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Viviamo un tempo di grande confusione, senza certezze con un nebuloso futuro. Se anche una delle grandi patrie della democrazie come gli Stati Uniti d’America diventa preda, sia pure solo per poche ore, della follia del suo presidente che aizza i suoi seguaci populisti a destabilizzare le istituzioni che egli stesso rappresenta, allora poco manca a immaginare che si è sull’orlo del baratro. Nel mondo aumentano le diseguaglianze, esplode la questione sociale, la povertà scandisce i ritmi di storie quotidiane che fanno rabbrividire e, non ultima la pandemia del Covid che semina morte in ogni parte del mondo. Che cosa c’è dietro a tutto questo ed altro ancora? E’ forse la paura che libera antiche repressioni e rende la società diversa? Forse il crollo dei valori con la disaffezione verso il bene comune? O ancora, forse, la costruzione di un nuovo mondo nel quale dovranno dominare le logiche economiche a favore di pochi contro tanti? Penso alla rivoluzione epocale che si è avuta con la globalizzazione. Sembrava una manna caduta dal cielo, si è dimostrata a lungo andare una iattura contro l’identità, civile e culturale, di costumi e tradizioni. E’ vero, oggi sappiamo di più, ma abbiamo dato un calcio alla cultura dei luoghi.

Ciò che è accaduto negli USA, con il tentativo di “golpetto di Stato” ha dell’incredibile. Un presidente, Biden, legittimamente eletto, non ottiene il riconoscimento da parte del suo avversario che per tutto il suo mandato ha dato segni di grande squilibrio, sollevando seri dubbi sulla sua capacità di azione. Così facendo ha dato forza a quel populismo che si è nutrito in gran parte del suo potere economico che gli avrebbe dovuto consentire il potere eterno. Ha creduto male ed ora che gran parte dei suoi ex seguaci ne ha compreso le intenzioni non si rassegna e minaccia ferro e fuoco. Storia che neanche nei paesi ribelli del centro Africa si sono mai viste. Ma l’America è lontana e a noi non resta che augurarci che il presidente Biden possa riportare il Paese alla normalità garantendo con la sua squadra un fecondo rapporto con l’ Europa e con l’Italia.

Già, l’Italia. Qui il dramma conduce all’assurdo. Il Covid uccide giovani, donne anziani; si registrano notevoli difficoltà nell’organizzazione delle vaccinazioni; le zone colorate cambiano di giorno in giorno; le scuole sono nell’occhio del ciclone; il conflitto tra governo e regioni ormai esplode su tutto; i sindaci decidono di fare di testa propria; l’usura si presenta puntuale presso chi è in difficoltà profittando della crisi economica di ristoratori e commercianti; per il Recovery fund si cambia strategia a vista d’occhio, mentre per il Mes si ha paura di parlarne e mentre tutto questo accade, nei Palazzi delle decisioni si gioca con una crisi ad intermittenza tra il premier Conte e il suo competitore Renzi. Avviene non nel merito delle cose da fare ma per la gestione del potere in un crescente ricatto e piccole furbizie che avvelenano il Paese.

In questo buio fitto, nel Paese sembra brillare, anche se solo nelle intenzioni per ora, un lume che riguarda il Mezzogiorno. La parola che circola con insistenza è infrastrutture. I fondi del Recovery plan indicano progetti che riportano alla mente la prima fase della Cassa per il Mezzogiorno. Ma bisogna aprire gli occhi. La criminalità è in agguato. Essa non litiga, non è in crisi. Decide.

di Gianni Festa

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