Nessuna visione d’insieme, un deficit culturale preoccupante e la pericolosa illusione di poter vincere senza una vera strategia moderata. Clemente Mastella non usa giri di parole. Il sindaco di Benevento e figura storica della politica italiana, intervistato da La Stampa, boccia senza appello l’attuale rotta del centrosinistra e il cosiddetto “campo largo”, definendolo privo di bussola e affetto da miopia politica.
Il paragone con il passato è impietoso. Ai tempi di Romano Prodi, ricorda l’ex ministro, esisteva un’idea forte e unificante del Paese. Oggi, invece, regna la frammentazione: “Ognuno va per sé. Da un lato c’è chi parla di centro, e viene trattato come un paria, eppure è da lì che si vince. Dall’altra si pensa ad alchimie senza senso”.
Secondo Mastella, l’opposizione difetta soprattutto di spessore culturale: “Ho frequentato Aldo Moro, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti, e non ho mai visto tanta pochezza”.
Nel mirino finiscono soprattutto le primarie, bollate come un azzardo autolesionista: “Si fanno se c’è un leader riconosciuto da legittimare, sennò è uno svantaggio, si rischia di perdere la partita. Ad oggi sono votati alla sconfitta”.
La proposta alternativa? Mettere da parte i tatticismi e affidarsi ai numeri: “Facessero un sondaggio e decidessero chi fra Schlein e Conte può prendere più voti”. Un esercizio comunque complesso, osserva il sindaco, visto che l’elettorato del Movimento 5 Stelle fatica a convergere su figure troppo sbilanciate a sinistra, in un clima generale dominato da calcoli di piccolo cabotaggio.
Per Mastella la quadra non può prescindere da una gamba centrista forte, un obiettivo reso difficile dalle ambizioni personali dei singoli: “Renzi dovrebbe mettere da parte l’ego, al servizio della causa. Invece qui vogliono fare tutti i leader ed è un dialogo fra sordi”.
Infine, lo sguardo si sposta sul piano locale e sulle ambizioni personali. Riconoscendo doti di guida soprattutto tra i colleghi amministratori locali, Mastella lancia una provocazione sul suo futuro politico: “Se scommetterei su uno di loro? Lo trovassero, altrimenti mi candido io. Posso dare una mano, qui in Campania valgo centomila voti”. Un peso elettorale accompagnato però da un avvertimento al vetriolo: “Peccato che a farmi la guerra è anzitutto il Partito democratico. Mi potrei pure rompere le scatole e mandarli a quel Paese”.


