di Virgilio Iandiorio
Quando gli orologi erano un privilegio di pochi, la campana della chiesa segnava per i contadini l’inizio della giornata lavorativa, la pausa per il pranzo, e il ritorno a casa al sopraggiungere della sera. E tutti sapevano che cosa significava Asta (stanga); Battaglio o Batacchio; Ceppo, anticamente in legno, poi in ghisa o acciaio, a cui viene fissata la campana basculante; Maniglie (dette anche anse); la parte superiore della campana aveva dei riccioli bronzei per collegarla al ceppo o alla trave (se fissa). Secondo la leggenda, la campana con batacchio interno sarebbe stata introdotta da San Paolino vescovo di Nola nel V secolo d.C.
Interessanti sono anche i proverbi, i motti di spirito che fanno riferimento alla campana. “A campana dice dongo e damme”, a voler significare che prima bisogna dare per poi ricevere. Oppure quell’altro motto molto molto esplicito: “A campana si conosce ra o suono, l’ommo ra parola”. Non mancavano delle frecciatine maliziose alle donne: “A femmena è come a campana, si non a scutulii no sona”.
La campana veniva chiamata in causa quando c’erano pareri discordi su qualcosa, e allora: “Bisogna sentì tutte doe e campane”. La qualità di una persona si percepisce subito: “la buona campana si sente da lontano”. Che dire poi di “Stare in campana”, che suona come avvertimento non scritto di qualche brutta sorpresa. Ma “Tenere sotto una campana di vetro” è sintomo di protezione eccessiva.
Poi ci si mise anche Renato Carosone, che faceva andare il suo giovanotto “scampanianno pe Toledo”, una delle strade più belle di Napoli, volendo significare non solo l’abbigliamento alla moda del suo playboy ma anche il suo incedere pavoneggiante.
Il più simpatico di tutti i proverbi legati alla campana e che si usava molto in passato in paese è questo: “Campana si (sei), e sona!”; un modo veramente laconico per dire ad una persona che è caparbiamente convinto di una sua opinione e che non si arrende nemmeno davanti ad un ragionamento logico o alla stessa evidenza. Prendete, per esempio, il presidente Trump, che si sente libero di dire tutto quello che gli passa per la testa. La sua è una campana di legno non di bronzo e non produce nessun suono argentino, ma gracchia solamente e produce suoni fastidiosi e molesti. Tapparsi le orecchie viene istintivo!
I comuni di Panni, provincia di Foggia, e Montaguto, provincia di Avellino, sono dirimpettai. Si racconta che tanto tempo fa Panni costruì un muro alto che impediva ai raggi del sole di illuminare il paese vicino. Montaguto rispose costruendo un orologio con campana di legno, di modo che il suono flebile non raggiungesse l’abitato di Panni.
E ricordo don Nicola Gambino, allora parroco di Candida, che organizzò una festa, pochi anni dopo il terremoto del 1980, per la collocazione sul campanile della chiesa parrocchiale di due campane. Egli così scriveva ai suoi parrocchiani:” Sentire di nuovo il suono delle campane dopo un anno e mezzo da quella triste domenica del 23 novembre sarà come veder nascere qualcosa di nuovo e vedere la nostra speranza prendere corpo sia pure lentamente” e aggiungeva “la campana ha una sua voce, anzi è la voce. Su di un’antichissima campana c’era scritto: vox mea vox vitae voco vos ad sacra venite (la mia voce è la voce della vita, vi chiamo alla preghiera, venite)”



