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Il M5S è ormai stabilmente la seconda forza politica italiana, dopo il Pd. E i recenti sondaggi nelle principali città interessate alle amministrative danno i pentastellati protagonisti dei ballottaggi. Bastano però i numeri a farne una reale alternativa di governo?

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Affermatosi grazie alle intuzioni informatiche di Casaleggio e al valore aggiunto della forza unificante di Grillo, il M5S fin dalla nascita ha marcato la sua diversità rispetto ai partiti tradizionali, caratterizzandosi come ‘movimento’. Di questa alterità, sempre ribadita e perfino ostentata, i pentastellati hanno fatto una sorta di mito fondativo. Su di esso hanno basato i propri comportamenti, destinati ad accentuarne la portata. Fino a diventarne ingenuamente prigionieri, come nella questione- scontrini per i rimborsi, che occupò per mesi le cronache e il dibattito interni. E dette l’impressione che degli eletti per il cambiamento del Paese si perdessero in quisquilie. Fossero, insomma, incapaci di produrre quella svolta attesa da chi li aveva votati. Alcuni di essi risultavano peraltro di non eccelse capacità, in quanto inseriti frettolosamente in liste talvolta difficili da completare. E tuttavia catapultati in Parlamento dal travolgente successo grillino!
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Non sono mancati gli scandali, come a Quarto. Neppure, però, gesti significativi, come il rifiuto di partecipare alla spartizione dei truffaldini finanziamenti alla politica, fonte di sprechi e ruberie! La rinuncia, poi, dei parlamentari del Movimento ad una quota-parte della propria indennità ha permesso in Campania il finanziamento di molte nuove imprese. Tuttavia, sono apparsi subito evidenti anche i limiti e le contraddizioni di un movimento calato dall’alto e affermatosi troppo rapidamente. Ora Grillo sembra desideroso di tornare a coltivare la sua vera natura,di comico, anche con le sue sortite di cattivo gusto, come la blasfema presa in giro della comunione. E i 5S appaiono avviati a superare la sua tutela. Essa, da iniziale vantaggio, si è trasformata in una sorta di collo di bottiglia, con le decisioni politiche assunte dai parlamentari spesso smentite – come sulle unioni civili – dai due patron del Movimento. La prematura scomparsa del guru Casaleggio ha eliminato l’ostacolo più difficile e complicato. Il suo ruolo di estrema influenza, cui non corrispondeva alcuna responsabilità politica, appariva fuori dal circuito democratico. E risultava opaca la sua gestione dei sistemi informatici, da cui dipendono decisioni e candidature. Con l’aggravante di sospetti, ancora circolanti, su guadagni occulti legati all’attività politica. Per un Movimento che ha fatto della trasparenza una sua bandiera, questi intrecci misteriosi potrebbero a distanza rilevarsi altrettanti clamorosi boomerang, qualora non venissero sciolti.
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I 5S hanno ora la necessità di rinunciare a residue tentazioni isolazionistiche. E di riempire la loro battaglia di contenuti vicini alla sensibilità dei cittadini, senza identificarsi nè con la Lega nè con Fratelli d’Italia. Soprattutto "uccidere i padri" diventa imprescindibile per i pentastellati. Essi devono imparare, anche sbagliando e pagando a loro spese, ad assumersi le proprie responsabilità politiche. A rendere palesi i processi decisionali. E mettere su delle leadership contendibili. Come avviene in ogni democrazia. Se non venissero sciolti questi nodi, anche il maggiore radicamento territoriale e il delinearsi di alcune personalità emergenti attrattive di consenso potrebbero non bastare a dissipare l’impressione di una forza etero-diretta o influenzata da pressioni oscure. Ed è un processo che richiede tempo, così come il consolidamento di una leadership ancora in itinere, come quella di di Maio. Interessanti sono apparse, tuttavia, le sue dichiarazioni sulla democrazia diretta e su quella partecipata. Una sorta di contrapposizione strategica al Pd che, da partito prima più collegiale, con il berluschino Renzi ha subìto una trasformazione violenta in terreno di coltura dell’uomo solo al comando.

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Paradossalmente, tuttavia, buona parte del destino del M5S è nelle mani di Renzi e del Pd. Se i risultati del governo in campo economico dovessero continuare a essere deludenti o si verificasse qualche grosso incidente di percorso per il leader pd alle amministrative, gli scenari potrebbero subire accelerazioni improvvise. E perfino cambiamenti allo stato imprevedibili!

edito dal Quotidiano del Sud


 

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