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In un Paese già pieno di problemi e difficile da governare le difficoltà aumentano se le scadenze elettorali si susseguono. E così dopo l’Umbria i prossimi test riguarderanno Emilia Romagna e Calabria.  Si naviga a vista cercando di non scontentare mai l’elettorato. Un esecutivo nato nel Palazzo è ancora più esposto rispetto a chi le elezioni le ha vinte. E’ la fotografia del governo Conte sempre sospeso tra un’alleanza da costruire e chi invece l’ha interpreta come l’unico modo per salvare la legislatura. Il tracollo in Umbria era prevedibile ma le proporzioni della sconfitta sono andate al di là delle previsioni per i “giallo-rossi”. Perde la sinistra che ha governato la regione dal 1970 e straperdono i Cinque Stelle. I numeri sono impietosi. Alle politiche il 27,5 per cento, alle Europee il 14 per cento e alle regionali il 7 per cento. Insomma in un anno e mezzo e con due governi fatti i “grillini” hanno perso tre quarti dei propri voti.  I numeri condannano anche l’attuale alleanza di governo.  Infatti alle Europee del 26 maggio il centrodestra, nel suo insieme, era al 51 per cento, il centrosinistra e i Cinque stelle al 45, sei punti; questa forbice, è aumentata di 20 punti. Sempre alle europee la somma di Pd (25%) e M5s (14%) era al 39%, ora è circa dieci punti in meno (Pd al 21,3%, M5s all’7,6%). Dunque la somma non fa il totale, come sempre nelle operazioni politiche che non funzionano. Bocciare adesso questa intesa appena nata sarebbe però folle. Il punto è ricostruirla su basi nuove.  Il collante dell’alleanza PD – Cinque Stelle non può essere il tirare a campare sennò arrivano i sovranisti e Salvini a Palazzo Chigi. Al contrario la prospettiva deve essere quella di ricercare insieme una strada nuova. Certo le premesse non sono incoraggianti. A crederci sono veramente in pochi. Il PD si conferma partito della responsabilità ma Renzi persegue altri obiettivi e Di Maio ha subito detto che l’esperimento è fallito. Alternative al rimanere assieme per ora non ce ne sono, ma si entra in una situazione di incertezza. Dal quattro marzo del 2018 ad oggi il centrodestra ha vinto tutte le elezioni regionali che si sono tenute. Una coalizione che ha un leader riconosciuto Matteo Salvini e dove la destra sovranista ha schiacciato il centro berlusconiano. I dati dell’Umbria lo dimostrano plasticamente. Lega che da sola supera PD e Cinque Stelle, Fratelli d’Italia al 10 per cento il doppio di Forza Italia. Sono le cifre di uno sfondamento. L’inedita maggioranza giallo-rossa per arginare e contenere questa avanzata ha pensato bene di impiegare i 60 giorni trascorsi al governo litigando su quasi tutto e ogni partito ha puntato la propria bandierina. Invertire la rotta con queste premesse è molto difficile. Il Conte due adesso va avanti ma o si apre una pagina nuova oppure il successo del centrodestra proseguirà perché come ha scritto Alessandro De Angelis sull’Huffington Post “alle prime elezioni dopo la crisi di agosto e la nascita del nuovo governo l’elettorato non è rimasto a casa, ma è andato a votare quell’avversario politico, il cui essere un pericolo è stato vissuto come un collante nel Palazzo ma viene ancora vissuto nel paese come un vettore di cambiamento. Nonostante non stia più al governo e al Viminale. Il patto civico non ha funzionato e, finora, non ha funzionato l’argine governativo tirato su a Roma, con tutte le sue fragilità. L’Umbria consegna l’immagine di un governo all’opposizione del paese. Non un nuovo inizio ma un nuovo capitolo di una morte lenta, incapace di invertire l’onda sovranista che avanza nel paese”.

di Andrea Covotta

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