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Next Generation Tax, Fratoianni: “Ridistribuire la ricchezza”

Di Matteo Galasso

Il dibattito pubblico in Italia tende da anni a demonizzare le proposte di nuove tassazioni patrimoniali, anche quando queste appaiono vantaggiose per ampissime fette della popolazione, non creando, allo stesso tempo, disagi significativi a chi ne è direttamente interessato. Nicola Fratoianni, Deputato della Repubblica e segretario nazionale di Sinistra Italiana, ha proposto – con l’appoggio del suo partito – una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare, ribattezzata Next Generation Tax. La proposta ha già raccolto migliaia di firme in tutto il Paese: anche in Irpinia, dove la raccolta firme si è già svolta in diversi comuni, si punta alle 1000 firme entro metà settembre. Per fare chiarezza rispetto alla propaganda demagogica di chi si oppone a questa proposta senza neanche sapere di cosa parli, abbiamo sentito il Segretario Fratoianni.

Onorevole Fratoianni, ci può spiegare cosa propone l’iniziativa di legge Next Generation Tax e perché firmarla?

La nostra proposta di legge di iniziativa popolare propone e avanza l’introduzione di un’unica imposta sul patrimonio fortemente progressiva. Questa proposta nasce da due considerazioni basilari: la prima è che la ricchezza in Italia esiste ma è distribuita in modo molto diseguale: l’1% più ricco della popolazione detiene, infatti, il 25% della ricchezza complessiva, mentre il 60% più povero deve accontentarsi del 15%; la seconda considerazione è che le attuali forme di imposizione patrimoniali appaiono visibilmente inique e per nulla progressive: IMU sulla seconda casa e imposta di bollo su titoli e risparmi. L’art.1 della nostra proposta di legge prevede, infatti, di cancellare queste due imposte: per una volta, in un Paese in cui tutti promettono di abolire le tasse, lo si fa per davvero!

Su quali criteri si basa quindi questa nuova tassa?

L’imposta comprende il patrimonio complessivo di beni immobiliari, risparmi, titoli e investimenti finanziari e voglio precisare che chi ha meno di mezzo milione di euro non sarebbe sottoposto ad alcun pagamento, mentre oggi versa le due imposte che vogliamo abolire. Questa nuova tassa è significativa solo in presenza di grandissimi patrimoni: si parte infatti dallo 0,2% per i patrimoni superiori a 500 mila di euro (netti). Si passa poi all’1% da un milione in su, all’1,5% dai 5 ai 10 milioni, al 2% sopra i 50 milioni di euro. Al di sotto dei 500 mila euro quindi non si paga nulla. Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare va calcolata la rendita catastale e non quella commerciale (ca. 1/3 del totale). Su un patrimonio immobiliare di un milione di euro si sviluppa un valore catastale di circa 300 000 euro. Inoltre, quando i titolari di un patrimonio sono più di uno il valore nominale è diviso tra il numero dei proprietari.

A chi si rivolge questa tassa? Se fosse attuata quanto farebbe incassare allo Stato? E in che modo sarebbe impiegato l’ammontare di fondi raccolti dalla Sua proposta?

La nostra valutazione è che questa misura intervenga in modo significativo su una percentuale non superiore al 5% della popolazione italiana: per tradurla in modo più concreto il 95% degli italiani ne trarrebbe un doppio guadagno. Da un lato non pagherebbe più le attuali tasse patrimoniali e, allo stesso tempo, trarrebbe un vantaggio dalle risorse che stimiamo possano derivare annualmente da questa imposta (10 miliardi ca.), che garantirebbero vantaggi legati alla possibilità di avere più diritti, servizi e strumenti. Pensiamo ad un investimento massiccio sulle nuove generazioni, al diritto allo studio, alla possibilità di rendere gratuita la formazione dall’asilo all’università.

La Sua iniziativa è senza dubbio diventata molto popolare tra i cittadini, ma potrebbe non essere abbracciata da tutte le forze parlamentari: Lei si aspetta concretamente il sostegno degli altri partiti di maggioranza soprattutto da quelli del gruppo di centro-sinistra?

Purtroppo non sono così ottimista: la discussione sulle tasse nel nostro Paese è spesso sterile e subalterna. Si ripete assiduamente che le tasse vadano abbassate, il che è vero, ma in parte. Questa condizione, infatti, diventa ingannevole se ci riferiamo ai più agiati. Abbiamo scelto la strada della legge di iniziativa popolare proprio perché in quanto Parlamentare, posso presentarla. Questo strumento costruisce coinvolgimento tra i cittadini ma potrebbe anche smuovere l’assetto delle altre forze politiche, al momento impronunciabile a riguardo. Anche se il Parlamento al momento è del tutto scettico a questa proposta, i sondaggi ci dicono che la maggioranza dei cittadini, una volta compreso appieno il contenuto della misura si dichiara comprensibilmente favorevole. Devo dire che le prime reazioni che stiamo osservando anche con i banchetti per la raccolta firme siano confortanti: c’è grande disponibilità, entusiasmo ed interesse soprattutto da parte dei giovani, ma anche di tutte le altre fasce di età.

In Italia la parola patrimoniale ha sempre creato sgomento, stranamente, tra chi neanche dovrebbe esserne interessato, ma anzi, ne trarrebbe benefici: come se Lo spiega?

“Patrimoniale” è una parola ancora prima che una proposta politica. Questa sembra impronunciabile e, talvolta, i primi a considerarla sbagliata e impraticabile sono proprio coloro che ne trarrebbero più benefici. Quello che vorrei si comprendesse è che questa tassa non colpisce nessuno, neanche chi la paga: noi non abbiamo un’attitudine punitiva verso chi ha di più, il nostro tema non è quello di colpire i ricchi. Vogliamo semplicemente ridistribuire la ricchezza in modo più equo, ma la verità è che molti dei quali sarebbero avvantaggiati da questa proposta faticano a considerarla uno strumento utile a migliorare la loro condizione sociale. In questi anni il dibattito pubblico sulle tasse è stato sempre un discorso orientato al luogo comune per cui le tasse siano troppe e vadano abbassate. È vero, ma allo stesso tempo ingannevole, in quanto si finge che tutti siano sulla stessa barca, ma le disuguaglianze esistono: ci sono persone che, in proporzione alle proprie risorse, pagano troppo e altre che pagano troppo poco.

Il Presidente Draghi ha giorni fa sostenuto che questo non è il momento di “togliere” ma quello di dare dei soldi agli italiani in un periodo così difficile: ma in realtà almeno finora non si è fatto nulla per garantire ai più deboli una vita dignitosa continuando nello stesso tempo a pressare di tasse il ceto medio. Lei crede che sia davvero possibile invertire la rotta pretendendo solo un piccolo contributo in più dagli italiani più abbienti?

Sarebbe sicuramente un inizio. Non sono così presuntuoso da sostenere che la nostra proposta abbatta ogni disuguaglianza. La parola “italiani” viene utilizzata, ancora una volta, in modo ingannevole: gli italiani non sono tutti uguali. È giusto dare molto a chi parte dal basso, lavorando tanto e venendo comunque mal retribuito, ed ha meno possibilità e diritti di chi ha di più. Ai più fortunati o anche ai più bravi (non metto in discussione la bravura dei grandi capitali d’industria) si può chiedere di più. Questa proposta è un modesto contributo che va nella giusta direzione: quella di costruire una società più giusta ed equa, dove i servizi basilari siano garantiti a tutti.

Cosa risponde a chi considera demagogicamente la patrimoniale una “rapina per gli italiani”?

Una battuta buona per una cattiva propaganda. Non si rapina un bel nulla, al contrario, si restituisce un po’ di quello che in tanti anni, con l’aumentare delle disuguaglianze è stato sottratto ai più.

Sembra che per tutelare questi grandi patrimoni, la politica dimentichi i giovani che scappano dal nostro Paese, così come tutti gli italiani che sono in difficoltà e che non possono permettersi neanche i dovuti servizi essenziali.

Nulla da aggiungere. Questo accade perché la politica non fa distinzioni tra chi ha più priorità di essere tutelato e supportato e chi è stato più fortunato. In questo modo, però ci guadagnano solo i più forti.

 

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