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Il Sud da De Sanctis al familismo novecentesco. Iermano e Bianco: la sfida è guardare all’Europa

“Se non si recupera la consapevolezza del ruolo che l’Italia può rivestire in Europa non si potrà mai affrontare il problema del Sud”. Lo sottolinea il presidente dell’Animi Gerardo Bianco nell’illustrare il valore di cui si carica il volume – il terzo della Biblioteca di studi desanctisiani – “Il racconto del Mezzogiorno da De Sanctis al familismo novecentesco: prospettive e utopie”, a cura di Toni Iermano, Fabrizio Serra editore. Il saggio sarà presentato questo pomeriggio, alle 16, presso la sala Igea della Enciclopedia Italiana di Roma. Ne discuteranno con il curatore Gerardo Bianco, Adriano Giannola, presidente Svimez, Gennaro Sasso, presidente Fondazione Giovanni Gentile A portare i propri saluti sarà Gerardo Capozza in rappresentanza del Comune di Morra. “Gli artefici del Risorgimento – spiega Bianco – sapevano che il Sud avrebbe pagato un prezzo alto all’unità del paese ma erano consapevoli che, senza l’unificazione, l’Italia non avrebbe mai ottenuto la dignità e il rilievo che le spettavano. Oggi si sta perdendo questa visione, di qui il rischio del localismo più becero, che è anche una minaccia alla salvaguardia della nostra tradizione”. Quindi è Iermano a soffermarsi sulle ragioni da cui nasce il volume che riunisce i sedici interventi di storici e letterati, protagonisti del convegno tenutosi all’Università di Cassino nel maggio dello scorso anno, promosso dal comitato per il bicentenario di De Sanctis in collaborazione con le Università di Tor Vergata, Torino, Macerata e l’Animi, nato dalla “volontà – chiarisce Iermano – di rileggere il Mezzogiorno attraverso un’analisi letteraria e sociologica. L’obiettivo è quello di offrire un contributo al ripensamento del Sud, proponendo differenti prospettive di studio, nel segno della militanza civile. L’augurio è che si torni presto a parlare di un Mezzogiorno vivente, non rassegnato ai rimedi dell’assistenzialismo pubblico. Ad emergere dagli interventi la consapevolezza di come il Sud non debba rappresentare un reperto del passato. E’ evidente che, pur nelle trasformazioni, ha conservato forti contraddizioni e un elevato tasso di arretratezza a causa dell’incapacità progettuale delle classi dirigenti. Proprio come riteneva Manlio Rossi Doria, siamo convinti che sia stato un errore interrompere la continuità culturale e civile con il meridionalismo ottocentesco, quell’eredità va riletta tenendo conto della necessità di uno sguardo più moderno. Oggi si parla ancora troppo poco di Sud e si fa ancora fatica a capire che il 1860 è stata un’occasione mancata per il Sud per responsabilità precise delle classi dirigenti, che non hanno mai avuto l’intelligenza di inserire il Mezzogiorno all’interno delle dinamiche del paese. Non a caso abbiamo dedicato al Sud un altro convegno “Contro lo stato d’assedio”, l’impressione è che il Mezzogiorno sia in un perenne stato di crisi, mentre l’avvenire si costruisce guardando al futuro, mettendo da parte il senso nostalgico di ciò che si è stati. Un certo meridionalismo ha dimenticato che le idee devono diventare prassi e che la realtà senza idealità è astratta, una relazione su cui aveva posto l’accento anche De Sanctis. Non è possibile, oggi più che mai, immaginare la separazione tra idealità e realtà, ideare un progetto significa anche immaginare come sarà possibile realizzarlo. Si tratta, dunque, di costruire una prospettiva legata al racconto del Sud, come è stato da De Sanctis a Scotellaro, che consenta di tradurre le idee in progetti concreti, mettendo da parte i capitani di ventura, facendo sì che la politica sia costruzione della felicità pubblica, lontano dagli interessi localistici, che hanno rappresentato la rovina del Sud. Oggi la politica è, invece, rappresentata da un leader intorno a cui si riuniscono gruppi legati da interessi comuni.Se non si recupera la consapevolezza del ruolo che l’Italia può rivestire in Europa non si potrà mai affrontare il problema del Sud”. Lo sottolinea il presidente dell’Animi Gerardo Bianco nell’illustrare il valore di cui si carica il volume – il terzo della Biblioteca di studi desanctisiani – “Il racconto del Mezzogiorno da De Sanctis al familismo novecentesco: prospettive e utopie”, a cura di Toni Iermano, Fabrizio Serra editore. Il saggio sarà presentato questo pomeriggio, alle 16, presso la sala Igea della Enciclopedia Italiana di Roma. Ne discuteranno con il curatore Gerardo Bianco, Adriano Giannola, presidente Svimez, Gennaro Sasso, presidente Fondazione Giovanni Gentile A portare i propri saluti sarà Gerardo Capozza in rappresentanza del Comune di Morra. “Gli artefici del Risorgimento – spiega Bianco – sapevano che il Sud avrebbe pagato un prezzo alto all’unità del paese ma erano consapevoli che, senza l’unificazione, l’Italia non avrebbe mai ottenuto la dignità e il rilievo che le spettavano. Oggi si sta perdendo questa visione, di qui il rischio del localismo più becero, che è anche una minaccia alla salvaguardia della nostra tradizione”. Quindi è Iermano a soffermarsi sulle ragioni da cui nasce il volume che riunisce i sedici interventi di storici e letterati, protagonisti del convegno tenutosi all’Università di Cassino nel maggio dello scorso anno, promosso dal comitato per il bicentenario di De Sanctis in collaborazione con le Università di Tor Vergata, Torino, Macerata e l’Animi, nato dalla “volontà – chiarisce Iermano – di rileggere il Mezzogiorno attraverso un’analisi letteraria e sociologica. L’obiettivo è quello di offrire un contributo al ripensamento del Sud, proponendo differenti prospettive di studio, nel segno della militanza civile. L’augurio è che si torni presto a parlare di un Mezzogiorno vivente, non rassegnato ai rimedi dell’assistenzialismo pubblico. Ad emergere dagli interventi la consapevolezza di come il Sud non debba rappresentare un reperto del passato. E’ evidente che, pur nelle trasformazioni, ha conservato forti contraddizioni e un elevato tasso di arretratezza a causa dell’incapacità progettuale delle classi dirigenti. Proprio come riteneva Manlio Rossi Doria, siamo convinti che sia stato un errore interrompere la continuità culturale e civile con il meridionalismo ottocentesco, quell’eredità va riletta tenendo conto della necessità di uno sguardo più moderno. Oggi si parla ancora troppo poco di Sud e si fa ancora fatica a capire che il 1860 è stata un’occasione mancata per il Sud per responsabilità precise delle classi dirigenti, che non hanno mai avuto l’intelligenza di inserire il Mezzogiorno all’interno delle dinamiche del paese. Non a caso abbiamo dedicato al Sud un altro convegno “Contro lo stato d’assedio”, l’impressione è che il Mezzogiorno sia in un perenne stato di crisi, mentre l’avvenire si costruisce guardando al futuro, mettendo da parte il senso nostalgico di ciò che si è stati. Un certo meridionalismo ha dimenticato che le idee devono diventare prassi e che la realtà senza idealità è astratta, una relazione su cui aveva posto l’accento anche De Sanctis. Non è possibile, oggi più che mai, immaginare la separazione tra idealità e realtà, ideare un progetto significa anche immaginare come sarà possibile realizzarlo. Si tratta, dunque, di costruire una prospettiva legata al racconto del Sud, come è stato da De Sanctis a Scotellaro, che consenta di tradurre le idee in progetti concreti, mettendo da parte i capitani di ventura, facendo sì che la politica sia costruzione della felicità pubblica, lontano dagli interessi localistici, che hanno rappresentato la rovina del Sud. Oggi la politica è, invece, rappresentata da un leader intorno a cui si riuniscono gruppi legati da interessi comuni. C’è bisogno di ripartire da un racconto del Sud che guardi al futuro e smetta di piangersi addosso”. Intanto, le celebrazioni del bicentenario desanctisiano proseguiranno il 21 maggio al Collegio Ghislieri di Pavia con la Giornata Goldoniana dedicata a Goldoni & De Sanctis con gli interventi di Gerardo Bianco, Gianfranco Lavezzi, Pietro Benzoni, Mariachiara Irenze, Toni Iermano e Maria Pia Pagani e lo spettacolo di Gino Bartalena dedicato a “De Sanctis e la forza allegra della commedia goldoniana” C’è bisogno di ripartire da un racconto del Sud che guardi al futuro e smetta di piangersi addosso”. Intanto, le celebrazioni del bicentenario desanctisiano proseguiranno il 21 maggio al Collegio Ghislieri di Pavia con la Giornata Goldoniana dedicata a Goldoni & De Sanctis con gli interventi di Gerardo Bianco, Gianfranco Lavezzi, Pietro Benzoni, Mariachiara Irenze, Toni Iermano e Maria Pia Pagani e lo spettacolo di Gino Bartalena dedicato a “De Sanctis e la forza allegra della commedia goldoniana”

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