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Senza pregiudizi. Cogliendo dal passato le occasioni mancate. Guardando al futuro con ottimismo e agendo con rapidità per recuperare i ritardi del Mezzogiorno. Il primo governo Meloni è atteso all’appuntamento con il sud con rinnovate speranze. Il suo sarà un compito difficile. Meglio dirlo subito. Nell’ esecutivo c’è, in modo determinante, il peso della Lega. Il suo fastidio antimeridionalista è noto. La partita in campo è dura: c’è da fare i conti con l’autonomia differenziata regionale che rappresenta il primo scoglio per capire bene in quale direzione il governo intende andare per tutelare l’unità del Paese. Sia chiaro. Il problema di fondo del Mezzogiorno è la qualità della sua classe dirigente. Nel senso che da essa dipende l’interesse del governo nei confronti delle aree meridionali. Fanno ridere i primi commenti sull’appartenenza territoriale dei singoli ministri, come se questa fosse la chiave di svolta della questione meridionale. Il problema è ben più complesso. Interessarsi oggi di Mezzogiorno non è cambiare il nome ad un ministero, ma è mettere insieme una serie di operazioni che potranno consentire un’alba nuova. Il primo problema è la creazione delle grandi infrastrutture, così come avvenne nel dopoguerra con il prezioso impegno della Cassa per il Mezzogiorno. Ora alle risorse ordinarie si aggiungono i fondi Pnrr che rappresentano una manna caduta dal cielo. Nel sottolineare l’impegno infrastrutturale il riferimento è soprattutto alla questione ambientale con la messa a regime dei fiumi e la cura dei boschi. Per tutto questo ed altro ancora i fondi, come detto, non mancano. E’, invece del tutto assente la capacità di spendita degli amministratori locali, negligenti nella fase di progettazione e clientelari nella visione complessiva del territorio. Per questo accorre snellire il processo burocratico che con i suoi legacci blocca ogni spirito di iniziativa. Andando oltre, ma non in ordine di importanza, bisogna sconfiggere la questione criminale. Nel sud la legalità è latitante. Politica-camorra, come molti processi al malaffare evidenziano, sembra essere un nesso inscindibile che tiene in ginocchio lo Stato di diritto. Mafia, camorra, ndrangheta, criminalità foggiana hanno occupato l’intero Mezzogiorno determinando un clima di terrore e di paura che non aiuta il cittadino ad essere arbitro della sua libertà. Su questo terreno il nuovo governo si affida ad un servitore di grande esperienza qual è il prefetto Matteo Piantedosi. Il governo Meloni nasce con simpatia. Una giovane donna per la prima volta premier a palazzo Chigi, una squadra coesa (forse non compatta), la grande novità di un percorso che ha davanti a sé eccezionali sfide. Quella per il Sud è tra le più importanti per l’unità del Paese.

di Gianni Festa

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