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Marcia su Quarto (& dintorni)

 

La miserevole vicenda di Quarto – la città-dormitorio del Bronx flegreo – ha suscitato sui massmedia un’eco del tutto sproporzionata rispetto alla rilevanza oggettiva del caso, anche se l’epica “Marcia su Quarto” capitanata dalla Picierno resterà comunque negli annali, se non della storia, almeno del ridicolo. La causa evidente di tanta risonanza è dovuta al fatto che quel Comune è amministrato da un sindaco e da una maggioranza “grillina”, e fa quindi scandalo il solo ipotizzare infiltrazioni camorristiche, quasi che basti una sigla politica a esorcizzare ogni problema. La domanda da porsi è invece solo questa: qual è l’effetti – va realtà di Quarto? Dare una risposta significa gettare nuova luce sulla metamorfosi involutiva della Questione meridionale e del prevalere dei poteri criminali nell’ultimo cinquantennio. Importante nodo stradale sin dall’antichità quale asse viario tra il grande porto di Puteoli, Capua e l’Appia (di qui il toponimo di Quarto, sottintendendo miglio), e dove i Romani crearono quel capolavoro ingegneristico che è la cosiddetta “Montagna Spaccata”, nel medioevo Quarto scompare come centro abitato, venendo ricordato essenzialmente quale luogo di caccia – contiguo al “Sito Reale” degli Astroni, oggi riserva naturale – per ricomparire solo nell’età moderna come “casale” di Marano, quale è stato sino al 1948, quando è divenuto Comune autonomo. E’ da allora che data lo sviluppo esponenziale della popolazione, che cresce di quasi sei volte, passando dai meno diecimila abitanti del 1951 agli oltre quarantamila di oggi. Il fenomeno non è evidentemente endogeno, ma esogeno. Il boom demografico si è verificato soprattutto in seguito al terremoto del 1980, con lo spostamento di masse di popolazione dai quartieri popolari di Napoli, e al bradisismo di Pozzuoli (1983), con lo svuotamento del rione Terra. Da allora Quarto è sostanzialmente divenuta una città-dormitorio del Bronx napoletano, ai margini della Terra dei Fuochi. Allo stesso tempo, il fertilissimo territorio quartese ha completamente cambiato volto, passando da abitati rurali sparsi a una micro-conurbazione, e da una fiorente agricoltura specializzata (frutta, legumi, canapa, prodotti ortalizi ecc.) a un’esclusiva quanto divorante “monocultura”: quella della cementificazione del territorio. Sin qui nulla di nuovo, se non fosse per la peculiare condizione geologica del suolo. Il territorio comunale corrisponde infatti pressoché interamente alla cosiddetta "Piana di Quarto": una depressione a forma ellittica, contornata da una cortina collinare tufacea e dovuta a una forte attività vulcanica altamente esplosiva, che altro non è che il più grande cratere spento dei Campi Flegrei. La Caldera vulcanica fu probabilmente originata in lontane ere geologiche da un vasto sprofondamento vulcano- tettonico e da un successivo riempimento di depositi quaternari, e soprattutto piroclastici, depositatisi in un ambiente lacustre e alluvionale. In sostanza, la Piana di Quarto è nient’altro che un cratere vulcanico collassato. Si tratta, quindi, di un’area ad altissimo rischio non solo sismico, ma anche vulcanico, oltre che idrogeologico (i costoni tufacei della caldera, devastati dalle cave, stanno cedendo), nella quale non si sarebbe mai dovuto costruire in maniera intensiva, e tantomeno un’intera città. Come e perché ciò sia potuto avvenire spiega tutto il resto. Non a caso, l’unica attività produttiva è stata ed è quella edilizia (non per nulla Quarto conta una trentina d’imprese edili), egemonizzata dalla camorra, che ha poi ulteriormente diversificato le sue attività, sviluppando soprattutto i traffici di droga. Su di un territorio di poco più di 14 kmq. insiste inoltre una popolazione ad altissima densità insediativa, pari a 2.871 abitanti per kmq. Ciò rende il problema dello spazio – tipico di tutte le conurbazioni – un fattore che impedisce ogni seria programmazione territoriale e la connessa razionale gestione dei servizi. Il fenomeno ha altresì comportato che la popolazione del Comune flegreo sia una delle più giovani d’Italia, avendo circa la metà della popolazione meno di trent’anni, con conseguente altissima disoccupazione giovanile. Il radicale squilibrio tra i fondamentali fattori produttivi – ambiente/territorio/popolazione/risorse – genera inevitabilmente, come in tutto il territorio flegreo- domiziano, degrado sociale e crea terreno fertile all’espansione dell’economia criminale della camorra (altro che “infiltrazioni”!). In una condizione del genere, e senza una preliminare bonifica sociale e culturale, risulta del tutto inefficace il ricorso al solo sistema repressivo. Né tantomeno, ancor più illusoriamente, ci si può affidare ai mezzi salvifici, o addirittura demiurgici, della politica. I partiti, come già denunciava Dorso quasi un secolo orsono, non hanno mai esitato, pur di «arraffare voti», a ridurre i collegi meridionali a «colonie elettorali», arruolando nelle proprie liste uomini che, privi di spessore politico, sperano di essere avvantaggiati dalla «forza mitica» dei nomi e dei programmi dei grandi partiti. Alla tradizionale infantilità dell’organizzazione politica meridionale si sono ora aggiunti il collasso strutturale delle classi dirigenti e il tramonto della politica come strumento di risoluzione dei problemi e di governo dei territori. Non a caso, il Comune di Quarto vanta un singolare record: è stato sciolto cinque volte nel giro di vent’anni; l’ultima risale al 27 marzo 2013. Ora aspettiamo la sesta. E poi? 

edito dal Quotidiano del Sud

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