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Occorre una rivoluzione delle coscienze

Davanti al computer, con le mani giunte sulla fronte, continuo la mia riflessione su questa campagna elettorale. Una delle tante che ho vissuto sin da quando, giovane imberbe, andavo in cerca di giustizia sociale schierandomi, con orgoglio, ma inconsapevolmente con velleità, dalla parte degli ultimi. Questa immensa lezione di vita mi ha consentito di raffrontare l’oggi al tempo passato attraverso l’impegno di personaggi di grande spessore e di una politica che aveva ancora il senso del pudore. Quella storia, che ha attraversato fasi importanti per la costruzione della democrazia – dalla Resistenza alla scrittura della Costituzione, dalla prima Repubblica quando ha cominciato a vacillare fino al deflagrare in questo tempo con compromessi al ribasso – è stata quasi completamente rimossa. E’ stata soppiantata, purtroppo, da fenomeni degenerativi. Penso all’assoluta assenza di una questione morale, all’incapacità promossa a competenza, al demerito come requisito per imporsi nella società. Oggi è il cosiddetto “Siste – ma” che governa la realtà. Che cosa accade in questa campagna elettorale che si avvia ormai verso la fine? Essa, come i fatti dimostrano, è tutta giocata sulla pochezza degli argomenti. E’, invece, centrata su insulti e calunnie tra i vari competitori. Per lo più si tratta di vecchi arnesi o di rampanti trasformisti senza scrupolo, né dignità, servi di quel sistema che con atti corruttivi comprano e vendono asservendosi al potere. E per questo disponibili finanche a tradire la propria terra. Il Sistema si nutre di personaggi pericolosi e ambiziosi, soprattutto ignoranti, che confondono Resistenza e Fascismo, che non fanno differenza tra etica e opportunismo. Che ignorano il bene comune, ma si impegnano solo per il proprio tornaconto. Come tutto questo può essere possibile? Se inoltre fosse vero quel che si dice ovvero che ci siano personaggi che balbettano di unità e vanno in giro con buste piene di soldi per comprare il silenzio, sarebbe già questo un segnale di grave preoccupazione. Cose da rifiuti. Come usare i fondi pubblici per seminare la prateria fatta di incarichi in funzione di osservatorio della clientela, modalità opaca che offende e lede la dignità delle persone oneste. Come dare torto a quei giovani che hanno un pensiero pulito e che di fronte al sistema corrotto si allontanano dalla malapolitica? O a coloro i quali, in queste ore, sbagliando, ritengono di non andare a votare perché sarebbe questo il solo modo di ribellarsi al sistema? No: andare alle urne deve essere un esercizio di democrazia e di partecipazione, per cacciare fuori dal tempio i servi del Sistema e dare fiducia a chi è veramente intenzionato ad impegnarsi per la propria terra. L’urna con la sua segretezza è il solo autentico luogo per sentirsi libero e protagonista del cambiamento. Così potrà nascere una rivoluzione delle coscienze finalizzata al bene comune. In gioco c’è il futuro dell’Irpinia. A questo si è solo accennato nel corso di alcune passerelle elettorali. Chi ha sentito la responsabilità di denunciare e proporre una qualche soluzione alla crescente povertà che ha raggiunto limiti insopportabili? Chi ha difeso le acque irpine che la Regione Campania, con un accordo capestro, ha ceduto, attraverso lo sfruttamento della galleria Pavoncelli, all’Acquedotto pugliese? Chi si è posto il problema dello spopolamento delle zone interne e la fuga dei cervelli in altre realtà del Paese e all’estero? Fatta eccezione per i vescovi che hanno denunciato la assoluta assenza della politica, per il resto tutto è scivolato via amplificando il dramma dei paesi che vivono in amara solitudine. E si potrebbe continuare con le deficienze di personaggi che balbettano promettendo mare e monti senza che questo trovi riscontro in un progetto reale. E allora che cosa fare? Una rivoluzione delle coscienze che sia contro il Sistema e per l’affermazione di un’Irpinia migliore è la sola strada da seguire. Che così sia.

di Gianni Festa

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