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Oltremare.Oltrecielo, Emilia Fimiani si aggiudica il concorso “Il ventaglio del presidente”: racconto l’alleanza tra uomo e natura

di Vera Mocella

Il ventaglio come metafora della vita, forma alata che sfiora l’aria ed il respiro e che si riconnette al sospiro segreto del mondo e delle cose. Simbolo quasi alchemico di collegamento e di risonanza  tra cielo e terra, tra uomo e natura, simbolo che si riconnette all’amore, segno anche di seduzione e di civetteria, il ventaglio non  ha smesso, nel corso dei secoli, di esercitare un fascino misterioso.   E proprio a questo simbolo, è legata una delle cerimonie più significative della nostra storia parlamentare, la  caratteristica “cerimonia del ventaglio” , infatti, è il rito di consegna di un ventaglio decorato, al Presidente della Repubblica Italiana e ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato, tradizionale omaggio, da parte dell’Associazione stampa parlamentare, in vista della chiusura dei lavori parlamentari per la pausa estiva. Inoltre, negli ultimi anni, è diventata un’iniziativa che coinvolge le Accademie di Belle Arti italiane, che partecipano ad un concorso per la realizzazione del ventaglio che verrà poi donato ai presidenti. A vincere quest’anno l’agone artistico, la giovanissima Emilia Fimiani, studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, con un’opera suggestiva ed eterea, dall’emblematico titolo: “Oltremare: Oltrecielo”.

Così descrive la sua opera, la scultrice: «Questo ventaglio dispiegato come un’onda scolpita è una forma che cattura il grido profondo della cultura che si trasmette: un’alleanza armonica tra uomo e natura, un’energia che attraversa mari e confini che connette, trasporta, trasforma. La superfice rugosa del ventaglio, simile alla pelle di un mare in tempesta vibrante e densa,  è trattata con una miscela di colla e blu di lapislazzuli, pietra antichissima giunta a noi da lontano, dalle remote montagne dell’Afghanistan fino alle sponde del Mediterraneo, testimone minerale di un dialogo tra civiltà che dura da millenni. Il blu che ne deriva è più di un colore: è traccia di viaggi, memoria di scambi, eco di parole pronunciate in lingue diverse, ma capaci di riconoscersi nello splendore condiviso di una bellezza comune. Il gesto scultoreo si muove in onde, pieghe, stratificazioni che sembrano animate da una corrente invisibile: quella dei popoli in cammino, delle merci in viaggio, delle idee che scorrono veloci da un porto all’altro. In questa forma all’apparenza leggera ma potente, si annida il senso di un’umanità in dialogo che attraversa i mari non solo per conquistare, ma per incontrarsi portando cultura e conoscenze. Il mare non è barriera, ma luogo di passaggio e possibilità; è spazio ritmico, dove il moto delle onde assomiglia al fluire dei saperi,  all’intreccio delle storie.» Il ventaglio, che si dispiega nella sua fragile forma, come metafora della vita e della cultura, dello scambio di conoscenze e di tradizioni, nella sua forma alata e leggera, è come il battito d’ali di una farfalla che porta ovunque bellezza e splendore.  Non è un caso che la giovane artista abbia scelto proprio il pigmento blu dei lapislazzuli che, nella sua intensità cromatica, rimanda al cielo del Mediterraneo, alle vesti dei nomadi tuareg del deserto, all’infinito che connette cielo e mare, che abbia accarezzato la sua opera con lievi pennellate di bianco, colore che apre all’ariosità della conoscenza, della cultura.  Così esplicita il titolo della sua opera, Emilia Fimiani: «Oltremare: oltrecielo: là dove il blu non è solo un pigmento, ma una direzione da seguire, una storia da ascoltare, una comunione da riconoscere. In un’epoca come quella attuale, in cui lo scambio tra culture diverse origina un dilatarsi di orizzonti e di prospettive, che arginano ogni forma di discriminazione e di disuguaglianza, l’opera della giovane artista acquista un significato ancor più profondo e moderno. Fimiani  spiega: «Il ventaglio diventa così una metafora di questa connessione: oggetto mobile, fragile e resistente in grado di generare movimento e trasformazione senza rompere l’equilibrio. È un omaggio al respiro collettivo della cultura, alla sua capacità di rinnovarsi continuamente, proprio come il mare rinnova se stesso a ogni onda.»

 

 

 

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