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“L’uomo qui assente” di Preziosi: nella poesia la ricerca dell’ineffabilità. Facciamo fatica a fare i conti con il dolore ma è parte della nostra identità

“La poesia è un modo di essere che va al di là della professione che si svolge, è una forma mentis che portiamo in tutto ciò che facciamo, che ci restituisce uno sguardo diverso su noi stessi e sull’esistenza”. A sottolinearlo il poeta Federico Preziosi, atripaldese doc ma da anni trasferitosi a Budapest per motivi di lavoro, nel presentare alla libreria Mondadori la sua raccolta “L’uomo qui assente”, edita da Delta 3,  nel corso di un confronto con la poetessa Rossella Tempesta, fondatrice di Irpinia Poetica e la giornalista Floriana Guerriero. “Questi versi – spiega Preziosi – sembrano quasi conciliare gli sguardi delle precedenti raccolte, dal femminile di Variazione Madre al punto di vista del figlio di ‘Messa a dimora’. Sono il frutto della sofferenza che nasce da una relazione conclusa, poichè la presenza della persona amata e di ciò che siamo stati con lei continua a vivere in noi, anche dopo la rottura. Non ci sono dubbi che il passato, dalla nascita al dolore, connoti con forza la nostra identità. Del resto, le relazioni sono sempre fatte di separazioni, basti pensare alla maternità che è essa stessa evento traumatico poichè nasce da una recisione, un esilio dal grembo materno  che ci spinge a cercare un altro grembo che ci accolga.  Nella società di oggi facciamo di tutto per evitare il dolore ma è proprio il dolore ad aiutarci a definire noi stessi. Se da un lato l’assenza è espressione di impotenza e solitudine dell’uomo, dall’altro può rappresentare, al termine di questo percorso, l’approdo verso nuovi orizzonti, il dirigersi verso un ignoto e dunque una trasformazione e un nuovo inizio”.

E’ Rossella Tempesta a sottolineare l’intensità della ricerca poetica di Preziosi, in cui l’individuale incontra l’universale, a partire dalla capacità dell’uomo di abbracciare nuove fioriture che scaturiscono anche dalla sofferenza fino all’esplorazione del rapporto tra uomo e natura. “Anche la natura – spiega Preziosi – finisce per avere un valore ambivalente, è sia spazio in cui troviamo consolazione ma anche universo che cerchiamo di dominare. Assistiamo nei versi a una sorta di immedesimazione, come se ancora una volta l’io volesse sparire, confondendosi con lo spazio”. Floriana Guerriero pone l’accento sulla dimensione dell’assenza che è simbolo della fragilità e precarietà dell’uomo, della sua ricerca senza fine di un senso al nostro essere sulla Terra, di un’identità indefinibile, che resta mistero ma finisce per essere anche spazio del possibile. Una precarietà, quella dell’uomo di Preziosi, che lo vede irrimediabilmente solo. Non può fare affidamento né sul linguaggio che tradisce e non riesce a tradurre in parole ciò che sentiamo, poichè la vera sofferenza non si può dire, né può trovare rifugio nel prossimo che ‘con amore ci azzanna e ci sbrana”, né possono offrirci un ancora il passato o l’amore che deludono e non ci fanno scudo. Eppure la sua ricerca non si esaurisce e finisce per tornare alla poesia come strumento per acquisire consapevolezza di sè”

E’ Preziosi a spiegare come “nella poesia cerco sempre di cogliere l’ineffabilità, è quello che mi piace di una poetessa come Amelia Rosselli, mi piace giocare con i suoni, mettere insieme cocci e grovigli di immagini, altrimenti il componimento rischia di ridursi ad un atto notarile. Sono convinto che la parola può spiegare ma anche comunicare o semplicemente evocare, a partire dalle suggestioni del suono, coma accade per la musica. E’ anche per questo che amo poeti come Montale”. E chiarisce “Facciamo fatica a fare i conti con il senso del limite, che si parli di morte o dolore, anche nelle relazioni amorose non riusciamo ad accettare la fine di un rapporto. Molto spesso scopriamo che siamo incapaci di stare con noi stessi e perciò abbiamo difficoltà a relazionarci con gli altri, riempiamo la nostra vita di presenze per colmare le nostre assenze. Al tempo stesso dobbiamo prendere coscienza che non tutto dipende da noi”. E’ quindi Rossella Tempesta a porre l’accento sulla difficoltà della poesia di arrivare al pubblico e in particolare alle nuove generazioni. Una riflessione su cui si sofferma lo stesso Preziosi “La voce di un poeta è intimità, richiede capacità di introspezione, una consapevolezza di sè, una capacità di guardare dentro di sè che non tutti hanno e che gli adolescenti acquisiscono più difficilmente, bombardati da tanti messaggi e dalla paura di mostrare la propria vulnerabilità. A cambiare negli anni, a partire dal crepuscolarismo, è stata, poi, l’immagine stessa del poeta che non è più necessariamente l’intellettuale ma un uomo più vicino a noi che parla anche del quotidiano, non è più figura eroica o vate. A ciò si affianca l’idea che, vivendo in una società alfabetizzata, tutti pensiamo di poter dominare ogni linguaggio, a partire dalla poesia”.

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