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Polidoro racconta Arcella tra memoria civile e religiosa, omaggio a Monsignor Spiniello

E’ un omaggio ad Arcella e alla sua comunità quella che consegna il professore Antonio Polidoro, già docente del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e attento custode della memoria del territorio. Un omaggio che si carica di un valore più forte nel primo anniversario della morte di Mons. Enrico Spiniello, amatissimo parroco, a cui è dedicato il volume. Una pubblicazione, “Arcella, tra memoria civile e religiosa”, che nasce da una promessa, ricostruire la storia della frazione, come gli aveva chiesto Monsignor Spiniello. “Sapeva che amavo stimolare i vecchi alla ricostruzione del passato e si preoccupava, per quanto potesse andare perduto, di ciò che i sociologi definiscono la memoria collettiva e gli storici tradizione orale. Passarono una decina di anni e io non avevo risposto a quell’invito accorato quanto…autorevole”. Un itinerario che fonde ricordi e storia, aneddoti e notizie, impreziosito da un ultimo capitolo dedicato alla memoria di don Enrico, parroco per sessant’anni, figura cruciale nella formazione di generazioni “Ha lasciato – scrive Polidoro – una parrocchia modello e un manipolo di persone motivate e disponibili che avvertono un edificante senso di comunità in un percorso di fede”. Un volume che sceglie di partire dalle origini di Arcella, dai primi insediamenti lungo il fiume Sabato, da quella Torre in pietra che doveva sorgere sul territorio, struttura difensiva per scoraggiare i nemici dall’attraversare la Valle, quella che in latino viene chiamata Arx e da cui deriverebbe il nome della frazione. Una presenza testimoniata anche dall’antico toponimo “ncoppa a Torre”. Dai terreni rigogliosi posti sulla destra del fiume, da dove provenivano molti dei prodotti che venivano venduti al mercato di Avellino alla pesca di trote e gamberi, di cui è rimasto il ricordo nei racconti dei più anziani, nelle acque di un fiume, oggi ridotto in stato pietoso. Dal commercio del grano grazie ad espedienti tecnici di ingegneria idraulica ai primi luoghi di culto, dalla chiesetta della Taverna alla chiesa di Santa Lucia, costruita a metà dell’Ottocento, sottoposta all’Arcipretura curata di Montevergine.  Ad emergere lo spaccato di una società a lungo frammentata, ma capace di ritrovarsi intorno alla sua chiesa. Dalle tradizioni ai piatti tipici, dall’urbanistica atipica con la lunga fila di abitazioni disposte lungo la strada per quasi tre chilometri, l’antica taverna che offriva un pasto caldo ai viaggiator, il palazzo gentilizio della famiglia Giordano, fino alla stazione di Montefredane dove nasce la provinciale per Montefredane. Un itinerario in cui si alternano ricordi e racconti dei propri padri, in cui la storia di Montefredane si intreccia con quella della famiglia. Dai riti che scandivano la coltivazione della terra alla festa di Santa Lucia, dalle attività artigianali, a partire dalla lavorazione del legno, fino alla valorizzazione della ricchezza vino “La splendida avventura del Fiano e del Greco a Montefredane è iniziata proprio ad Arcella, in località Vadiaperti, ad opera di un grande lungimirante pioniere, il professor Antonio Troisi che intuì la indiscutibile vocazione dei nostri terreni per questi pregiatissimi bianchi e impiantò una cantina a misura d’uomo”. Dalle frazioni di Alimata e Bosco Magliano, alle porte della città capoluogo, agli uomini che hanno dato lustro al territorio e hanno segnato la storia della comunità, come il medico Don Salvatore Lieto che assistette gli arcellani negli anni Venti e Trenta, dal carabiniere Ciro Alvino condannato a morte dai tedeschi al politico Enzo Venezia che sarà brillante sindaco di Avellino. A stagliarsi la figura di don Enrico con la sua azione pastorale di grande educatore, attraverso il veicolo del gioco del calcio che gli consentiva di dialogare con i più giovani e le gite al mare, con un mitico pullmino, per giovani e anziani. Seppe, inoltre, rilanciare la chiesa, riqualificandone l’edificio, con  la realizzazione delle vetrate di pregevole scuola fiorentina fino alla Crocifissione, opera del maestro De Martino. Fu capace di lasciare, come sottolineerà il vescovo Aiello, nell’omelia funebre, segni concreti nella sua comunità. In suo nome è nato un centro studi, presieduto da Carmine Di Gisi, promotore di interessanti iniziative culturali. Il volume sarà presentato il 18 gennaio, alle 18, nella chiesa parrocchiale. A portare i propri saluti il sindaco Ciro Aquino, il parroco don Michele Ciccarelli, don Luigi Di Blasi, Carmine Di Gisi, presidente Centro studi. Relazioneranno la professoressa Floriana Guerriero, don Fabio Mauriello, assistente universitario Azione Cattolica, il professore Antonio Polidoro. Le conclusioni saranno affidate al vescovo Arturo Aiello. L’incontro è promosso dal Centro studi don Enrico Spiniello e dalla parrocchia di Santa Lucia.

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