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Morti bianche, maglia nera per la Campania

In Italia si continua a morire di lavoro, sono 369 le vittime registrate fino ad adesso, (286 in occasione e 83 in itinere), ben undici in più rispetto all’anno precedente. Una vera e propria strage silenziosa che abbraccia purtroppo tutta la Penisola, dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, con un’incidenza preoccupante nel settore dell’edilizia. Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza Sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, commenta così il fenomeno: “Ancora una volta è l’incidenza il vero campanello d’allarme, poiché si parla di vittime rispetto alla popolazione lavorativa.

Va da sé che contestualizzando i dati si ottiene un risultato allarmante, nel momento in cui si rapporta ai numeri sull’occupazione in Italia. Dallo studio – prosegue deciso – emerge una mappa delle aree più a rischio, essenziale per direzionare al meglio gli sforzi di quanti devono operare per garantire la sicurezza sul lavoro”. In zona rossa troviamo la Lombardia con il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (48). A seguire Emilia-Romagna (35), Campania (30), Sicilia (22), Lazio (21), Puglia (20), Piemonte (19), Toscana (17), Veneto (14), Trentino-Alto Adige (12). Calabria (8), Umbria e Liguria (7), Abruzzo (6), Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Marche (5), Valle d’Aosta e Basilicata (2) e Molise (1) registrano dati inferiori per quanto concerne le morti bianche. Una cartina geografica “nera” che non risparmia nessuno.

L’età media delle vittime si attesta intorno ai 60 anni, sono i cosiddetti veterani a pagare il prezzo più caro, soprattutto quando impiegati in posti di lavoro ad alto rischio, quali il settore edilizio o il manifatturiero. Per gli ultrasessantacinquenni l’indice di mortalità sfiora i 55,0 morti per milione di occupati. Va anche specificato come siano gli stranieri a far incrementare la conta delle vittime sul territorio nazionale. Nei primi cinque mesi dell’anno hanno perso la vita 62 lavoratori stranieri, con una media di 26,1 morti su milione di occupati. Ricordiamo poi come tali decessi siano registrati in occasione di lavoro. Ultrasessantenni infelici protagonisti delle denunce di infortunio, campanelli dall’allarme troppo di frequente presi sottogamba. In Italia nei primi 5 mesi del 2024 si sono registrate più di 251mila denunce di infortunio in corso di lavoro.

Così mentre si piangono i morti di oggi, si sottovalutano le denunce di quelle che possono essere le vittime di domani. Bisogna ascoltare una volta per tutte il grido di aiuto di decine di migliaia di lavoratori. Serve l’impegno comune nel formare i lavoratori impiegati nei luoghi ad alto rischio. Cruciale poi sarà l’attività di vigilanza da parte degli ispettori del lavoro, i quali devono denunciare in forma preventiva qualsiasi condizione a rischio.

(Luis Gentile)

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