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Public Utilities, l’analisi della UIL

 

Il valore economico del sistema delle Public Utilities sull’area interna delle province di Avellino e Benevento potrebbe essere il vero fattore da cui partono gli “interessi” che stanno agitando, e non poco,  il confronto intorno ai sistemi e gli assetti della gestione che si vorrebbero definire. Se si prendessero in considerazione solo i settori o i comparti  su cui si stanno  sviluppando teorie e tesi diversamente azzardate, quali : Servizio idrico Integrato,  Rifiuti, Depurazione  e Trasporto Pubblico Locale” si potrebbe facilmente scoprire come il valore economico delle produzioni delle società che esercitano attualmente con risultati oggetto delle più svariate valutazioni, è di circa 200 milioni di Euro.  Uno dei fattori comuni e sensibili  è sicuramente  la “Tariffa” che in alcuni casi ha preso il posto della “Tassa” e ciò ufficialmente per puntare ad una gestione efficiente ed efficace, da cui far derivare una consolidata Economia della gestione , tale da contenere costi, troppo spesso fuori controllo. La Tariffa quindi, stabilisce una diretta relazione tra servizio e costi  e dovendone perseguire   la copertura integrale,- anche considerando la quota  di contributi pubblici per i servizi in cui è prevista una spesa nei bilanci degli Enti Locali- appare evidente come le scelte, i modelli di controllo e gli assetti  di gestione, incidono direttamente  nella qualità e nell’economia delle famiglie e delle comunità a cui si riferiscono.

 Il Trasporto Pubblico  Locale  sempre più inteso come una area vasta che interessa le due Province dove permane un attrattiva  per un’ azienda Pubblica AIR ( candidata ad assorbire tutte le produzioni pubbliche territoriali)  in costanza di altre due realtà pubbliche EAV Bus e AMTU – entrambe fallite-, con circa  altre 30 aziende private concessionarie di servizi pubblici remunerati attraverso contratti di servizio, segnano la frammentazione dell’offerta con relative diseconomie che non riguardano il modello ma la qualità della gestione dei circa 31 Milioni di Euro.

Esemplare  è la questione  “Depurazione” iscrivibile ad Avellino alla crisi CGS  in cui sono in ballo circa 4 Milioni di Euro di produzione che immessi nel circuito narcotizzato di ASI determinano perdite insostenibili, ma che non possono essere registrate a distanza con l’equazione strumentale degli esuberi di personale, per garantire “carta bianca”  all’imprenditore di turno  carnefice e  salvatore senza responsabilità ne prima ne dopo, esattamente come gli amministratori che la politica ha regalato negli anni.

Il sistema dei rifiuti  regolato da una legge regionale di riforma  individua ATO di estensioni provinciali e vede in Irpinia una dimensione industriale dell’azienda pubblica Irpiniambiente che è riuscita a salvaguardare la realtà locale anche grazie alla scelta di gestione pubblica di un servizio molto delicato e su cui la Campania ha pagato e paga gravi conseguenze  economiche e sociali. Il valore economico della produzione di Irpiniambiente è di circa 50 Milioni di Euro che se valutati insieme al valore del servizio in provincia di Benevento con ASIA -anch’essa pubblica- per circa 16 Milioni di Euro, quello del resto del sistema territoriale con la società provinciale SAMTE di circa 8 Milioni Euro  si arriva a circa 80 Milioni di Euro.

Il sistema Idrico, infine ma non ultimo,  è quello che per legge Regionale è stato definito su un Ambito Territoriale individuato unico nelle due Province, che va regolamentato entro giugno, anche  “per evitare” le gare, sfruttando la norma transitoria che offre la possibilità ad un unico soggetto, con determinate caratteristiche di copertura territoriale,  di poter continuare negli affidamenti in essere fino alla scadenza naturale di uno dei soggetti costituenti la nuova società di gestione. Il percorso in atto tra Alto Calore e Gesesa coprirebbe più dell’80% del servizio interprovinciale con un valore complessivo della produzione di circa 55 Milioni Euro.

Guardando alla caratteristica, alla qualità delle diverse esperienze territoriali  ed al valore degli interessi economici e sociali in atto, appare evidente come il modello non può essere quindi legato al sillogismo strumentale Pubblico è inefficiente, mentre  Privato è funzionale, sarebbe una strumentalità facilmente smentita da molti casi di assetti gestionali che di privato hanno solo la struttura societaria, mentre vivono solo di contribuzione pubblica senza la quale non vengono assicurati servizi e retribuzioni ( qui i casi di fallimenti per esempio, nel Trasporto Locale sono vari); come del resto va detto che molti sono i casi di società pubbliche  fallite o che  stanno fallendo, figlie di un’approssimazione gestionale e dell’inadattabilità delle funzioni politiche a quelle gestionali, e anche qui non può bastare un’altra strumentalità secondo la quale in questi particolari servizi,  privato significa infiltrazioni della criminalità organizzata e pubblico garanzia di legalità, e quindi  è ineludibile una  gestione pubblica anche se scriteriata e  dissennata dei servizi con grave danno per i bilanci degli enti locali e delle comunità locali. 

Il modello da costruire deve, per questo,  superare gli steccati ideologici puntando al recupero della responsabilizzazione della cosa pubblica, coscienti che la questione della garanzia dei livelli di servizio, di tariffe sostenibili e della maggiore competitività delle utilities locali si traduce in una opportunità di crescita dell’attrattività del sistema locale, che deve determinare la giusta ed equilibrata connessione tra:  regime proprietario e gestione delle public utilities, in un’ottica di "buona gestione" dell’economia pubblica, tenuto conto che il partner privato chiede di partecipare con l’ acquisizione di quote di una società già concessionaria, e non di partecipare a una gara per l’ affidamento della concessione.

Il modello delle aziende multiutility locali così inteso,  può costituire un punto di approdo interessante sia per la creazione di valore delle aziende stesse, che per i benefici  per il cliente finale in termini di economicità, efficienza  e qualità dei servizi. In tal senso sul  territorio  si deve puntare a medio termine ad  una società di capitali  che,  operando  per accorpamenti e integrazioni successive mediante Società Utility per settori,  recuperi gradualmente  gli attori pubblici e privati capaci di stare su e nel mercato, con un progetto ambizioso che metta insieme il territorio e in esso tutte le sue energie anche quelle tenute ad arte fuori dalla discussione quali: luce, e  gas, insieme ad acqua, rifiuti per finire anche ai trasporti in ottica di “ mettere a sistema ” tutto senza lasciare ai privati gli utili ed al pubblico le perdite.

 

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