’ombra la storia dell’Italia unitaria. Istituti che nel variare dei nomi e delle stagioni negano alla persona il diritto alla vita normale”.
Lorenzo Terzi, direttore dell’Archivio di Stato di Avellino ricorda come “l’uso corretto delle fonti è sempre garanzia di passione civile, poiché si fa ricerca del vero. Ci insegna a ragionare, a diffidare delle false notizie, partendo dalle fonti archivistiche, come quelle custodite nel nostro Archivio di Stato, relative ai fascicoli degli internati dei Campi di Ariano e Monteforte che accoglievano sovversivi e prigionieri politici e Solofra dove erano recluse donne accusate di spionaggio o considerate di malaffare”. Sottolinea come lo studio di Cogliano evidenzia le forme di controllo sociale che caratterizzano il regime, dall’ammonizione al confine, ma che appaiono una costante dell’epoca unitaria, attraverso la repressione di coloro che sono scomodi. “Si va dall’internamento libero, con una relativa libertà nel territorio del comune all’internamento coatto. Da Ospedaletto a Forino, furono 38 i comuni in cui arrivarono oltre 400 internati civili liberi di guerra. A queste forme di controllo sociale si può contrapporre solo il controllo dal basso, da parte della popolazione”. Evidenzia come dal volume di Cogliano emerga con forza l’umanità della popolazione, che solidarizza con i confinati, degli stessi medici che cercano in tutti i modi di agevolare i confinati, aggravando diagnosi così da scongiurarne il trasferimento. Guerriero evidenzia l’arbitrarietà che caratterizzava le etichette di diffamato o pericoloso all’ordine sociale, attribuite dal regime e pone l’accento sulla funzione centrale dei confinati nella costruzione di una vera Università antifascista, come testimonia l’esempio di Lacedonia, che accolse confinati come il socialista Umberto Fiore e dove le idee socialiste non smisero di dare frutti. Proprio Lacedonia sarà, infatti, in prima linea nelle battaglie per i diritti, dalle proteste per il pane alle occupazioni delle terre.
L’editore Silvio Sallicando pone l’accento sul valore di cui si caricano le Biblioteche, autentici presidii di libertà e sottolinea la necessità di trasmettere la memoria alle nuove generazioni, portando questo libro nelle scuole. Fiorenzo Iannino, autore di uno dei contributi che impreziosiscono il volume, dedicato a Paolo Baroncini, costruttore del Partito Comunista in Alta Irpinia, ricorda le difficoltà nel ricostruire con rigore la storia del Pci in Irpinia, a partire dal rapporto tra provincia e capoluogo e ribadisce come il frutto della presenza dei confinati sia nell’humanitas, nella costruzione di un tessuto culturale e sociale, nella possibilità di porre le basi della coscienza civile. Mario Garofalo pone l’accento sulla singolarità della figura del montellese Antonio De Marco, – a cui è dedicato il suo contributo parte – presto imbarcatosi per l’Argentina, che si inserisce nel complesso universo dell’anarchismo, dal ribellismo individualista al sindacalismo della Fora. Un fenomeno che non ebbe mai fortuna in Irpinia, a causa della mancanza di strutture sociali ed economiche. Annibale Cogliano ricorda i tanti passi in avanti compiuti nello studio del fascismo in Irpinia, ritorna sui valori di empatia e solidarietà tra confinati e popolazione, sulla capacità dell’esperienza dei confinati di lasciare un segno nelle comunità come dimostrerà l’esempio di Lacedonia. “Centrale è l’utopia che si contrappone all’assuefazione dei nostri giorni”. E annuncia uno studio dedicato all’Irpinia con la camicia nera, alle figure che scelsero di sostenere il regime.



