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Mattarella e il baricentro istituzionale

 

Con il suo primo messaggio di fine anno Sergio Mattarella ha voluto consolidare la sua posizione di baricentro istituzionale all’inizio di un periodo nel quale i prevedibili scossoni della politica potrebbero compromettere gli esili segnali di ripresa che il 2015 ha fatto registrare. Che l’anno appena iniziato possa riservare amare sorprese alle forze politiche e di conseguenza all’Italia è un dato di fatto, e non solo per le pesanti incognite che gravano sul contesto internazionale. (Terrorismo in primo luogo, ma anche crisi siriana e libica) ed europeo (referendum sulla Ue in Gran Bretagna, conseguenze destabilizzanti delle elezioni in Francia e Spagna), ma anche e forse soprattutto per via delle scadenze che il calendario domestico presenta a tutti noi. I principali appuntamenti politici del 2016 chiamano in causa il futuro di quasi tutti i protagonisti della scena; non solo di Matteo Renzi che ha subito messo sul tavolo il massimo della posta, legando al successo al referendum istituzionale di ottobre la sua permanenza in politica. Dopo tutto, finora, i suoi risultati più clamorosi – dalla conquista della segreteria piddina all’ascesa a palazzo Chigi, alla vittoria alle europee – sono sempre stati il frutto di un coraggioso e spregiudicato gioco al rialzo, nel quale Renzi si trova a suo agio, anche perché sempre più spesso è lui a distribuire le carte, e si comporta come uno che ogni tanto sbircia nel mazzo. Dunque è facile, anche questa volta concentrare su di lui l’attenzione, e dire che sarà l’unico a giocarsi il destino: del resto, se ripercorriamo il 2015, vedremo che più di una volta i suoi avversari l’hanno dato per spacciato, dovendosi poi sempre ricredere. Nell’anno appena iniziato, però, non è solo Matteo Renzi a rischiare. Prendiamo il primo appuntamento: le elezioni amministrative di primavera. Il presidente del Consiglio ha messo prudentemente le mani avanti ricordando che la posta in gioco non è palazzo Chigi. Vero, ma tutti i commentatori ritengono che una sconfitta nelle grandi città potrebbe essere deleteria per il governo. Ma, ci chiediamo, è solo Renzi a rischiare il tracollo? A destra, per esempio, quanto rischia Silvio Berlusconi, sempre più in difficoltà a difendere il suo ruolo di leader di quell’area politica? Come potrà il suo partito, già in pesante calo nei sondaggi, sopravvivere alla sanzione dell’egemonia di Salvini? E se Forza Italia crolla, dove vanno i suoi voti? Ancora: lo stesso Beppe Grillo, dato per sicuro vincente a Roma (che non abbia ancora scelto il suo candidato è dettaglio che ai più pare trascurabile), non rischia forse di essere destabilizzato oltre che dalle sue intemperanze verbali anche da una certa visibile difficoltà a tenere unito un movimento che si sta trasformando in partito, e che di un partito già manifesta i difetti? Qui è prevedibile che la lotteria del candidato sindaco della capitale (cui tanti pronosticano una vittoria a scatola chiusa) si porterà dietro polemiche difficili da assorbire, e proprio perché i Cinquestelle si vedono già al Campidoglio. Anche l’altro appuntamento importante, quello del referendum istituzionale di ottobre, non è tale da lasciare tutti tranquilli. Renzi ha già detto la sua ma, per tornare a Berlusconi, c’è da chiedersi (e molti già lo fanno anche nella sua area politico-culturale): come farà a convincere i suoi elettori a dire no ad una riforma che lui stesso ha contribuito in buona parte a scrivere e che contiene in sé delle norme che, quando governava con maggioranze molto estese, non è riuscito a far passare? E gli oppositori interni di Renzi, che peraltro non si sono più fatti sentire dopo il voto del Senato, oseranno dire no al referendum insieme ai grillini e ai leghisti, mettendosi contro un’opinione pubblica che la riforma la vuole? Sulla risposta a questi interrogativi, sullo scioglimento di queste incognite si gioca la stabilità politica del 2016. Che è, per più ragioni, a rischio. Per cui ha fatto bene il Presidente della Repubblica, rivolgendosi agli italiani a Capodanno, a presentarsi non solo (e implicitamente) come il garante delle istituzioni, ma anche (più esplicitamente) come colui che sarà capace in ogni momento di richiamare governo, parlamento e forze politiche all’impegno sui valori e sui contenuti che sostanziano la tenuta del Paese. Legalità, lavoro, ripresa economica, equità fiscale, questione femminile, Mezzogiorno, ambiente, pace, immigrazione sono proprio le frontiere sulle quali coloro che sono chiamati “ad avere cura della Repubblica” dovranno battersi nell’anno appena iniziato. Il fatto che il discorso di Mattarella sia stato apprezzato anche da parte delle opposizioni sembra preludere al riconoscimento del ruolo di garanzia e di equilibrio che il Capo dello Stato sarà presto chiamato a svolgere. Sperando che il consenso resista alla prova dei fatti.

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