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Processo Aste OK, completato il controesame del Luogotenente dei carabinieri

Aste ok, nuova udienza stamattina composizione collegiale presieduta dal
per il processo nato dall’inchiesta “Aste ok” del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d’illeciti che vede protagonista il Clan Partenio.

Dinanzi al collegio presieduto dal giudice Roberto Melone, a latere Vincenza Cozzino e Gilda Zarrella è ripreso il controesame del luogotentente del nucleo operativo dei carabinieri. Il primo controesame è stato quello dell’avvocato Antonio Botti difensore di A.B. Il luogotenente, rispondendo alle domande del penalista ha rappresentato ancora una volta la verifica degli accertamenti effettuati dall’Arma e da cui emerge che le tre quote del 33% andavano suddivise: 33% Aprile Armando; 33% Forte Livia e 33% Barone e Formisano. Poi, dalla quota di Forte Livia e Aprile Armando, andava corrisposto il 10% a Forte Modestino e, in più, c’era la percentuale da dare al gruppo Galdieri.  Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, il militare conferma in aula le diverse conversazioni – avvenute tra l’aprile 2019 e il maggio 2019 – Armando Aprile Gianluca Formisano, A B.

Nell’ escussione ancora, viene  sottolineata la preparazione degli assegni per l’assegnazione dell’asta di un capannone industriale a Solofra. Il militare, nel dettaglio, afferma che la trattativa prima dell’assegnazione avveniva presso il ristorante “Its’ok” con la partecipazione di Livia Forte e Armando Aprile”. Il Luogotenente ha risposto alle domande del difensore, esponendo l’attività investigativa e descrivendo il presunto coinvolgimento di A.B. nell’accordo con gli altri principali imputati nel processo.

Sempre per la posizione A.B. Barone, anche l’avvocato Nicola D’Archi ha posto le sue domande al Luogotenente dei Carabinieri. Il militare ha nuovamente ricordato un’asta che era stata oggetto di grande attenzione durante l’indagine. Nel caso specifico, risulta che l’esecutato ha effettivamente versato le somme di denaro richieste. Questa certezza è stata ribadita più volte durante l’interrogatorio: 2.000 euro ai Galdieri e 8.000 euro divisi per il 33%.Dopo ha avuto luogo il controesame degli avvocati Claudio Mauriello e Gerardo Santamaria, difensori di fiducia di Damiano Genovese.

I due avvocati penalisti, con l’aiuto del Luogotenente, hanno affrontato il confronto intercorso tra Damiano Genovese ed   un  suo amico d’ infanzia e nipote di Livia Forte.Questo incontro aveva l’obiettivo di consentire al Genovese di mediare con “la regina delle aste”.

Tuttavia, Genovese ha risposto di non poter fornire aiuto in quanto non aveva più alcun rapporto con Livia Forte. In una  fase successiva,  invece,  affermava che i rapporti fossero buoni. Di conseguenza, il Luogotenente ha ipotizzato che i rapporti potessero essersi ricuciti.

Successivamente, è ripreso il controesame dell’avvocato Roberto Saccomanno, difensore di Livia Forte e Modestino Forte. Al centro dellescussione l ‘accordo tra i Galdieri e Livia Forte e Armando Aprile, evidenziando ancora una volta i casi in cui i soggetti sottoposti a esecuzione sono stati indirizzati dai Galdieri e quelli in cui gli esecutati sono stati avvicinati direttamente dalla “regina delle aste”. La prossima udienza, adesso, è attesa per il 28 giugno 2023.

Il Pubblico Ministero, Henry John Woodcock, ha concluso il controesame al Luogotenente del Nucleo Investigativo. Spiegata, ancora una volta, l’attività investigativa, le intercettazioni svolte e, infine, il contenuto di alcune conversazioni che, nel corso della lunghissima attività dibattimentale, hanno rappresentato “la spina dorsale” dell’impianto accusatorio. Rimarcato ancora una volta, infine, l’accordo ben noto tra le parti, che prevede che quando i Galdieri portavano il cliente, ricevevano il 33%. Mentre, se intervenivano solo per indirizzare le aste, ricevevano il 20%. Inoltre, è stato sottolineato in aula che, su oltre mille aste prese in considerazione, i Galdieri sono intervenuti solo in due occasioni. In una sola occasione, invece, i Galdieri hanno tentato di cacciare un soggetto terzo interessato, senza però riuscirci. In tutte le altre aste prese in considerazione, tuttavia, è emerso che i Galdieri hanno ottenuto comunque il 20% della somma, anche senza nessun intervento diretto.

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