La Procura Militare di Roma, guidata da Marco De Paolis, ha avviato accertamenti preliminari a seguito dell’esposto presentato dal Sindacato dei Militari nei confronti di Roberto Vannacci (presidente del movimento Futuro Nazionale), del coordinatore Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini.
L’obiettivo dei magistrati militari non è virare sull’ipotesi di ricostituzione del partito fascista (prevista dalla legge Scelba e inizialmente ipotizzata nei primi lanci di stampa), bensì verificare il ruolo e la posizione degli appartenenti alle Forze Armate in servizio all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, per accertare eventuali profili di propria competenza.
L’avvocato Giorgio Carta, difensore del generale Vannacci, sottolinea che nei fatti contestati non è ravvisabile alcun reato, né comune né militare. L’eventuale questione potrebbe al massimo rilevare sul piano disciplinare.
Nessuna norma di legge vieta esplicitamente a un militare in servizio di ricoprire incarichi in un partito politico. Sebbene il Consiglio di Stato nel 2017 abbia espresso un orientamento restrittivo, altre sentenze della giustizia amministrativa (come quelle dei TAR Umbria e Piemonte) hanno sostenuto interpretazioni differenti. In ogni caso, l’assenza di una norma incriminatrice esclude qualsiasi profilo penale.
La difesa si dice pertanto fiduciosa che gli accertamenti si concludano a breve con un’archiviazione.
Sulla vicenda è intervenuto anche lo stesso Roberto Vannacci con un post su Facebook intitolato “Mamma li russi”. Nel messaggio, il generale attacca l’attenzione mediatica riservata alla vicenda, polemizzando sui presunti doppi pesi dell’informazione: secondo Vannacci, mentre si evoca costantemente l’ombra delle ingerenze russe sulle elezioni italiane, si ignorano le influenze esercitate da testate internazionali come il Financial Times e dai centri della finanza globale.


