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Monteforte irpino, scommesse illegali per conto del clan Russo: il 38enne davanti al gip

Il candidato alle elezioni amministrative di Monteforte Irpino nella lista “E’ ora” ed estromesso subito dopo il suo arresto , Giovanni Mazzola comparirà davanti al gip il 26 novembre per l’interrogatorio di garanzia. In quella sede – affiancato dai suoi legali, gli avvocati Gaetano Aufiero e Luca Pellecchia – potrà fornire dei chiarimenti al gip del tribunale di Napoli che ha firmato l’ordinanza.I fatti oggetto di indagine risalgono al periodo antecedente alla sua candidatura.Nei confronti di Mazzola è stata eseguita la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di esercizio abusivo di giochi e scommesse aggravato dalle finalità mafiose.

Il provvedimento nei confronti del 38enne irpino  dall’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che questa mattina hanno arrestato 44 persone. Per 34 indagati è stato disposto il carcere, mentre altri 10 sono finiti ai domiciliari. Il provvedimento, firmato dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia, contesta a vario titolo i reati di associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione, esercizio abusivo del gioco e delle scommesse, e soprattutto scambio elettorale politico-mafioso. Tutte accuse aggravate dal metodo mafioso e dalla presunta appartenenza ai clan attivi nell’area.

L’inchiesta

Le indagini, avviate tra il 2022 e il 2024, avrebbero confermato la piena operatività del clan Russo, storicamente radicato tra Nola e i comuni limitrofi. Secondo gli inquirenti, il gruppo criminale esercitava un controllo capillare sulle attività economiche del territorio, con particolare attenzione al settore immobiliare. Gli investigatori parlano di «pretese estorsive sistematiche»: somme imposte su compravendite, progettazioni, pratiche urbanistiche e cantieri. Parte dei proventi sarebbe stata poi ridistribuita tra gli affiliati, mentre una quota finiva nella cassa comune destinata al sostegno delle famiglie dei detenuti. In più episodi, gli indagati avrebbero costretto professionisti, imprenditori e committenti di lavori a versare denaro o a cedere opportunità immobiliari.

Le scommesse Un altro filone dell’inchiesta riguarda il presunto sistema illecito delle scommesse. Per gli inquirenti il clan Russo avrebbe operato, in accordo con esponenti del clan Licciardi, una rete di agenzie e sub–agenzie nel Nolano, raccogliendo giocate clandestine e gestendo piattaforme di gioco on-line create ad hoc. I proventi, ancora una volta, sarebbero stati destinati alla cassa del clan e al sostegno degli affiliati detenuti. Non sarebbero mancati episodi estorsivi nei confronti degli stessi gestori dei centri scommesse, chiamati a «coprire» i debiti maturati nella rete illegale.

Le elezioni amministrative

Il passaggio che gli inquirenti definiscono «particolarmente significativo» riguarda il presunto intervento dei clan nelle elezioni amministrative di Cicciano, nel maggio 2023, e Casamarciano, nel giugno 2022. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero tentato di orientare le consultazioni attraverso l’intermediazione di persone vicine al clan, nel tentativo di sostenere candidati ritenuti più «vicini» agli interessi del gruppo criminale. Il quadro delineato suggerisce un presunto tentativo di condizionamento «esterno e pervasivo» della cosa pubblica. Tra le persone indagate per voto di scambio ci sono anche consiglieri comunali e amministratori pubblici di Cicciano. Anche a Casamarciano alcuni consiglieri eletti, nelle file della minoranza, si sarebbero avvalsi della camorra per farsi eleggere. Tra gli arrestati anche il  candidato al comun di  Monteforte Irpino a cui si contesta il reato esercizio di gioco d’azzardo aggravato dalle finalità mafiose.

L’operazione dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 44 misure cautelari contro presunti affiliati e fiancheggiatori del clan Russo ridisegna la mappa della criminalità organizzata nel Nolano e apre uno squarcio su alleanze, metodi e ambizioni di un’organizzazione che, nonostante gli arresti eccellenti degli ultimi anni, non si era mai davvero dissolta. A evidenziarlo sono stati, nel corso della conferenza stampa, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, l’aggiunto Sergio Ferrigno e i vertici dell’Arma, sottolineando come l’indagine riveli una camorra profondamente mutata: più connessa, più silenziosa, e allo stesso tempo più strutturata.

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