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Hanno suscitato polemiche in tutti gli schieramenti politici i voti determinanti di Verdini & C.(osentiniani) sulla riforma costituzionale del governo, ricompensati con tre vice-presidenze di Commissione al Senato cedute dal Pd (a proposito, dove sono finiti le vestali e i girotondini che manifestavano quando queste cose le faceva Berlusconi?) E l’appoggio assicurato a Renzi anche sul referendum e su altre eventuali riforme ha stimolato le accuse circa l’esistenza di una sorta di nuova maggioranza, occulta, non dichiarata in Parlamento. Fatta balenare dalla affermazione di Verdini che "Non saremo una componente del Pd, ma qualcosa che si affilia". E ancora:"Andremo per conto nostro, ma affiliati, e porteremo 30-40 parlamentari". Queste dichiarazioni, tuttavia, sono proprio una sorpresa?
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Il banchiere fiorentino, pluri-rinviato a giudizio, è stato sempre un convinto sostenitore del misterioso patto del Nazareno. Con l’attuale premier ha sempre avuto ottimi rapporti personali. Cementati dal comune milieu fatto di frequentazioni di ambienti massonici diffusissimi in Toscana e di intrecci imprenditoriali e finanziari. E arricchitisi poi di contatti para-istituzionali con ambienti statunitensi. Rapporti forti, come dimostrato dal fatto che il sodalizio che sembrava più inossidabile, quello tra Verdini e Berlusconi, è tramontato. Quello invece con il berluschino di Rignano non è mai venuto meno. Già nel 2008, il discusso banchiere toscano – benchè formalmente suo avversario politico – si era dato molto da fare per far conoscere il giovane Presidente della Provincia a Berlusconi. Nel 2012 – in un impressionante documento del PdL intitolato "La rosa tricolore", curato da un team coordinato da Verdini e Dell’Utri – Renzi veniva indicato addirittura come il candidato premier ideale alle politiche del 2013 per la vittoria del centrodestra. L’idea era quella che il berluschino fiorentino mettesse su una lista civica da lui capeggiata ("lista Renzi"), che il centro-destra avrebbe dovuto appoggiare. Nessuno spostamento di Renzi a destra – chiariva il documento – ma della coalizione verso il centro dei moderati". Strabiliante, poi, la somiglianza del programma che Verdini assegnava al centro-destra con le cose che Renzi sta attuando da premier! Via le tasse dalla prima casa. Via ogni controllo telefonico e sulle comunicazioni se non in casi estremi. Via il limite troppo stretto dell’uso dei contanti. Rinegoziazione del patto di stabilità. Riforma dell’architettura dello Stato in senso presidenzialista o semi-presidenzialista! Allora, forse, ha ragione Verdini nel dire che "Renzi deve riuscire a realizzare quelle riforme liberali che Berlusconi non ha fatto”.

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Nel mondo del premier, fatto da subito di favori ai potenti, dai banchieri ai petrolieri, ai concessionari autostradali, agli evasori e ai palazzinari, di lussuose cene di finanziamento, di oscuri intrecci con il mondo finanziario e di clamorosi inciuci con la destra, era fin troppo chiaro chi sarebbe stato non solo escluso da Renzi. Ma anche colpito. I lavoratori e i pensionati. Chiamati a fare sacrifici attraverso blocchi di stipendi, di contingenze e di salari. Progressiva perdita di diritti. E completa sottomissione a favore dei padroni. Una indecenza storica, per un partito erede delle forze tradizionalmente vicine al mondo del lavoro. Ora occupato e dominato da un oscuro avventuriero politico, traditore degli ideali e della natura vera della sinistra italiana. Grazie anche alla complice corrività di tutti gli esponenti della vecchia guardia del Pci-Pds-Ds. Immersi, alcuni, nella contemplazione della propria immagine di (pseudo) padri della Patria. Adagiati, altri, nelle comode poltrone che sono riusciti finora a salvare. O impegnati a proclamare inutili penultimatun e a filosofeggiare su una virgola dei provvedimenti del berluschino-premier, che stravolgono invece in profondità gli equilibri costituzionali e la stessa natura del Pd! Se continua così, le uniche cose che rimarranno, dei valori e delle tradizioni dell’ex Pci-Pds-Ds, saranno la polenta e le salamelle servite da operai e casalinghe, che ancora generosamente donano una giornata di lavoro alle Feste dell’Unità’!
edito dal Quotidino del Sud

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