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“Noi del Forum dei movimenti per l’acqua non ci faremo prendere in giro dalle autorità locali”

Comunicato Stampa

È possibile un discorso comune, che attraversa gli oceani e le culture per annodarsi intorno alla necessità di ribadire con le lotte, con i referendum, con la memoria storica e l’impegno sociale che non tutto è acquistabile. Un filo diretto lega Cochabamaba e l’Italia. A Cochabamba i boliviani hanno portato avanti una dura battaglia perché l’acqua tornasse pubblica. Nel 1999, sotto l’egida della Banca Mondiale, ed FMI,  l’impresa municipale che gestisce l’acqua di Cochabamba, SEMAPA (ServicioMunicipal del Agua Potable y Alcantarillado) viene privatizzata attraverso un accordo fra il Governo boliviano di Hugo Panzer Suarez, ex colonnello e dittatore del Paese. La privatizzazione dell’acqua vide come protagonista una multinazionale americana: la Bechtel Corp. in collaborazione con l’italiana Edison e la supervisione della Banca Mondiale. Nel giro di pochi mesi gli abitanti di Cochabamba vedono aumentare le tariffe del 300%, mentre le condizioni precarie delle reti idriche e fognarie non subiscono alcuna operazione di mantenimento o miglioramento. La popolazione non aveva neanche la possibilità di raccogliere acqua piovana, e i prezzi aumentarono a tal punto che una famiglia rischiava di spendere fino al 30% del proprio stipendio per avere acqua. Le multinazionali avevano calcolato i loro profitti, i loro “businness”, ma non avevano fatto i conti con la popolazione.
Il Governo arresta molti attivisti che protestano contro la privatizzazione e mette sotto censura i mezzi di informazione. Durante una manifestazione vengono uccise cinque persone e una decina ferite gravemente. Ma la gente non molla e quando giungono anche i cocaleros dalla regione del Tropico e i minatori dagli Altipiani, la Guerra di Cochabamba diventa la guerra di tutto il popolo boliviano. Il 10 aprile il Governo è costretto ad abrogare la legge sulle concessioni pubbliche e l’azienda SEMAPA viene consegnata al popolo. La Coordinadora en defensa de l’agua y la vida( il movimento in difesa dell’acqua) attraverso assemblee pubbliche fisserà le linee guida per una gestione democratica dell’acqua.

In Italia Con la legge Galli si apre la strada verso la privatizzazione dei servizi idrici, e la mercificazione dell’acqua, che trova uno sbocco intermedio nella legge 549/95, che favorisce il mutamento delle aziende di diritto pubblico in aziende di diritto privato (S.p.A), per poi sfociare nel “Decreto Ronchi” (art. 23bis della legge 133/2008), che impone un minimo del 40% del capitale azionario di tali aziende in mano a privati.
In nome del libero mercato, si impone di vendere i diritti dei cittadini ai capitali privati nonostante in diversi paesi, anche europei, si va nella direzione opposta di una difficile ma necessaria ripubblicizzazione dei servizi. Il referendum ha abrogato l’art 23 bis del decreto Ronchi e l’articolo 154 della legge152 del 2006, che stabilisce che nel costo finale dei servizi idrici che il “cittadino-utente” paga in bolletta debba essere inclusa la remunerazione del capitale investito, fissata per legge al 7%.

In Italia come in Colombia nonostante un referendum contro la privatizzazione che ha vinto si tenta ancora di privatizzare.

Le manovre sudbdole per privatizzare continuano. E mentre gli amministratori qui in Irpinia affermano in continuazione di essere a favore dell’acqua pubblica, sotto banco trattano con GESESA. Alcuni sndaci invocano la privatizzazione come una panacea per risolvere magicamente tutti i problemi. Questi sindaci o non sono ben informati o sono parecchio in mala fede.

A Latina con la Gestione di Acqualatina una società mista con partecipazione della muiltinazionalefrancesceVeolia si registrano aumenti in bolletta del 56%, ma se prendiamo il caso di una famiglia con 3 persone ed un consumo virtuoso di 180 metri cubi, arriviamo ad incrementi del 156%, pari ad una bolletta da 283 euro». Ma per alcune categorie si arriva anche a punte del 300%. Praticamente come a Cochabamba.

A Cochabamba, in Bolivia, è nato il più grande movimento della storia dell’umanità contro la privatizzazione dell’acqua e ce l’hanno fatta a cacciare i predatori. Se noi cittadini irpini creiamo un grande movimento cacceremo anche Gesesa con Acea dentro con Suez de France dentro. Stanno solo prendendo tempo perchè ci siamo ribellati, ma aspettano che ci distraiamo per fare entrare GESESA in ACS e privatizzare, quindi teniamo alta l’attenzione e non molliamo mai!!

In tutto il mondo si sta lottando per evitare il controllo di pochi sulle risorse idriche, sempre più scarse e quindi più appetibili al mercato, se non cause di conflitti armati. Non dobbiamo farci trovare impreparati, perché la lotta per l’acqua in Italia dobbiamo vincerla, a prescindere dal silenzio mediatico che ci circonda.
Oggi le più giovani costituzioni (tra cui anche quella boliviana) dichiarano l’acqua un diritto inalienabile di ogni uomo; noi vogliamo inoltre che essa venga considerata un bene comune, da conservare, da distribuire equamente, da non sprecare, da utilizzare con parsimonia, la cui gestione sia democratica e partecipativa. Perché i cittadini possano davvero prendere coscienza della questione e che abbiano la possibilità di difendere l’acqua dalle speculazioni, dai privati, dagli sprechi e dalla malagestione.

Riprendiamoci l’acqua, perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

 

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