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C’ è un cancro che corrode l’Irpinia, dal quale essa non riesce a liberarsi. E’ la totale assenza del rispetto delle istituzioni, l’uso personalistico che di esse si fa, la smodata voglia di potere, per il cui uso si offendono i meritevoli e si premiano i faccendieri. In poche parole: è la questione morale. Essa nasce dal degrado della classe dirigente, politica e non, e giunge fino alla corruzione. Sembra impalpabile. Ma è dentro le cose. Nell’egoismo che muove chi gestisce il potere. Le pubbliche istituzioni diventano così strumento di diseguaglianza, di profonda ingiustizia. No, non si tratta di questo o quell’altro ente. Si tratta, invece, di un sistema infetto che vive di impunità, nel quale la raccomandazione si è trasformata in veicolo di corruzione. Il cittadino da arbitro diventa suddito, da protagonista per una vita civile si trasforma in antagonista del potere malato. Un tempo era la dignità a fare la differenza, anche un piccolo neo diventava motivo di personale preoccupazione. Oggi, invece, più potere si gestisce, più si diventa arroganti ed è molto più facile e semplice, calpestare i diritti altrui. Già, la questione morale è diventata un optional. Osserviamo quanto è accaduto al Comune capoluogo. Il governo cittadino va in crisi e non si capiscono i motivi fino in fondo. E’ logico pensare che la squadra non funzioni, che i problemi non vengono affrontati con il giusto piglio. No. Non è così. La sesta giunta comunale guidata da Paolo Foti sopravvive e non ha più maggioranza. E’ il 19 settembre. La crisi si trascina stancamente per un lungo periodo alla ricerca di una possibile maggioranza. Parte del Pd molla il sindaco, ne contesta l’azione, lo attacca brutalmente. Ma egli resiste. E patteggia. Prima con l’opposizione rappresentata da Dino Preziosi (Il patto dei cento giorni) poi, con il sostegno di De Luca, con i dissidenti del Pd. Il 4 ottobre si rappezza una maggioranza. Il Pd si ricompatta, Foti gongola. L’obiettivo di De Luca di non interrompere la consiliatura è raggiunto. Anche se i presupposti sono stati traditi. Infatti il primo cittadino avrebbe dovuto azzerare la vecchia giunta e nominarne altra di alto profilo. L’azzeramento non sarà mai fatto perché le dimissioni non saranno mai state protocollate (Foti ammette di aver detto una bugia). L’ufficialità delle dimissioni è resa operativa solo da qualche giorno e alla vigilia della seduta del Consiglio comunale. E la giunta di alto profilo? Si perde nel mercato dello scambio dei voti della nuova maggioranza. Foti opera la logica gattopardesca. Tutto come prima. Cambio di qualche delega, ma nella sostanza sono premiati i responsabili dello sfascio che la città ha subito. Perché? Ed è qui che il dubbio s’infittisce. Se la scelta degli assessori è prerogativa del primo cittadino, perché egli si limita al cambio di soli due assessori e non nomina una giunta di alto profilo, così come aveva promesso? Ci si chiede: forse perché è ricattato? O è legato al voto di scambio? O ancora deve resistere per tutelare particolari interessi? O forse, più semplicemente, deve tenere il posto al caldo per futuri disegni e ambizioni di altri personaggi del suo partito? Probabilmente può essere tutto ciò o nessuna di queste ipotesi. In realtà, la vicenda comunale pone una grandissima questione morale. Qualunque sia la motivazione che ha spinto Foti-Gattopardo a compiere atti non comprensibili egli si è assunta una grave responsabilità: lasciare la città senza governo per un intero mese, usando il bilancino delle mance per non scontentare nessuno. Di certo ha mortificato ulteriormente le città. Per tornare alla questione morale. Ci si chiede: poteva essere evitata questa assurda e inconcludente sceneggiata? Si poteva evitare se l’azione del primo cittadino e del partito che lo sostiene fosse stata orientata al bene comune, all’interesse esclusivo dei cittadini. Tuttavia, senza affidarsi al pessimismo, e senza alcun pregiudizio, speriamo che per questa fine consiliatura le cose possano cambiare. Il governo della città sappia assumersi le proprie responsabilità e recuperare il tempo perduto. Anche se i fatti hanno dimostrato, invece, che egli è parte di quel sistema infetto che mina la salute delle istituzioni e nutre quel maledetto cancro che corrode la realtà. Il Comune è solo un bubbone pestifero di una realtà più complessa. Nella quale la sanità irpina, ad esempio, è direttamente coinvolta. C’è, infatti, una vergognosa commistione tra pubblico e privato, tale che non si capisce dove comincia l’uno e dove finisce l’altro. L’assistenza domiciliare è gestita a dir poco con metodi clientelari e affaristici. Le stesse organizzazioni private, i così detti centri di riabilitazione, fanno parte di circoli viziosi che portano a facili guadagni. Per non parlare di associazioni onlus che, tradendo il loro fine, gestiscono risorse pubbliche per scopi ben diversi. Il clientelismo genera corruzione, chi lo consente è pedina di un sistema infetto, chi ne beneficia lo fa sulla pelle dei pazienti. Di questo soffrono i bilanci regionali che sono costretti a tagliare le risorse. Ed è per questo che in Irpinia da sedici anni non si riesce ad aprire a Valle un centro per i ragazzi affetti dall’autismo. Chi non lo vuole? Se ciò dovesse avvenire, gli affari di chi gestisce in regime di monopolio l’assistenza ai disabili verrebbe meno. Quanti “Foti-Gattopardo” ci sono in giro e tutti conducono agli stessi soggetti che hanno depredato l’Irpinia, l’hanno usata per soddisfare le loro ambizioni, l’hanno messa in ginocchio per poter meglio calpestare i diritti degli ultimi. E’ contro costoro che bisogna agire per dare spazio ad una grande, e ineludibile, questione morale.
edito dal Quotidiano del Sud

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