AVELLINO – Dai nomi di nobili e di maestranze provenienti da San Magno e Solofra a notizie inedite sulla Dogana, le Chiese e il Castello. Tra il prestigio dei Filangieri e il fermento della Dogana, a rivivere la città del Trecento, dove la nobiltà delle architetture e l’eleganza dei commerci internazionali creavano un paesaggio urbano unico.
Protagonista l’editore Arturo Bascetta, giornalista e storico tra i maggiori esperti di storiografia meridionale, che spiega di aver ritrovato presso l’ex Archivio Segreto Vaticano alcuni documenti che ribaltano le ipotesi relative alle origini del Castello di Avellino, che sarebbe il Castrum murato, da cui svettavano ben otto Torri di guardia, compreso il campanile e il Mastio, la Torre quadra, oggi malamente chiamata Torre dell’orologio.
«Esiste una bellezza antica, fatta di pietre squadrate e sguardi che spaziano dalle vette delle torri fino al mare di grano delle Puglie. È l’Avellino del XIV secolo, una città che non era solo una fortezza, ma un palcoscenico d’alto prestigio, dove l’orgoglio della nobiltà e l’efficienza delle istituzioni convivevano sotto il cielo d’Irpinia».
Grande l’orgoglio per questa sua nuova scoperta, con tante chiese rinvenute sulle carte e fino a ggi sconosciute, già diventate un libro, anzi due, che saranno disponibili dal 1 giugno su tutti gli store internazionali e sul sito.
«Dominando la collina, il Castrum, ovvero la Rocca dei Filangieri, – dice Bascetta – non era solo un baluardo, ma un simbolo di grandezza. Le sue quattro torri angolari disegnavano un profilo inconfondibile: la Torre Est, che abbracciava con lo sguardo la valle verso Atripalda; la Torre Sud, sospesa con eleganza sullo strapiombo fino al Sabato; e la maestosa Torre Quadrata. Altre piccole torrette, tra cui il campanile, svettavano verso il cielo. L’attuale Torre dell’Orologio era il Maschio della città, era il cuore di un sistema ingegnoso: un ponte levatoio che, come un braccio teso, collegava il mondo del castello alla vita pulsante della piazza sottostante. È un’immagine di rara potenza visiva: il castello che incombe sulla città non per schiacciarla, ma per proteggerla, mentre il ponte si abbassa per dare il via al battito quotidiano della comunità. Ai piedi del costone interno, la Platea Maior e la Dogana rappresentavano l’orgoglio economico cittadino. Sotto il Portico di San Giovanni, un luogo dove l’architettura sacra si faceva ospitalità, si respirava un’aria cosmopolita. Qui, figure colte e autorevoli come il gabelloto Landolfo de Sancto Magno — esponente di una delle famiglie più stimate della città — accoglievano mercanti che parlavano lingue lontane. Non era un semplice mercato doganale: era un luogo di garanzia. Uomini come Maestro Cicco di Avellino, pesatore pubblico dalla mano esperta, certificavano con rigore la lana pregiata dei mercanti francesi. Avellino era, a tutti gli effetti, una tappa fondamentale delle grandi rotte europee, un centro dove la qualità della merce e la serietà dei funzionari erano il biglietto da visita della città. Altre torri punteggiavano il paesaggio come gemme preziose: la Turris Principalis, la nobile guardiana di Porta Beneventana, che con la sua altezza segnava il confine settentrionale della civiltà. La Torre di Porta S. Antuono, che vigilava sul mormorio dei mulini lungo il fiume. La Torre dei de Sancto Magno, una splendida torre-casa che testimoniava come l’abitare nobiliare sapesse farsi presidio e decoro urbano. Il Campanile della Cattedrale, la vigilia civitatis, che fondeva il suono delle campane al servizio di vedetta, unendo la cura delle anime alla sicurezza del corpo sociale».
Bascetta spiega che !Queste otto torri non erano semplici strumenti di guerra, ma i pilastri di una città consapevole della propria importanza. Dalla giustizia rigorosa che colpiva chi tradiva la fiducia pubblica alla maestosità del castello che sfidava il tempo, l’Avellino medievale ci appare oggi come un mosaico di vite, commerci e pietre vive”
Un prezioso volume sulla città e i paesi dell’Irpinia e del Sannio (sindaci interessati possono richiedere le nuove ricerche sui comuni disponibili al wsap 393.333.9838) , che consente di riscoprire un’Avellino mai conosciuta, perché scava nelle carte antiche tra Napoli e Roma, alla ricerca dell’anima più autentica: quella di un Castrum fiero, nobile e profondamente legato alle radici.



