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Cosa succederà a sinistra del PD? Pisapia, tentenna, è altalenante, parla in politichese e non si capisce cosa abbia veramente in mente. Non si decide a compiere passi univoci nel federare le varie sensibilità della sinistra, in alternativa al PD – come pur va dicendo- indicando programmi e procedure di una nuova forza politica. Non si comprende se vuol fare una coalizione di tutte le forze di sinistra comprendendovi anche il PD di Renzi o mettersi a capo di un nuovo partito alternativo.

Spera, forse, che, dopo le elezioni siciliane e la probabile perdita della Regione da parte del PD ci sarà una fronda interna che costringerà Renzi alle dimissioni e lo invocheranno come novello Cincinnato? Renzi, però, è blindato nel partito e la sua maggioranza di fedelissimi non ha bisogno di aiuti da Orlando, Emiliano e nemmeno da Franceschini. Nei fatti la strategia di allearsi con le forze di centro destra (Alfano, Verdini e Berlusconi) resta sempre in cima ai suoi pensieri anche se nell’ultima Direzione sembra aver aperto alle forze di sinistra strizzando l’occhio più a Pisapia – che vuol dividere da Bersani e D’Alema- che al MDP. La nuova legge elettorale, pessima ed incostituzionale come le precedenti va nella direzione di un asse con Berlusconi. Pisapia è indeciso sul rompere definitivamente con Bersani e D’Alema o mettersi a capo di un movimento tutto suo alleato con il PD, e tira un colpo al cerchio e uno alla botte, seduto sulla sponda del fiume ad aspettare che passi il cadavere di Renzi per lanciare un OPA sul PD.E’ il nuovo Godot della politica italiana che non si presenta mai agli appuntamenti e non si accorge che il tempo è scaduto. Speranza l’ha detto esplicitamente nella sua ultima intervista al Corriere e che si farà a meno di lui se non prende rapidamente una decisione. La grande assemblea del prossimo 19 novembre sarà fondativa con o senza Pisapia.

La scissione di Bersani e D’Alema dal PD di Renzi non è campata in aria né dettata da risentimenti personali o odio come i Renziani e certe forze economiche vogliono far credere e un certo cattivo giornalismo cerca di avallare. A sinistra del PD si pensa che non ci sia più tempo di tergiversare ma di passare all’azione e lanciare un nuovo progetto di società fondato sui valori e i principi della Costituzione ed avendo a modello Papa Francesco. C’è una larga parte della società covile (dal movimento di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ai cattolici ex DC come la Bindi, al mondo del volontariato, ai tanti intellettuali delusi, a Sinistra e libertà, a Pippo Civati e a tantissimi ex compagni che non votano più il PD e non voteranno mai Renzi. Quest’Italia dovrebbe federare Pisapia e non prendersela con D’Alema, il cui carattere può piacere o no ma sa fare politica.

Nella prima Repubblica la DC, che non era un partito di sinistra ma di centro, non ha mai governato con le destre, ed ha cercato di portare al governo le masse popolari rappresentate dai partiti di sinistra, prima con i socialisti – con l’apertura a sinistra- e poi con i comunisti di Berlinguer. Moro, nel generoso tentativo di creare nel paese un’alternanza democratica ci ha rimesso la vita. E’ vero che allora era tutta un’altra storia, ma quelle poche volte che i voti delle destre sono risultati determinanti, come nel governo Tambroni nel 1960, c’è stata la rivolta nel partito e nella piazza, con le dimissioni di Sullo, Bo e Pastore e i moti di Genova. Lo stesso De Gasperi, che ha guidato governi centristi, ha sempre mantenuto ferma la barra al centro e si è ribellato, lui cattolicissimo, perfino a Papa Pio XII che auspicava, per le amministrative di Roma nel 1952, una lista civica appoggiata dal MSI. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti ed il Tevere ha finito di fare da linea di confino tra il Vaticano e la Repubblica italiana. Sono caduti gli storici steccati e l’evoluzione democratico del PCI ha dato luogo al PD. La sinistra ex PCI è così andata al Governo con Prodi, che mise insieme le varie anime, alleandosi con quelle più moderate di centro e sconfisse per ben due volte il centro destra di Berlusconi Bossi e Fini, prima con l’Ulivo e poi con l’Unione, salvo, poi, a cadere sotto i colpi amici di Bertinotti e Mastella, sciagurati protagonisti in negativo di un periodo confuso della nostra storia.

Ora il PD è stato “berlusconizzato” da Renzi, che ne ha fatto un partito personale, instaurando una politica di destra che neanche Berlusconi si ara sognato di fare (Jobs act , Buona scuola, bonus ecc) togliendo ogni spazio alla sinistra interna, annullandola e ridicolizzandola (i gufi). Bersani e compagni ritengono che la sinistra possa raccogliere voti là dove sia in grado di recuperare i valori della propria tradizione, come ha fatto Corbyn in Inghilterra, presidiando il territorio e rappresentandone le istanze ed i bisogni che il Pd, anche con la legge elettorale in discussione in Parlamento, continua ad ignorare, sottraendosi ad ogni possibile dialogo e alimentando il populismo e una deriva di destra sovranista e xenofoba a meno ritenere FI di Berlusconi un partito di centro perché iscritto al gruppo europeo dei popolari. Se Pisapia continua a tergiversare, non si perda altro tempo e si trovi un nuovo leader che faccia correre il progetto federativo. Non si può aspettare Godot anche dopo la fine della commedia!

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud

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