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Perché l’acqua è diventata salata

L’ acqua scorre anche nelle redazioni televisive acquistando il silenzio. Nei giornali, manco a parlarne, visto che la risorsa idrica e alcune società di gestione in Campania sono di proprietà del gruppo Caltagirone, patron di importanti attività editoriali. Ma i flussi hanno inondato, per il passato, anche il Palazzo dell’Alto Calore. Si racconta di un membro del consiglio di origine sannita che alla domanda del perché i cittadini del suo Comune non pagassero le bollette la risposta fu netta: e io che ci sto a fare all’Alto Calore? Potere inossidabile, considerato che oggi nella gestione della risorsa acqua ricopre un ruolo di grande responsabilità. Oppure di un dipendente addetto alla lettura dei contatori che manomettendo i dati del consumo favoriva alcune aziende. Si salvò dal doveroso licenziamento perché un’alta autorità ecclesiastica intervenne chiedendo clemenza. Così come le fresche e chiare acque servivano ad innaffiare le note spese di personaggi legati all’attività dell’ente giustificando pranzi e cene luculliane. Non finisce qui. Qualche politico ex dc, con le consulenze legali, ha fatto fior di quattrini, sponsorizzando, tra l’altro, la società del patrimonio, nata da una costola dell’ex consorzio Alto Calore. Si potrebbe continuare per giungere alla conclusione che se l’azienda Alto Calore oggi rischia il fallimento ci sono precise responsabilità peraltro al vaglio della magistratura. C’è stato un decennio fa un serio tentativo di moralizzare l’ente ottenendo una significativa svolta con la riduzione del debito fino al conseguimento di un utile d’esercizio ma ai signori del clientelismo e del trasformismo non andava bene e l’intero consiglio di amministrazione fu decapitato perché non ubbidiente alle volontà della malapolitica. Riflettendo su quel periodo emerge un dato: l’Alto Calore si può salvare con una gestione trasparente e improntata a salvare i posti di lavoro. Percorso che ha riprese l’attuale presidente Ciarcia che, da imprenditore sano si sta battendo per salvare l’ente. Ed è per questo che che è forse entrato nel mirino del governatore De Luca che giungendo ad Avellino si prese la scena denunciando le “porcherie clientelari”. E lui, insieme agli attuali consiglieri regionali irpini eletti per tutelare il territorio, dove era quando tutto questo accadeva? Dove era, e dov’è il presidente dell’Eic Mascolo che oggi si è consegnato al silenzio? C’è un altro punto da chiarire. L’Azienda Alto Calore è una società per azioni pubblica, costituita dai Comuni e dalla Regione. Che cosa accadrebbe se in seguito ad una verifica della Corte dei Conti, o altra autorità, dovesse essere contestato il danno erariale? Sanno i sindaci che approvano i bilanci che loro hanno responsabilità in solido con il Comune che guidano e, in caso di fallimento dell’ente, devono pagare il debito accumulato, determinando un notevole danno ai cittadini le cui bollette salirebbero alle stelle? Come si vede, da soci dell’Alto Calore, non è sufficiente l’assunzione di un loro protetto per risolvere il problema. Infine il problema della scissione del distretto idrico tra l’Irpinia e il Sannio che svela un accordo politico sulla testa dei cittadini irpini. Le sorgenti idriche sono una risorsa pubblica. Da dove sgorgano, sono una ricchezza per il territorio. L’Irpinia, per quantità e qualità, possiede il bacino idrico tra i più rilevanti d’Europa. Ma il territorio non ne ha ricavato alcun beneficio. Solo scippi. Dalla Puglia, da Napoli, dalla Basilicata e, in minima parte, dalla Calabria. Qualche ristoro, ridicolo, lo hanno ricevuto i “cafoni” dell’Alta Irpinia andando a bussare alle porte dell’acquedotto pugliese con il cappello in mano. E‘ questa la Grande Vergogna che da anni denuncio inascoltato. Ora noi dovremmo andare da De Luca governatore a regalargli la nostra acqua per rinsaldare i suoi accordi politici?

No, caro De Luca. Abbia il coraggio delle scelte giuste. Se il governatore vuole veramente tutelare i territori, e non solo la sua posizione politica, intervenga decisamente e subito, semmai con l’aiuto della Università campane, a investire su un grande progetto di riqualificazione delle acque in Campania. Non faccia solo promesse come ha fatto con l’Alto Calore a cui non ha ancora concesso sessanta milioni per il risanamento delle reti idriche. Di più. Poiché per la distribuzione delle risorse occorre avere pompe di sollevamento che richiedono notevoli consumi elettrici, si preoccupi, con i fondi europei, di fare approntare un piano energetico in modo tale da abbassare i costi e dare un beneficio ai cittadini che vedono la loro bolletta diminuire. Per fare questo occorre che De Luca nomini un commissario ad acta, di grande professionalità e di altissimo profilo. Un manager credibile, onesto e competente. Cacciando fuori dal tempio tutti coloro che hanno bevuto, e bevono acqua salata. Compresi i suoi scudieri irpini che hanno da tempo disteso i tappetini su cui inginocchiarsi per obbedire ai voleri di don Vincenzo.

di Gianni Festa

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