Assoluzione perché il fatto non sussiste. Questa è la formula utilizzata dal Tribunale di Avellino, presieduto dal Giudice Sonia Matarazzo, nella giornata di ieri. Dopo circa 5 anni e decine di udienze, si è conclusa l’odissea della quarantenne di Avellino, unica imputata per la morte del compagno Carmine Taccone, avvenuta nel carcere irpino la notte della vigilia di Natale del 2017, dopo poche ore dal loro ingresso in carcere a seguito di un arresto avvenuto nel medesimo pomeriggio per altra causa. La donna, assistita dal proprio difensore di fiducia Avvocato Rolando Iorio, era accusata di aver ceduto al Taccone ingenti quantitativi di metadone tanto da cagionarne la morte .
Il tutto sarebbe avvenuto all’interno della Caserma dei Carabinieri di Avellino, dove i due insieme ad un altra persona, si trovavano in stato di arresto per altri gravi reati. Approfittando di un momento di distrazione dei Militari, la donna, secondo l’assunto accusatorio, avrebbe ceduto al proprio compagno diversi flaconcini di metadone che, una volta ingeriti, ne avrebbero determinato la morte nel corso della prima notte trascorsa in carcere. Accolta in pieno la tesi difensiva sostenuta dall’Avvocato Rolando Iorio che, sulla base della consulenza tecnica espletata dalla Dottoressa Picciocchi, poneva in dubbio le cause del decesso così come prospettate dall’accusa. L’imputata è stata quindi mandata assolta con formula piena per entrambe le accuse, sia per quella di cessione di sostanza stupefacente, sia per quella di aver cagionato la morte della persona offesa come conseguenza di altro delitto.



