Venerdì, 31 Luglio 2026
09.22 (Roma)

Ultimi articoli

L’Officina F.lli Seravalle e l’indefinibilità di uno stile che inchioda all’ascolto

Di Vincenzo Fiore

Prendono forma le visioni musicali dell’Officina F.lli Seravalle (gruppo formato da Alessandro e Gianpietro), nel nuovo disco Tajs! (Lizard Records). I due artisti friulani raccontano oggi ai microfoni del nostro quotidiano il loro stile psichedelico ed enigmatico, uno stile che inchioda all’ascolto e che combina, nello stesso tempo, i grandi maestri dello scorso secolo e la musica sperimentale contemporanea.

 

È stato appena pubblicato il vostro nuovo disco “Tajs!”. Cosa significa questa espressione?

Alessandro: Tajs in lingua friulana vuol dire “tagli”. Nel booklet del disco si può leggere un breve excursus sui possibili significati di “taglio”. In primis è taglio quello curatore del chirurgo (il tema della musica, come di qualsiasi altra forma espressiva, come mezzo di autoterapia è per me decisivo), il taglio ha anche a che fare col dare forma a qualcosa (si pensi al tagliatore di pietre preziose), può riferirsi allo “stile” (il caso del sarto è emblematico), denota attenzione e cura (la madre che taglia il cibo al proprio bambino), può inoltre alludere alla cancellazione di qualcosa (in musica sovente eliminare ha valenza pari a quella di aggiungere). La prosaica verità tuttavia è che con la parola taj in Friuli si indica il bicchiere di vino! “Nin a bevi un taj”(“andiamo a bere un bicchiere”, quante idee o progetti nati in questo modo!). Il taj in Friuli è una sorta di istituzione.

Gianpietro: Per quanto mi riguarda è anche una sorta di dedica-ricordo in codice.

 

Anche nella vostra precedente esperienza musicale (“Us frais cros fris fics secs”) avete utilizzato espressioni prese in prestito dal dialetto friulano. Perché avete deciso di seguire questa direzione?

Alessandro: Officina F.lli Seravalle include, come copertine dei dischi, anche i quadri di nostro padre Giovanni, l’espressione che dà il titolo al nostro primo lavoro era spesso pronunciata da nostra nonna materna. Il friulano è il nostro “lessico famigliare”, diciamo così. Il paesaggio della bassa pianura friulana, con le sue brume, i suoi rigori e la sua metafisica piattezza ha più di qualche influenza in quello che facciamo. Il secondo brano, ad esempio, s’intitola “Ausa” (pare che il primo a citarlo sia stato Plinio il Vecchio col nome di “Alsa”, ossia “sorgente”), il fiume-compagno che mi parla costantemente col suo muto linguaggio (Angelo Molaro lo chiamava «il fiume dei silenzi») abitando io sulla sua riva.

 

Il quarto brano del disco “Vuoto politico” compie un salto all’indietro agli anni ’90, precisamente all’epoca dello scandalo di Tangentopoli. Avete selezionato e messo in musica due discorsi celebri dell’ultimo Bettino Craxi, fra cui la famosa deposizione ad Antonio Di Pietro. Quale motivazione dietro questa scelta?

Alessandro: Mi pare che quando simili J’accuse arrivano direttamente dalla stanza dei bottoni…la disamina di Craxi è impietosa e tagliente. Al momento non si vede come poter sbrogliare la matassa che ha portato questo paese nella miseria culturale che quotidianamente percepiamo. Craxi ha qui squarciato il velo, ha pronunciato il tabù in Parlamento, in quello che dovrebbe essere il luogo sacro della democrazia, e poi anche in Tribunale. L’idea di proporre questi illuminanti interventi è stata di mio fratello.

Gianpietro: Si può dire che ho tentato una specie di esperimento per dimostrare come ci possano essere diverse interpretazioni della stessa storia e come può cambiare la visione delle cose alla luce di come questa ha indirizzato il futuro. Molto spesso un evento ne causa altri imprevedibili e inaspettati. Prendiamo il caso. L’azione dell’allora pool di “mani pulite” e la conseguente demolizione di quel sistema di partiti, poteva anche avere delle sue ragioni in effetti, però ha altresì avuto riflessi nefasti per la Politica in generale. Indebolita e delegittimata dalla gogna mediatica è stata sempre più incapace di far fronte all’avanzare del capitalismo globale e credo sia innegabile che la forbice tra chi ha tutto e chi niente si sia allargata ulteriormente dall’epoca a oggi… Il “vuoto politico” dunque come resa allo strapotere dei mercati e alla continua contrazione dei diritti dei lavoratori. Al di là di Craxi, personaggio controverso ma comunque di un livello culturale altro rispetto ad un “Diba” o un “Dima”  qualsiasi, che è stato preso in prestito in questa occasione soprattutto per l’ottima dialettica e per la precisione di stare sul “beat” del brano.

 

La traccia numero sette si intitola “Bewusstsein als Verhängnis”, che possiamo tradurre in italiano: La coscienza come fatalità. È giusto affermare che la vostra musica racconta l’inquietudine, la sofferenza e la malinconia che avvolge e che inchioda l’essere umano?

Alessandro: Cogli un punto decisivo. La nostra musica tende da un lato a catturare lo Zeitgeist (quello dei danni da turbocapitalismo di marca neoliberista, per intenderci, ma non solo) e il genius loci (il Friuli, avamposto di quel famoso nord-est che di miracoloso ha ben poco, ma al quale qualcosa di arcano ci lega), dall’altro tenta di entrare in contatto con le questioni decisive dell’essere umano in quanto tale. La “coscienza come fatalità” è il titolo del libro che Emil Cioran non ha mai scritto (il libro è invece di Alfred Seidel, morto suicida nel 1924) ma che sembra riassumere in una semplice formula l’idea che il grande pensatore rumeno aveva appunto di questo “fenomeno capitale”. La voce femminile (in realtà si tratta di un sintetizzatore vocale) sciorina frasi di Cioran come «la coscienza è l’incubo della natura» o ancora «la coscienza è molto più della scheggia, è il pugnale nella carne». L’emergere della coscienza segna un punto di non ritorno nella storia naturale di questo pianeta, ma laddove la psicanalisi freudiana, che beninteso ha avuto il merito di scoperchiare il calderone ribollente dell’inconscio, esorta a conquistare terreni al buio dell’Es per portarli alla luce, verso la coscienza dell’Io («Wo Es war, soll Ich werden», ossia “della psicanalisi in una formula”), Cioran bolla questa emersione come catastrofica, primo passo verso l’affermazione incontrastata della hýbris immanente al fenomeno umano, svolta decisiva in direzione del disastro.

Gianpietro: È una chiave di lettura interessante, di certo il disco non suona come “la canzone del sole”…

 

Diverse influenze provenienti dalla letteratura e dalla filosofia caratterizzano la vostra musica. In che modo, ad esempio, autori quali Emil Cioran e George Orwell entrano nel vostro disco?

Alessandro: Credo fermamente che la cosiddetta musica extracolta (espressione messa in campo da certa accademia ma in effetti abbastanza priva di significato) debba invece cercare nella cultura, non solo strettamente musicale, stimoli e nutrimento. Per quanto mi riguarda il pensiero di Cioran costituisce uno dei pochi “fari” il cui raggio permette di orientarsi in questa piuttosto oscura navigazione a vista che è il vivere. Francamente non se ne può più del machismo stereotipato di certo rock (ormai diventato quasi totalmente musica del capitale e dell’omologazione), di terrificanti talent show in cui persino la vocalità dei concorrenti è standardizzata o di certe musiche, su tutte la trap, che sono il massimo dell’integrazione al sistema e di diffusione dei valori del consumismo sotto la falsa maschera di una solo apparente trasgressione come splendidamente messo in luce dal musicologo Antonello Cresti: «I trapper sono le avanguardie del pensiero del Capitale assoluto… perché tutto ciò che avviene nei loro moduli comunicativi è esclusivamente un’esaltazione della merce, del marchio, del brand, della riuscita sociale attraverso tutto ciò che si può comprare». Allora rivolgersi ai grandi pensatori o ai grandi musicisti diviene un’operazione di vera e propria resistenza politica.

Gianpietro: Sono decisamente un amante di romanzi e film distopici. Mi pare possano prefigurare il futuro non troppo roseo verso cui stiamo correndo.

 

Il vostro stile psichedelico e sperimentale a quale genere musicale si avvicina di più?

Alessandro: È davvero difficile risponderti, senza dubbio l’originalità assoluta non esiste, persino nei più grandi innovatori persiste un’eco del passato (basti pensare ad Arnold Schönberg e al suo amore per Brahms). Di certo le influenze che permeano la nostra musica sono, per così dire, involontarie, inconsapevoli. Mio fratello ha coniato l’espressione “psichedelia 3.0” che mi sembra si avvicini abbastanza all’idea retrostante il nostro sound. Nell’alambicco di Officina F.lli Seravalle trovi un miscuglio in ebollizione di progressive-rock, di ricerca timbrica in cui è probabile l’influsso dei grandi musicisti del secondo Novecento (Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen, Gÿorgy Ligeti…) ma anche degli alfieri della cosiddetta creative music (Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, George Lewis…), ci rintracci pure musica techno, glitch, house, ambient assieme alla tradizione kosmische, precipitati di jazz-rock, coaguli noise… Insomma un brodo piuttosto eterogeneo ma che crediamo di aver informato col nostro stile. La profonda indefinibilità della nostra musica è qualcosa di cui siamo fieri, non è possibile infilarci in una categoria stilistica standardizzata.

 

Volete lasciare i nostri lettori con un invito all’ascolto?

Alessandro: Se siete alla ricerca di qualcosa di non omologato, di stimolante e di diverso dal piattume propinato dalla grande industria (quella che definisco «Mcdonaldizzazione dell’immaginario») allora forse il nostro lavoro potrebbe fare per voi.

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Non c’è tregua sul fronte meteo. Dopo l’assaggio d’estate anticipato a maggio, l’Italia si appresta a varcare la soglia di…

Nella mattinata di ieri, delle ore speciali sono state vissute dai giovanissimi frequentatori della ludoteca della scuola materna ed elementare…

Tentato omicidio di Nello Malinconico, domani i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli esamineranno la posizione di A.N., 36enne…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

“La musica può svolgere un ruolo fondamentale per restituire nuova vita ai territori”. A sottolinearlo il Maestro Uto Ughi, intervistato prima di salire sul palco nella piazza della Dogana in occasione dell’estate avellinese. «Sono convinto che nei centri più piccoli ci sia una maggiore attenzione verso le iniziative culturali rispetto...

La Regione Campania ha approvato un piano strategico per l’occupazione giovanile del valore complessivo di 70 milioni di euro, suddiviso in due interventi autonomi per contrastare la fuga di cervelli e sostenere l’autoimprenditorialità. Il primo intervento, dotato di 55 milioni di euro, è dedicato ai giovani laureati residenti o domiciliati...

L’amministrazione comunale della città di Avellino accoglie con soddisfazione la sospensione della decadenza dell’On. Domenico Lucano dalla carica di sindaco di Riace disposta dalla Corte di Appello di Reggio Calabria. In attesa della definitiva pronuncia della Cassazione, il sindaco Lucano potrà continuare a svolgere il suo mandato al servizio della...

L’Amministrazione comunale di San Martino Valle Caudina esprime profonda soddisfazione per l’inserimento del progetto “Le Notti del Luppolo in Valle Caudina” tra gli interventi finanziati con l’assestamento di bilancio della Regione Campania. Un risultato che testimonia l’attenzione riservata a questo territorio e conferma la validità di una proposta che punta...

Ultimi articoli

Attualità

L’amministrazione comunale della città di Avellino accoglie con soddisfazione la sospensione della decadenza dell’On. Domenico Lucano dalla carica di sindaco…

Su iniziativa della Commissione Componenti della XXII Commissione Tutela e Diritti degli Animali – Intergruppo Parlamentare Aree Fragili e Isole…

Il Comune di Avellino informa la cittadinanza che “nella notte tra venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto 2026, l’Asl…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy