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Senza il PD nessun governo è possibile a meno di un’alleanza tra il M5S e la Lega: due partiti populisti, sovranisti ed euroscettici che tutti gli osservatori politici, l’Europa ed i mercati vedono come il male peggiore per l’Italia e lo stesso Berlusconi e la Meloni temono. A quindici giorni dalle elezioni i partiti, vincitori e vinti, restano ancora inchiodati sulle loro posizioni. Di Maio e Salvini pretendono di formare il governo, l’uno in quanto leader del partito di maggioranza relativa, l’altro perché leader della coalizione che ha preso più voti. Se gli altri non vengono a più miti consigli hanno i numeri per una nuova legge elettorale, con premio di maggioranza, e tornare al voto nei prossimi sei mesi. Per ora pretendono le presidenze delle Camere, una per uno. Di Maio sostiene che gli altri partiti debbono andare da lui e si meraviglia che, finora, nessuno si sia fatto vedere. Salvini ritiene che gli italiano lo abbiano votato Premier e già si comporta come tale zittendo, ogni volta che può, il malconcio Berlusconi. Nessuno dei due mette avanza una proposta invitando il PD ad un confronto e ad un eventuale accordo di programma, con partecipazione diretta, appoggio esterno, composizione dell’esecutivo. Ambedue continuano ad avere un atteggiamento fortemente critico e perfino ancora offensivo nei confronti del PD e questo complica le cose, al di là di ogni sollecitazione di Mattarella alla responsabilità. Situazioni analoghe in Italia ce ne sono state anche in passato, ed in occasione dei quarant’anni del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro, è stato ricordato il Governo di Andreotti che ebbe l’appoggio, per la prima volta nella storia d’Italia, del PCI di Berlinguer. Ma quelli di allora erano altri personaggi che avevano un forte senso dello Stato, per nulla paragonabili a quelli di oggi. Il Pd, nel quale Renzi e il suo cerchio magico controllano la maggioranza dei membri degli organi del partito e dei gruppi parlamentari, ha scelto di stare all’opposizione a curarsi le ferite e a tentare di riorganizzarsi anche con un provvisorio nuovo segretario ed un nuovo gruppo dirigente. Il compito di Mattarella si fa ogni giorno più difficile e una previsione sul come se ne possa uscire noi è semplice. Si confida sullo stallone Italia e ci si augura di non avvicinarsi troppo al burrone. Le possibili soluzioni (mettendo a raffronto i numeri) non sembrano agevoli. Un governo di centro destra, con Salvini presidente, non avrebbe l’appoggio del PD né del M5S e lo stesso Berlusconi non ne sarebbe entusiasta; di difficile accettazione risulterebbe anche se fosse guidato da un esponente più moderato come Maroni o Tajani. Un governo M5S /PD, a guida Di Maio, non appare possibile dopo una violenta campagna elettorale e dopo l’umiliazione inflitta a Bersani in diretta streaming nel 2013. Un governo M5S/Lega sarebbe inviso a tutti, compresi Berlusconi e Meloni, e sarebbe possibile solo per far approvare (magari con alla Presidenza un giurista d’area) una nuova legge elettorale per tornare subito alle urna, cosa che temono sia Berlusconi che il PD. Resterebbe un governo di larghe intese, guidato da un tecnico con un accordo su poche cose condivise. Un governo di scopo, o del Presidente non sembrano, al momento, possibili. Comunque una cosa è certa: non si può ancora lasciare il M5S all’opposizione e il PD non può assumersi la responsabilità di buttare Di Maio nelle braccia di Salvini: deve tornare a più miti consigli e favorire un’intesa fra i due partiti. Ma è anche auspicabile che Di Maio, che ha dato una sterzata vigorosa all’impostazione Grillo Casaleggio, prosegua sulla strada di una “costituzionalizzazione” del partito in modo da essere accettato dai mercati e dai vertici europei. Non si può superare il 3% del deficit/Pil previsto dal trattato di Maastricht, nell’interesse stesso dell’Italia, e si deve diminuire – come da impegni presi- il debito pubblico arrivato alla cifra record di 2.278 miliardi. Non si governa contro l’Europa né si può abbandonare l’euro. Il M5S deve, inoltre, affrancarsi dalla Casaleggio associati e formare organismi elettivi e, infine, deve ridurre la portata di promesse irrealizzabili come l’abolizione, sic et simpliciter, della legge Fornero ed un generalizzato reddito di cittadinanza (altro che reddito di nascita vaneggiato da Grillo) Quanto a Salvini, la sua Lega è lontana mille miglia dall’Europa e porterebbe l’Italia allo scasso. Ci si augura che il buon Mattarella – che nessuno invidia- trovi la quadra, che il PD riveda la sua strategia e che Renzi gliela faciliti, continuando a giocare a tennis!

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud

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